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domenica 31 dicembre 2006
La scuola dei somari
Adesso si capisce perché i ministri della Pubblica Istruzione, di centro-destra o centro-sinistra che siano, si dànno da fare per riformare la Scuola. L’urgenza c’è e devono fare in fretta per rimettere in marcia il carrozzone “in panne” delle nostre istituzioni scolastiche. Un segnale assai eloquente arriva dall’America, da dove certe tendenze si trasferiscono poi puntualmente in casa nostra. Negli Usa si sta imponendo l’addio alla scuola pubblica e si preferisce studiare in casa, dove è tornato il vecchio glorioso precettore. Un tempo era così pure per noi e non mancano esempi illustri, da Parini in casa Imbonati a Giacomo Leopardi, allievo di don Sebastiano Sanchini. In America sono preoccupate le autorità scolastiche, che temono una ulteriore espansione del fenomeno. Tanto più che, a rifiutare il sistema tradizionale, sono soprattutto gli ex “figli dei fiori”. Insomma, le premesse ci sono tutte perché anche la scuola pubblica italiana recuperi velocemente credibilità e prestigio. Ma da dove si comincia? Non occorre essere esperti della materia per capire che, forse, il primo problema è quello del corpo insegnante. Da selezionare meglio e da motivare, con un trattamento economico più dignitoso e incentivi che funzionino. Per attirare i migliori. Insomma, una inversione di tendenza: il mondo della scuola non più ripiego o rifugio di chi non trova niente di meglio. Da dove i migliori scappano o restano confinati in un angolo, senza stimoli e motivazioni professionali. Discorso non facile, ma necessario. Altrimenti, prepariamoci anche noi al ritorno del vecchio caro precettore. E addio scuola dei somari.
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