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Notizie Italiane

lunedì 30 aprile 2007

Un libro racconta gli sprechi «top secret»

“Mestieraccio” senza più mordente e giornalismo d’inchiesta che ormai non c’è più. Cancellato dallo zelo quotidiano di gazzette e gazzettieri verso Lorsignori. Ma ecco in arrivo nelle librerie (anche se una rondine non…porta la primavera), una novità da non perdere. Un libro-inchiesta, appunto, che accende i riflettori sui costi e sui molti privilegi della politica (La Casta –Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella- Rizzoli). A cominciare da quelli del Quirinale. Dove curiosità e sorprese non mancano. Intanto, l’informazione sui costi. Che è, diciamo, scarsa. Del bilancio del Quirinale, a lungo “top secret”, è stato l’attuale illustre inquilino, all’inizio di quest’anno, a far conoscere qualche cifra. Molto di più fa la Regina d’Inghilterra, per tenere informati i sudditi sulle spese dei regnanti. Rende tutto pubblico. Anche su Internet. Altre le abitudini del Quirinale, che notifica al Parlamento la cifra che urge. Senza spiegare come e quando viene spesa. Il bilancio del Palazzo, che ospita la prima carica dello Stato, è riservato. Né qualcuno ne ha mai spiegato le intime ragioni.
Ma ecco che il libro di Rizzo e Stella qualche cifra ce la fa conoscere. In dieci anni (1997-2007), le spese del Colle hanno fatto un salto del 61,1%. Lievitate in vent’anni del 205,2%. Persone addette? Ad oggi sono 2.158. Il doppio della corte inglese e dell’Eliseo. Ma un dato confortante c’è: l’unica cifra che non si è mossa, in questi dieci anni, è la busta paga del Presidente. Rimasta invariata. Mentre tutto il Palazzo si è gonfiato. Fino ad ammalarsi di elefantiasi.
Come spiega questo libro unico e raro. Che arriva nel momento giusto. Per ricordarci che il taglio ai costi della politica dovrebbe forse partire da qui…Dal torrino con bandiera più alto di Roma.

sabato 28 aprile 2007

Abruzzo-Bruxelles e «sprechi» del Palazzo

Il pendolarismo dei parlamentari europei fra la sede di Bruxelles e quella di Strasburgo? Contestato da tempo. Come simbolo degli sprechi di danaro pubblico dell’Unione Europea. Fra l’altro, l’inquinamento ipotizzato, per raggiungere le due città, sarebbe pari a quello di 13.000 voli Londra-New York. Nessuno, fino ad ora, ha valutato quanto costi ai contribuenti l’andirivieni dei consiglieri regionali, assessori e burocrati (annessi) fra la doppia sede di L’Aquila e Pescara della Regione Abruzzo. Né, ovviamente, è stato mai calcolato il volume d’inquinamento prodotto.
Se l’Europarlamento è nel mirino (dei Verdi in particolare), in Abruzzo la duplice “residenza istituzionale” della Regione è cosa fatta. Nessuno si prende il fastidio di calcolarne i “costi”. Sia economici che ambientali. Né conviene riaprire la vecchia spinosa questione fra L’Aquila e Pescara. Chiusa salomonicamente. In tempi di “vacche grasse”. Rischioso rifare i conti, proprio ora che le finanze pubbliche stringono la cinghia. Subito ripartirebbe la guerra dei campanili. Che, nelle regioni “sanguigne”, cova sempre sotto la cenere.
In Abruzzo sono due i capoluoghi di regione? Una università (e, forse, di più) in ogni provincia? Cosa fatta…Nessuno tocchi il “pendolarismo” L’Aquila-Pescara degli “onorevoli”. Che, nella città di d’Annunzio, disporranno presto d’un “Palazzo” più attrezzato e moderno. Che si svilupperà su tre torri alte 48 metri, con sedici piani e un totale di 20.000 mq. Costo globale 50 milioni di euro, salvo imprevisti. Per non fare torto a nessuno. In “nome dell’equilibrismo di antica scuola”. Come la Cgil Abruzzo insinua. Con un po’ di malizia.

martedì 24 aprile 2007

«Scappatelle» d'amore sempre più a rischio

Vita sempre più dura per chi tradisce in amore. Un campo dove si stanno facendo strada la specializzazione e la professionalità. Ci sono ormai agenzie investigative, attrezzate di tutto punto, che promettono risultati sicuri. Senza scampo per il fedifrago/a. Intanto, le statistiche. Sono più le donne che gli uomini ad affidarsi agli investigatori di professione. Per scoprire possibili scappatelle extraconiugali del maritino o del compagno. I risultati, quasi sempre, sono a colpo sicuro. Grazie anche al livello di organizzazione ed efficienza raggiunto dalle agenzie. Però, la “qualità” si paga. Anche per gli affari di cuore. Ma quando il sospetto c’è e il tarlo del dubbio rode, pochi si preoccupano dei costi. Importante è il risultato. C’è chi ha fiutato l’affare, trasformando il tutto in un business. Come in Inghilterra. Dove alcune banche sono pronte a finanziare chi intende affidarsi ad un’agenzia investigativa per risolvere “dubbi coniugali”. Con la sola riserva di gestire finanziariamente tutta l’operazione. Che spesso è a molti zeri. Diverse mogli hanno già praticato questa strada. Con successo. Senza anticipare un solo euro, si sono liberate del dubbio (e del fedigrafo), incassando il congruo risarcimento. Davvero elevato, ormai, il livello degl’investigatori. Tanto da risolvere il 70% dei casi e sviluppando un giro d’affari importante. Fra non molto, non ci saranno più spazi tranquilli per gli amanti delle “scappatelle”. Sempre che non vogliano mettere in atto una urgente contro-misura. Che, per ora, nessuno vede.

lunedì 23 aprile 2007

Un nuovo partito, quello del «Vespasiano»

Sempre più complicato in città soddisfare le esigenze primarie. Benvenga l’idea di un assessore che vuole mettere mano a un problema non da poco. Alzi la mano chi, passeggiando per strade e quartieri, non ha mai avuto difficoltà a “fare pipì”. In fretta e bene. Le città, piccole e grandi, hanno dimenticato i “vespasiani”. Come si chiamavano quando (sembra un secolo) si trovavano quasi sempre. Parliamoci chiaro, oggi la situazione è diventata imbarazzante. Preoccupante, anzi. Visto che neppure se ne parla. Non c’è sindaco che si ponga il problema. Anche nei programmi elettorali più completi e ambiziosi. Eppure, oltre ad esigenze primarie, qui si mortifica un capitolo della storia più antica. Che risale nientemeno a Cesare Vespasiano Augusto. L’Imperatore romano che ereditò uno stato allo sbando e lo lasciò ricostruito nel morale, nelle finanze e nelle capacità militari. Sappiamo anche come: con “la tassa sulla pipì”. Altro che Padoa-Schioppa, che i “vespasiani” (a noi tramandati, appunto, con il nome dell’Imperatore), li ignora del tutto. Vedi Finanziaria.
Parte proprio da qui la “crociata” ideata dall’assessore. Che, era da prevederlo, ha subito raccolto incoraggiamenti e consensi. A breve, potrebbe nascere (non è assurdo pensarlo) il “partito del vespasiano”. Una cosa seria, se si considera come oggi stanno le cose nelle città. A Milano come a Roma. A Teramo come a Canicattì. In centro o in periferia. Provate un po’, in caso di necessità, a cercare un gabinetto pubblico. Introvabile. O, se c’è, meglio lasciar perdere. Persino nelle località ad alta densità turistica la musica è quella.
Bisogna essere fortunati, per scoprire, in tempi utili, il “sito liberatore”. Quasi sempre confinato in uno scantinato buio, schifoso e maleodorante. Giusta e opportuna, dunque, l’iniziativa dell’assessore. Che annuncia così il piano del riscatto:”Via gli obbrobri dalle città. Sostituiti con qualcosa di diverso e di bello. Soprattutto: dove servono e, democraticamente, per tutti”. Previsti, infatti, “vespasiani d’autore”. Progettati dai migliori designer disponibili su piazza.
Dopo tante indecenze e privazioni, le cose finalmente girano al meglio. Per le vie delle città, vedremo presto (a portata…di pipì) wc pubblici griffati e, anche, tecnologicamente avanzati. Per eliminare le code nei localacci che conosciamo. E per risollevare lo spirito. Finalmente!
N.B. Non stiamo scherzando: l’iniziativa parte da Milano. L’idea è dell’assessore al Turismo, che così vuole incrementare gli affari della città. Cercasi chi voglia imitarlo. Ritorni elettorali garantiti.

venerdì 20 aprile 2007

Amore & cultura

Il “reality show” sprofonda? Il concorso per aspiranti veline batte la fiacca? La grande passione per il calcio una delusione? Forse si cambia. Fra le nuove leve cresce il numero di chi gira pagina. Per cercare altri modelli esistenziali. A cominciare dal corteggiamento e dalla ricerca dell’anima gemella. Cose importanti per i giovani. Ma non solo.
Fra gl’innamorati, tramonto delle vecchie abitudini. Una cenetta al ristorante “in”? Serata al cinema per l’ultima novità? Ballo nel locale più gettonato? Roba vecchia. Adesso si punta all’appuntamento intelligente. Ricordate? Il massimo della complicità era il collaudatissimo “tête-à-tête” presso il ristorante raccomandato. Mentre il corteggiamento attingeva al vecchio e infallibile repertorio romantico. Ora si cambia. Complice addirittura la cultura.
Ed ecco il nuovo “breviario” del successo in amore. Vuoi conquistarla a colpo sicuro? Chiedi aiuto alla poesia, alla lettura, alle conferenze, alle mostre d’arte. Persino ai dibattiti impegnativi. Questo il nuovo “trend” che si sta facendo strada nei cuori di molti innamorati. E funziona, stando ai riscontri. Pare che il fenomeno, partito dall’Inghilterra, stia conquistando le nuove generazioni di amanti a New York, Boston, Washington.
Ma anche da noi, in Italia, si avvertono i primi segnali. Di pari passo con il declino di certe tendenze. Insomma, è la rivincita della “cultura”. Fino a poco tempo fa sinonimo di noia per vecchi parrucconi. Ora, nelle grandi città come nelle piccole, le serate intellettuali si moltiplicano e anche le presenze dei giovani. Attratti da incontri stimolanti. Che accarezzano la mente. E non è tutto più sensuale?

giovedì 19 aprile 2007

«Costi della politica?». Il rimedio in una pillola

Finalmente, è passato il “blocco” degli aumenti per consiglieri e assessori regionali. Sconticino, a nostro beneficio, del 10%. Sia pure “a tempo determinato”. Ma, prima o poi, sarà come non detto. In…Quarta o con il freno tirato, non è facile – ammettiamolo- uscire dal ginepraio dei cosiddetti “costi della politica”. Neppure per un duro stratega come Ottaviano Del Turco. Che promette spesso e volentieri. Altro discorso se, poi, non mantiene. Ma non è colpa sua. Le vie della politica, come quelle del Signore, sono tuttavia infinite.
Ecco un suggerimento che, con tutta modestia, vorremmo dare al capo della Regione. Per i costi salatissimi di Lorsignori, potrebbe esserci un rimedio. E’ nuovo e ad effetto garantito. Fra l’altro, arriva dalla stessa parte politica del presidente e dei suoi prodi. Per metterlo in pratica, basta rivolgersi a Luigi Nicolais, ministro della Pubblica amministrazione. Un “addetto ai lavori”. Che è anche fra i 63 ricercatori italiani più citati nel mondo e autore di oltre venti brevetti.
Uno di questi, potrebbe fare il “miracolo”. Che, da solo, il governo di Ottaviano Del Turco non riuscirebbe mai a compiere. In sostanza, Nicolais ha inventato una pillola, semplice e straordinaria. Una volta mandata giù, “si gonfia e riempie lo stomaco in modo tale da far passare la fame”. Il formidabile rimedio “tagliafame”, si chiama “idrogel” e promette risultati strepitosi. Per fermare i morsi della fame, le abbuffate e le maratone luculliane.
Un’ottima invenzione per obesi e insaziabili della tavola. Da applicare per sgonfiare, oltre allo stomaco di chi mangia troppo, anche – perché no?- i “costi della politica”. Per ridurre gli appetiti che si scatenano in Aula. Fra una legge e l’altra. Fra un dibattito dell’Emiciclo e uno spuntino. Fra un incontro con gli elettori e un pranzo elettorale. Aurea soluzione. Ora applicabile agli “appettiti” di Lorsignori. Con la “pillola idrogel”. Scoperta (e garantita) dal ministro Nicolais.

mercoledì 18 aprile 2007

Il capufficio vi stressa? Cuba vi attende

La moglie vi stressa? Il capufficio vi pressa? La suocera vi complica la vita? Il rimedio c’è. Basta non perdere la calma. Ai soliti rimedi, si aggiunge adesso la “vacanza per motivi di salute”. A Cuba. Dove la musica e altre belle attrattive non mancano mai. Né vuole essere una battuta per far dispetto al prof. Pietro Ichino, che sul “Corriere della Sera” va conducendo una forte campagna giornalistica contro i cosiddetti “nullafacenti” della pubblica amministrazione.
Si tratta, invece, d’un principio ribadito in un recente innovativo provvedimento del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Teramo. Protagonista un personaggio assai noto a Martinsicuro (Te), ex comandante dei Vigili Urbani, al centro per lungo tempo di varie e complesse “vicissitudini giudiziarie”. Tutto finito nel nulla, per fortuna. Acqua passata.
Gli effetti di angosce e tensioni patite nei lunghi anni di conflittualità, però, si facevano sentire. Ma ecco il rimedio:  contro la "debilitazione psicofisica", una distensiva vacanza a Cuba.  Che va sempre bene. Con tanto di certificato medico. Ma qualcuno subito pensa che, forse, è la volta buona per incastrare l’ex comandante. Nuova denuncia per il dipendente pubblico, in vacanza "per salute". E via al processo, con l'imputazione di presunta truffa alle casse dell'ente. Ma l'esito è favorevole. Anche questa volta. Con l’aggiunta di un principio giuridico che vale per tutti.
Ricordate la vecchia raccomandazione di Ernesto Calindri? "Contro il logorio della vita moderna"…Ora, per il "travet" giù di tono, c’è un aggiornamento da fare. Oltre che sul mitico Cynar, può contare pure sul sollievo d’una allegra vacanza cubana. Quando serve.

lunedì 16 aprile 2007

Il bullo «terrorista» per amore

Adesso abbiamo anche il terrorista per amore. Anzi, terrorista e rivoluzionario per far colpo sulle ragazze. Non si sa quante ammiratrici sia riuscito a collezionare, ma a tenere sotto scacco per un anno le forze dell’ordine ci è riuscito in pieno. Protagonista dell’incredibile impresa un giovane diciassettenne di Nuoro, che ha ideato e realizzato il suo “piano” con perfetta strategia “eversiva”. A cominciare dal nome: Ernesto, come Che Guevara, il suo mito ispiratore. Mentre bombe e attentati li rivendicava usando una sigla in "chiave brigatista". Tanto che le autorità della città sarda avevano sospettato che, dietro certe imprese e atti intimidatori, potesse esserci una pericolosa organizzazione terroristica. Collegata magari ai Nuclei Proletari per il Comunismo o alle Brigate Rosse. Lunghe e laboriose le indagini con pedinamenti e intercettazioni. Prima di arrivare alla conclusione. Davvero sorprendente e clamorosa. Chi poteva essere il regista o il “grande vecchio” che, per un anno intero, aveva mobilitato le forze dell’ordine? Chi c’era dietro quelle ripetute azioni criminose, rivendicate con proclami e volantini in perfetto stile rivoluzionario? Gli uomini della Digos non riuscivano a crederci. Niente Nuclei Proletari e, neppure per sogno, Brigate Rosse. Prove e indizi pazientemente raccolti li spingevano in tutt’altra direzione. Li portavano a bussare alla porta di un ragazzo appena diciassettenne. Che ammetteva, senza scomporsi: “Sì, sono l’autore e il regista. Ho inventato tutto. Ma l’ho fatto per far colpo sulle ragazze mie compagne di scuola”. Insomma, il bullismo continua a stupire. E ora viene anche “esportato” dalle aule scolastiche. In versione “rivoluzionaria”.

venerdì 13 aprile 2007

Woodcock, nuovo «eroe alla ribalta»

Da magistrato dei vip a “magistrato vip”. Succede anche questo. E’ già capitato a Antonio Di Pietro, l’antesignano, il pioniere della “celebrità” conquistata sul campo. Fra codici e manette. Adesso, tocca a Henry Woodcock, magistrato nato in Inghilterra, ma italianissimo eroe della “giustizia reality”. Personaggio che ogni città vorrebbe avere. Per fare le fortune del turismo locale. Come Potenza, appunto. Dove le “presenze” sono salite alle stelle. Grazie al giudice che, con gran “fracasso massmediatico”, ha calamitato da quelle parti celebrità e televisioni.
Dura la “professione di giudicare”. Soprattutto quando, a forza di frequentare vip per scopi di giustizia, si finisce per diventarlo. Come sta succedendo a Woodcock. Sempre più al centro dell’attenzione e della ribalta. Con televisioni e rotocalchi scatenati a frugare nella sua vita privata e non.
C’è chi è andato persino dal macellaio di fiducia, per scoprire che bistecca degusta. O dal droghiere, per far luce sul tipo di formaggio preferito. Un altro settimanale, informatissimo, racconta le preferenze a pranzo e a cena, nell'abbigliamento e per le vacanze. Il tutto in una sequenza interminabile di foto e immagini, che ritraggono il giudice in tutte le pose e nelle diverse stagioni. Nell’intimità e nella vita pubblica.
Insomma, come si fa con un divo. Al quale le ragazzine muoiono dalla voglia di chiedere l’autografo.

giovedì 12 aprile 2007

«Ressa» (e prebende) al capezzale del territorio

Dopo i Comuni, lo Stato. Poi, arrivarono le Province. Dopo, la Regione. Intanto, nascevano Consorzi, Comunità e Circoscrizioni. Né si fermava la moltiplicazione di enti e comitati, dei quali sarebbe troppo lungo l’elenco. Mirabile testimonianza, fra l’altro, di quanto sappia essere creativa la fantasia italica. Preso dal “raptus” della moltiplicazione di gettoni e prebende, qualcuno ha pensato anche alla “Città Metropolitana”. Che mancava. Ma, vedrete, altre novità potranno ancora esserci.
Un numero imprecisato di presidenti e vice, direttori e ancora vice, assessori, consiglieri, commissari e via gettonando. Per un unico e solo destinatario: il territorio. A spese del solito Pantalone.
In attesa, adesso, di vedere che tipo di fuoco o fuocherello si riuscirà ad accendere con il disboscamento promesso da Ottaviano Del Turco, presidente della Regione Abruzzo. Alle prese con i tagli degli “enti mangiasoldi”. Ammesso che riesca a riemergere dalla fitta boscaglia.

sabato 7 aprile 2007

I nostri onorevoli e «l'arte di saper bere»

Chi lo ha detto che i nostri politici non fanno nulla per migliorare il loro livello culturale? Bisogna sapere che, al Senato della Repubblica, è stato introdotto di recente un corso da sommelier riservato ai parlamentari. Le lezioni seguite con attenzione e, per non interferire con il lavoro in aula, vengono svolte fra una votazione e l’altra. Treu, ex ministro prodiano, è uno degl’iscritti. Insieme ad altri di ogni schieramento politico. A tavola, com’è noto, i colori scompaiono o si attenuano. Frequenta la scuola per esperti bevitori anche la sen. Ceccacci, ex attrice di Tinto Brass e beniamina del Cavaliere a Forza Italia. C’è poi la senatrice Verde, De Petris, che si è sempre battuta per un vino ecologico e non adulterato.
Insomma, l’elenco degli apprendisti sommelier comprende almeno quaranta parlamentari. Per un ciclo di lezioni, assicurano, impegnativo. I candidati apprendono l’arte del bere bene e, naturalmente, il rapporto cibo-vino. Né si dica che, questa, non è cultura importante per i nostri onorevoli. Che se sapranno come bere giusto, coltiveranno anche meglio il rapporto con se stessi. Soprattutto, con noi elettori. Essenziale è che non imparino l’arte di come…darcela a bere. Magari per le leggi che non fanno. Fra un bicchiere e l’altro.

venerdì 6 aprile 2007

Scuola: la colpa di non essere un «bullo»

Avete letto o sentita l’ultima? Era educato, bravo, primo della classe. Questa la sua colpa e lo prendevano in giro. Fuori dalla “normalità” di oggi. Perciò i suoi compagni non lo lasciavano in pace. Per questo il sedicenne di Torino ha deciso di dire basta. Suicidandosi. Uno studente ”anormale”. Un “non-bullo” che si è arreso, purtroppo, alla “normalità” dei nostri giorni pazzi. Può sembrare paradossale. Ma certe cronache arrivano a confermarci, puntualmente, l’amara realtà. Dopo le pupe, via (sempre più) libera ai bulli.
Da qualche parte urge cominciare. Il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, annuncia la riforma degli atenei. Parola magica, spesso gettonata, per lasciare le cose come stavano, peggiorandole. Si vuole dire basta a baroni e cattedre ricevute per divina eredità. Sono circa 62.000 i docenti universitari e circa 88.000 quelli precari. Ma le cose, anche negli atenei italiani, vanno male. Come sappiamo. Si vuole ripartire dalle assunzioni, moralizzando e restituendo spazio al merito, alla ricerca e alla cultura. Via le lobby e i “baroni”, vada in cattedra chi vuole insegnare seriamente. Con amore e professionalità, dedicandosi alle lezioni e agli studenti. Senza fare altro.
L’unica strada possibile, del resto, per rinnovare l’università. Per restituire fiducia a chi davvero vuole studiare. Ma anche alle famiglie e alla società, che molto si aspettano da un mondo accademico svecchiato e moderno. Sembra facile e possibile. Eppure, improbabile. Con le lobby e i baroni che ci sono in giro. Pronti ad armarsi e ad aprire il fuoco. Protetti sotto l’usbergo delle solite mafie.
Comunque, auguri ministro.

giovedì 5 aprile 2007

Paparazzi: un innocente in manette

Vallettopoli” ha un po’ offuscato (o esaltato?) la memoria dei “paparazzi” di ieri. Celebrati con simpatia persino da Fellini nella “Dolce vita”. Lontanissimi dal pantano dei giorni nostri, erano romantici personaggi della notte. Anzi, facevano parte del paesaggio. Inesistente senza “paparazzi”. Mitici eroi dell’obiettivo. Sempre a caccia di celebrità, che facevano “notizia” o “scoop”. Però, niente ricatti e guadagni illeciti. Sconosciuta la droga. Solo qualche divo, ogni tanto, che alzava un po' troppo il gomito.
Ricordo un’incantevole Anita Ekberg, mentre una notte in città tentava di scalare il muro di cinta del suo albergo. Un’impresa improbabile, considerato il tasso alcolico della diva. Beppe Monti, il più bravo “paparazzo” di quei giorni, fotografò da tutti i lati l’attrice ubriaca. Foto mai pubblicate. Per autocensura. Come si faceva allora. Senza tentare di vendere a qualcuno quelle immagini imbarazzanti della grande star. Allora all’apice della carriera.
Andò diversamente per il “delitto di via Getulio”, a Teramo. Le prime indagini sul feroce assassinio di una giovane mondana, portarono all’arresto di un abituale frequentatore. Persona stimata e di ottima famiglia, con il “vizietto” per le donne. Finì in carcere. Anche se completamente estraneo al grave fatto. Ricordo la sua foto pubblicata sui giornali. In manette. Errori anche allora. Ma dietro certi “eccessi” c’erano quasi sempre esigenze di giustizia, d’informazione o ricerca della verità. Mai affari sporchi di ricatti o danaro. La televisione non esisteva (le “vallette” erano di altro tipo). Ma le foto, più di oggi, ritenute indispensabili per quotidiani e rotocalchi. Il lavoro del fotoreporter determinante, per vendite e tirature dei giornali. Come per la bravura e il prestigio di ogni cronista. Eppure, il “mestieraccio”, a parte qualche scazzottata o testa rotta, aveva un suo stile.Capitava, ogni tanto, di rovinare la reputazione di qualcuno. Sempre per errore. Mai per soldi.

mercoledì 4 aprile 2007

Gem, ultimo «segreto» dei Carabinieri

Presto in città arriveranno i carabinieri a bordo delle Gem. Vetturette elettriche, che non inquinano e possono circolare silenziosamente nelle aree pedonali. Ne sono entrate in servizio già 75, in tutta Italia. Tutto cambia. Davvero sempre più lontani i tempi, quando gli uomini dell’Arma arrivavano in coppia su romantiche biciclette.
Ragazzo, frequentavo la casa di uno zio medico. A Colledara, ameno ed appartato paesino del Gran Sasso, noto per aver dato i natali a Fedele Romani e, oggi, molto meno anonimo di ieri. Anzi, ormai notissimo nei notiziari radiotelevisi dell’Aci sulla transitabilità di strade e autostrade italiane.
Quando mi trovavo a Colledara, dalla caserma della vicina Tossicia vedevo arrivare due carabinieri in bicicletta. Subito noi ragazzi scappavamo per le strade del paese ad avvertire gli abitanti, in dialetto: “Arriv li carbunir…Arrivano i carabinieri…”. E tutti correvano a rintanarsi dentro le case.
Mi sfuggiva il significato di quella fuga generale. Più tardi mi spiegarono che in certi paesi dimenticati, dove allora mancavano persino le strade, lo Stato si faceva vivo…in bicicletta. Quasi sempre per arrestare e, nei casi più fortunati, per tassare. Allora? Meglio darsela a gambe. Avveniva così anche a Colledara. Per atavica precauzione.
C’è da chiedersi quanto sia mutato il rapporto dei cittadini con le forze dell’ordine. Ora che, nel cuore delle città, arrivano a bordo di macchinette super-tecnologiche.

lunedì 2 aprile 2007

Torna la Scuola delle bacchettate sulle mani?

Professoressa, pensa che guadagnerebbe di più facendo la puttana?”. Questa la domanda che un alunno rivolge all’insegnante durante l’intervista con il telefonino. Il filmato finisce su You Tube e Ernesto Galli della Loggia, si domanda: "…che cosa bisogna pensare di un Paese dove in un’aula scolastica è possibile un simile scambio di battute?”. Si pensa ciò che, ormai, pensano tutti. C’è chi comincia a sentire nostalgia della scuola dei colpi di bacchetta sulle mani, dei fagioli sotto le ginocchia e delle sospensioni.
Anzi, da qualche parte l’offensiva contro il “bullismo” è già in atto. Hanno iniziato gl’insegnanti inglesi a usare le maniere forti contro gli alunni violenti e indisciplinati. Come da direttive governative approvate, per bloccare situazioni pericolose per insegnanti e alunni. Le nuove leggi, che prevedono una serie di misure anti-bulli, invocate dagli stessi sindacati dei docenti. Il governo Blair è convinto che gli aggressivi e i violenti appartengono ad una minoranza. Basta “rimetterli in riga”, per normalizzare la situazione nelle scuole del Regno.
Altrettanto faremo dalle nostre parti? Abbiamo visto il risultato prodotto dal “buonismo” di genitori, insegnanti e, perché no?, sindacati e politici. Tutti nel mazzo del permissivismo scolastico e sociale. Come le cronache ammoniscono quotidianamente. Noi siamo convinti che neppure le “maniere forti”, a questo punto, sarebbero la “medicina salvifica”.
Tuttavia alcune regole vanno introdotte (e subito), per contenere e fermare i cosiddetti “ragazzi difficili”. Nelle scuole e fuori. Il farmaco davvero efficace? Quello, del tutto dimenticato, dei vecchi tempi: l’educazione dei figli. Che parte dalla famiglia e continua a scuola. Vale a dire “l’educazione del no”, che comincia da genitori che smettono di dare sempre ragione ai figli. Con papà e mamma pronti a trovare sempre una giustificazione. Assenze, reati, trasgressioni varie.
Tutto si comprende e si perdona. Bocciature incluse. Con relativo ricorso al Tar: in questo caso Tribunale degli Asini che rifiutano di Ripetere. Che con sentenza strappano la promozione non conquistata con il merito e i voti. Evviva!