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mercoledì 30 maggio 2007

Sperperi: «Cominciare con le dimissioni degli amici»

Il governo del presidente Del Turco è mobile. Nel senso che è…Del Tour. Cioè, con assessori e annessi, viaggia molto. Come ha fatto notare una cronista scherzosa. Gira in Italia e all’estero. A spese…(lo sapete di chi). Ma torniamo all’altro tema. Che poi, tirando i totali, si ricollega e si somma a questo delle missioni e delle trasferte “tuttoincluso”.
Vogliamo dire dei cosiddetti “costi della politica”. Un modo improprio di intendere, per coprire sotto una banale nota-spese (salatissima), privilegi e sprechi. Non “costi” dovuti e a pie’ di lista. Ma spese inutili. Semplicemente.
Il presidente Del Turco, dunque, impugna la scure per sfoltire la fitta selva di presidenti e assessori, consiglieri e gettoni elargiti a vario titolo. Una piccola potatura? Sempre meglio di niente, certo. Appena un milione di risparmio all’anno per le tasche di Pantalone. Il promotore dei tre Referendum “abrogazionisti”, l’ex parlamentare Pio Rapagnà, parla di “goccia nell’oceano”. E quantifica: ammonterebbero a 150-200 milioni di euro all’anno, in Abruzzo, i costi per mantenere le circa tremila “reclute” iscritte da Lorsignori nel libro-paga del Palazzo.
Valutazione condivisa dalle opposizioni, che bollano quella di Del Turco come “operazione di facciata”. Per rabbonire gli elettori inferociti. Dello stesso avviso –questo il punto- persino alcuni settori della maggioranza. A partire dagli “amici” del fustigatore Di Pietro. Ciechi e insensibili “di fronte allo sforzo della Giunta”.
Cosa che fa perdere la tramontana al “Giulio Cesare”, formato maxi, dello Sdi. Cioè a Camillo Cesarone, capogruppo del partito di Boselli in consiglio regionale. Che respinge come “divagazioni populiste” quelle di coloro che diffondono scetticismo e incredulità attorno alle eroiche “sforbiciate” del governatore Del Turco. Anzi, per andare al sodo, avanza una proposta davvero seria. Chi “ritiene che l’azione fin qui sviluppata è da considerarsi minima, cominci a dare l’esempio, invitando i propri rappresentanti inseriti nei vari Cda (traduzione: consigli d’amministrazione) a presentare le dimissioni, agevolando in questo il processo già avviato”.
Proposta seria, dicevamo. Da accogliere subito. A partire dai vertici. Visto che, dopo tanta aria fritta, è l’unica strada praticabile. Per iniziare a risalire nella credibilità di noi scettici inguaribili.

martedì 29 maggio 2007

La disinformazione può anche uccidere

L’informazione serve. Specie se non nuoce alla salute. E si occupa di sanità e ospedali, aiutando a fare scelte mirate al momento giusto. Dobbiamo trovare l’ospedale e lo specialista “sicuri”? Non è tanto facile, come sappiamo. Quasi sempre, per carenza di cognizioni. Nel senso che, per chi non è abbastanza informato, le strutture ospedaliere a cui affidarsi sono tutte uguali. Più o meno. Invece, no…
Basta, infatti, scorrere le pagine di “Progetto Mattoni”, un rapporto preparato dagli esperti del Ministero della Sanità. Abbastanza sconosciuto, per ora, ai più. Con linguaggio da “addetti ai lavori”, si tratta di una sorta di “diagnosi” comparata sugli ospedali italiani. Da cui emerge tutto il bello e, purtroppo, il brutto del servizio sanitario nazionale. Quasi una “guida” degli ospedali. Da scegliere per certe cure o da evitare come la peste, causa i rischi troppo alti che si possono correre durante un intervento.
L’importante “rapporto” circola nei congressi e nel mondo sanitario. Ciò vuol dire che non tutti, purtroppo, hanno la possibilità di leggerlo. Né di poter annotare gl’indirizzi cosiddetti “eccellenti”.
Un dato emerge con certezza: non tutte le strutture sanitarie sono uguali. Abissali, come sempre, le differenze fra Nord e Sud. Quasi sempre il meglio della Sanità è nell’Italia più “fortunata”: Lombardia, Piemonte,Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Mentre gli ospedali più “rischiosi” sono in Campania, Sicilia, Lazio, Puglia.
Qualche esempio? Chi è colpito da infarto e si rivolge alla struttura “Lazio 1” affronta un rischio 11,39 volte più alto rispetto a una struttura “eccellente”. Per l’impianto di bypass, il rischio è 15,2 più alto se viene eseguito nell’ospedale “Sicilia 46”.
L’elenco potrebbe continuare. Auguriamoci che lo studio venga diffuso e fatto conoscere a tutti. La “trasparenza”, in questo caso, va a vantaggio della salute dei cittadini, prima di tutto. Poi, di quelle strutture ospedaliere che, registrando indici di mortalità troppo alti, sarebbero costrette a mettersi al passo o a chiudere.
Per arrivare a questo auspicabile risultato, prima della politica, molto può fare l’informazione. Sempre che arrivi anche a noi cittadini ciò che, ora, è riservato solo ai Lorsignori della Sanità.

giovedì 24 maggio 2007

Il governo del presidente Del Turco è mobile. Nel senso che è…Del Tour. Cioè, con assessori e annessi, viaggia molto. Come ha fatto notare una cronista scherzosa. Gira in Italia e all’estero. A spese…(lo sapete di chi). Ma torniamo all’altro tema. Che poi, tirando i totali, si ricollega e si somma a questo delle missioni e delle trasferte “tuttoincluso”.
Vogliamo dire dei cosiddetti “costi della politica”. Un modo improprio di intendere, per coprire sotto una banale nota-spese (salatissima), privilegi e sprechi. Non “costi” dovuti e a pie’ di lista. Ma spese inutili. Semplicemente.
Il presidente Del Turco, dunque, impugna la scure per sfoltire la fitta selva di presidenti e assessori, consiglieri e gettoni elargiti a vario titolo. Una piccola potatura? Sempre meglio di niente, certo. Appena un milione di risparmio all’anno per le tasche di Pantalone. Il promotore dei tre Referendum “abrogazionisti”, l’ex parlamentare Pio Rapagnà, parla di “goccia nell’oceano”. E quantifica: ammonterebbero a 150-200 milioni di euro all’anno, in Abruzzo, i costi per mantenere le circa tremila “reclute” iscritte da Lorsignori nel libro-paga del Palazzo.
Valutazione condivisa dalle opposizioni, che bollano quella di Del Turco come “operazione di facciata”. Per rabbonire gli elettori inferociti. Dello stesso avviso –questo il punto- persino alcuni settori della maggioranza. A partire dagli “amici” del fustigatore Di Pietro. Ciechi e insensibili “di fronte allo sforzo della Giunta”.
Cosa che fa perdere la tramontana al “Giulio Cesare”, formato maxi, dello Sdi. Cioè a Camillo Cesarone, capogruppo del partito di Boselli in consiglio regionale. Che respinge come “divagazioni populiste” quelle di coloro che diffondono scetticismo e incredulità attorno alle eroiche “sforbiciate” del governatore Del Turco. Anzi, per andare al sodo, avanza una proposta davvero seria. Chi “ritiene che l’azione fin qui sviluppata è da considerarsi minima, cominci a dare l’esempio, invitando i propri rappresentanti inseriti nei vari Cda (traduzione: consigli d’amministrazione) a presentare le dimissioni, agevolando in questo il processo già avviato”.
Proposta seria, dicevamo. Da accogliere subito. A partire dai vertici. Visto che, dopo tanta aria fritta, è l’unica strada praticabile. Per iniziare a risalire nella credibilità di noi scettici inguaribili.

mercoledì 23 maggio 2007

Indagati Faurisson, Moffa e Rabbuffo

Teramo, 23 mag. Iscritti nel registro degli indagati, per istigazione a delinquere, nell’ambito di un’inchiesta della magistratura di Teramo, lo storico francese Robert Faurisson, tra i negazionisti dell'Olocausto, e Claudio Moffa. il docente universitario che lo aveva invitato ad intervenire ad un master. Con loro indagato anche il segretario provinciale del Mis, Agostino Rabbuffo. , L'inchiesta aperta dal pubblico ministero Laura Colica. Al centro, due distinti episodi che hanno avuto come protagonisti un gruppo di sedicenti ebrei romani (alcuni dei quali si dichiaravano figli o nipoti di deportati), venuto in contatto prima con Faurisson e Moffa, colpito con uno schiaffo, e successivamente con alcuni teramani, tra cui il segretario del Movimento Idea Sociale. In entrambi i casi, l'intervento della polizia ha evitato che gli episodi degenerassero. Nel dividere gli opposti gruppi, il vice questore Gennaro Capasso, dirigente della Squadra Mobile di Teramo, ha riportato la frattura di una spalla ed altre lesioni. Gli incidenti sono avvenuti al centro di Teramo, dopo che l’università aveva chiuso i battenti alla lezione di Faurisson, per motivi di ordine pubblico. Il legale del segretario provinciale del Mis di Teramo, Maurizio Dionisio, vicesegretario nazionale vicario del partito, ha dichiarato di essere sorpreso del reato ipotizzato per il suo assistito. "Rabbuffo - ha detto - è stato vittima di un'aggressione per la quale è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari dell'ospedale. Anche se di questo ricorso, ed in particolare di alcune radiografie al cranio, al momento del ritiro della cartella clinica non ve ne era traccia". Il legale ha annunciato che il suo assistito sporgerà querela nei confronti degli aggressori, oltre che nei confronti di coloro che non hanno impedito lo svolgersi degli eventi e il conseguente turbamento dell'ordine pubblico. Inoltre ha annunciato una formale protesta alla direzione generale della Asl.

lunedì 21 maggio 2007

«Tesi negazioniste aberranti», secondo Castiglione (An)

L'Aquila, 21 mag. Alfredo Csstiglione, capogruppo di An in consiglio regionale ripropone i fatti di Teramo dei giorni scorsi. "Gli spiacevoli episodi di Teramo vanno dimenticati in fretta, - esordisce- ma quel che è bene ricordare sempre è la disumana persecuzione che gli ebrei hanno subito
nel Novecento, da parte del nazifascismo come del comunismo".Secondo Castiglione "Le tesi negazioniste sono aberranti estrumentali, prive di ogni fondamento scientifico e storiografico. Per sconfiggerele non bisogna voltare la testa,vanno confutate punto su punto, smascherandone l'inconsistenza, senza ambiguità e distinguo". “Oggi -conclude Castiglione - l'antisemitismo e il razzismo soffiano a sinistra, le cui ali estreme alimentano disinvoltamente quanto irresponsabilmente un clima di scontro civile permanente e di odio di classe. Basti pensare che lo stesso Fabio Mussi, che si è scagliato contro la libertà d'espressione di Faurisson - nei giorni scorsi, con riferimento alla legge sul conflitto d'interesse - ha definito, con un linguaggio di estrema violenza, Berlusconi il 're dei mercanti nel tempio'. Dal ministro dell'università ci saremmo aspettati un atteggiamentoquanto meno più sobrio e un esempio meno sciagurato per gli studenti”.

Caso Faurisson: «Voi di Piazzagrandeonline.com avete centrato il problema»

Le considerazioni e il commento del Comitato per la difesa dei diritti di espressione. Una "vicenda un po’ idiota", trasformatasi in "boomerang" per i censori.

Riceviamo e pubblichiamo:

“Sono qui a scriverle dopo aver letto nel giornale on line, il suo articolo sulla così definita “cacciata di Faurisson”, un articolo breve ma che nella sostanza ha centrato il problema, Così come negli articoli scritti nei giorni precedenti la centralità del problema della libertà di parola e di espressione è stata da lei correttamente sottolineata.Insieme con altre persone, infatti, ci siamo ritrovati nella necessità di intervenire a difesa dei principi basilari della legalità democratica: il diritto alla libertà di parola e di opinione, e alla possibilità di poterlo manifestare. Nei prossimi giorni decideremo sulle modalità d’intervento, sempre nell’ambito del rispetto della legalità, iniziando con la raccolta di firme di solidarietà verso chi ha subito (al di là di tutte le ricostruzioni di comodo giornalistiche e di personalità partitiche )l’aggressione di violenti facinorosi non teramani.Ho letto, riportata da Il Centro, l’intervento del compagno Scalone, il quale attribuisce ad una parte politica e a sedicenti gruppi di romani (forse turisti che si trovavano a Piazza Martire per caso e brutalmente assaliti da un anziano signore francese nell’occasione unito al bieco fascista di passaggio con la borsa della spesa), la responsabilità degli “scontri”. Evidentemente, il compagno Scalone, che vive come tutti i politici di professione, un’intensa vita di partito e parla e dichiara sempre in funzione di essa, non si rende conto della realtà. Non si è reso conto che, appoggiando l’ordine del giorno condiviso dall’esponente del Centrodestra Paolo Albi, ha contribuito notevolmente alla creazione di quel clima adatto all’‘ ”incidente” e ha agito con il riflesso condizionato degli appelli antifascisti sessantottini contro il fascismo eterno e sempre in agguato. Questa volta, spostando il tiro verso l’anziano signore quale possibile contaminatore di giovani menti, si è reso strumento di oppressione della libertà garantita a tutti di espressione, dimentico della più bella tradizione di sinistra di difesa della libertà per la quale tanti compagni sono stati imprigionati ed assassinati. Sempre da notizie di stampa, apprendo che ci sono stati interventi “alti” (anzi “molto alti”) per fare in modo che l’arzillo signore non parlasse. Si sono scomodati Mussi, Fini e solo Dio sa chi altro, ma si sono scomodati anche il centro Wisienthal e l’organismo rappresentativo di una comunità etnicoreligiosa italiana per impedire ad un cittadino comunitario di esprimere quando pensa su accadimenti storici. Tutto questo è stata la vera causa degli accadimenti successivi, gli articoli sulla stampa nazionale, la campagna di stampa scatenata da un giornale espressione locale di una catena giornalistica nazionale, il pronunciamento dei consigli comunale e provinciale, la decisione dell’eroico rettore dell’Università di Teramo che non hanno saputo o voluto resistere alle pressioni esercitate. Un’ultima cosa. La pretesa di questi organismi politici di intervenire nel dare o negare patenti di scientificità a personaggi scomodi, puzza veramente di fascismo. Abbiamo perso un’occasione per ascoltare giudicare senza mediazione alcuna una voce fuori del coro, su un argomento che ha, lo vogliamo o no, profonde implicazioni esistenziali per non dire altro.Facciamo nostro l’appello del prof Moffa a stemperare i toni, è necessario, ma non possiamo abbassare la guardia su quando è accaduto e sulle sue implicazioni di liberta negata, perché questo costituisce un pericoloso precedente. Una cosa è certa, faremo quello che c’è umanamente possibile per evitare che la città si rinchiuda in quello che lei molto argutamente definisce 'Il suo guscio sonnolento'”.
Giuseppe Roscioli (Comitato per la difesa dei diritti di espressione)

Sulla nota vicenda, per quanto ci riguarda, abbiamo detto con chiarezza e molto anticipo. Tutto sommato, è stato un "caso" incomprensibile e un "po’ idiota". Non si trattava di offrire un’occasione per “propagandare” le idee del prof. Faurisson, non condivise dalla maggioranza. Ma di fargliele esprimere. Come Voltaire raccomandava ai posteri ( “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte per non impedirti di esprimerle”). Al distinto signore d’Oltralpe non dovevamo offrire l’occasione di passare dal torto alla ragione, trasformando il tutto in un “boomerang” a carico dei censori. Com’è avvenuto, ci sembra. Ma qualcosa di buono c’è, forse, nel fondo di questa storia. D’ora in avanti, nel nostro amato Ateneo, per i “dispensatori di verità a senso unico”, sarà più dura fare il bello e cattivo tempo. Sempre che lo “scossone” di venerdì 18 sia servito a far riflettere meglio.

«Costi della politica» e fuga «disprezzante» di chi paga

Il ministro D’Alema comprende e reagisce, affidando l’sos al Corriere della Sera:E’ in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni ’90 segnarono la fine della Prima Repubblica. Anche i sindacati hanno perso slancio, tutelando interessi di natura particolare”.
Allarme condiviso. Più o meno. A sinistra come sull’altra sponda. Il giudice-parlamentare (Ds) Gerardo D’Ambrosio conferma: “Il divario tra la politica e il Paese è ampio, ha ragione D’Alema”. E Fabrizio Cicchitto, vice-coordinatore di Forza Italia:Un’analisi che ha colto nel segno”. Mentre Gerardo Bianco, ex segretario del Ppi: “Profonda la sfiducia dell’elettorato verso la politica”.
Una “presa d’atto” corale. Finalmente. Che il sociologo e studioso Giuseppe De Rita puntualizza così:”Gli italiani non si indignano più come all’inizio degli anni Novanta…Non hanno più voglia né energie. Semplicemente disprezzano un mondo autoreferenziale. E mandano un messaggio: ma fate pure quello che vi pare, cantatevela e suonatevela quanto volete, per quanto ci riguarda sappiate che d’ora in poi cercheremo di non pagare più tasse fino all’ultimo marchingegno possibile. Poi, certo se ci beccate ne riparliamo. Ma per adesso arrivederci e grazie”.
Attenzione, dunque, a quell’”arrivederci e grazie”. Anche in Abruzzo. Dove il presidente Del Turco annuncia il via al “disboscamento” degli enti regionali. Le buone intenzioni ci sono e restiamo fiduciosi. In attesa di fatti concreti. Del Turco ci ha avvertito: “In Regione tre anni per cambiare”. Convinto com’è che ci sia abbastanza cera di scorta. Per mantenere accesa la “fiammella”. Emanuele Macaluso, parlamentare di lungo corso e conoscitore dei malanni della politica, ha invece idee diverse sui tempi. E incalza: “Se oggi D’Alema avverte una crisi, perché non interviene subito?”.Un “sollecito prioritario” che è bene, forse, estendere a tutti. Per risposte ed esempi immediati e concreti.
Prima che la “fiammella” si spenga.

sabato 19 maggio 2007

Quando i soldi non portano la felicità

I soldi non portano la felicità. La povertà, qualche volta, sì. Non tutti, probabilmente, ci credono. Ma, forse, potrebbe anche essere. Basta vedere come se la passano quei poveri miliardari che vivono in appartamenti da minimo 3 milioni di euro e massimo 24. Come al San Remo Building di New York. Grattacielo esclusivo per soli “vip”. Dove, al posto del portiere condominiale, trovate il “buttafuori” per difendere la “privacy” dei celebri inquilini. Tanto famosi e straricchi, che non hanno bisogno di spiarsi a vicenda. Però, in disaccordo e litigiosi su tutto. Come in un qualsiasi proletario condominio delle nostre periferiche case popolari.
Persino le assemblee condominiali funzionano alla maniera dei poveracci. Per alzata di mano. Nella dimora dei miliardari, tutto è regolamentato con rigore e severità. Anche troppo. Niente fumo in casa. Calma con i caminetti accesi, che diffondono cattivi odori ovunque. Attenzione ai bambini che rovinano i muri. Attenti con l’aria condizionata. Basta poco, per accendere una lite. Senza bisogno di dimostrare che quel “qualcosa” abbia danneggiato qualcuno.
Si litiga comunque. Si alza la voce. Non ci si saluta in ascensore. Vita da poveracci, insomma, nella casa dei nababbi. Dove ci si accusa a vicenda. Anche perché la “celebrità” di ciascuno disturba tutto il condominio. Stress e nervosismo non mancano mai. Fino a far rimpiangere la rustica semplicità di certi quartieri popolari. Dove il caminetto, se hai la fortuna di possederlo, puoi accenderlo quando vuoi e i bambini possono fare i bambini.
Se qualche “vip” volesse provare, non ha che da chiamarci.

La «cacciata di Faurisson», pagina che fa molto discutere

Chiusura dell’Università, invasione barbarica dei "bravi", tafferugli e messa al bando di uno studioso "per gravi motivi di ordine pubblico" (al di là della verità storica sull’Olocausto), hanno dato ai giovani una brutta lezione di democrazia sconfitta. Per manifesta debolezza.

Non era una schedina, per nostra sfortuna. Avremmo fatto “bingo” sulla ruota di Faurisson. Alla vigilia, avevamo avvertito:” Vedrete: non è finita. La butteranno anche ‘in cagnara’”. Così è stato, infatti, per lo sbarco in città del “profeta negazionista” dell’Olocausto. E’ successo di tutto. Persino cose mai viste prima. Guerra di parole e mediatica. Diffide e chiusura ermetica del “campus” universitario. Invasione barbarica della città da una trentina di “bravi” (qualcuno dice un centinaio). E, per chiudere in bellezza, contorno di “piccola sommossa urbana”. Con l’incolpevole capo della Squadra Mobile ridotto a malpartito e finito in ospedale.
Città turbata e mondo accademico in subbuglio. Ne valeva la pena? Il tutto per scacciare in fretta dalle ospitali mura di Interamnia il satana-invasore, sotto mentite sembianze di un mite, gentile signore d’Oltralpe. Studioso e ricercatore, sì, ma controcorrente. Meglio: con il torto di chi, nel merito dell’Olocausto, si ostina a non allinearsi alle tesi codificate della stragrande maggioranza di storici e assertori di verità. Qualcosa che riconduce all’Eppur si muove di antica galileiana memoria. O, guardando a tempi più vicini, al mitico ’68. Quando si occupavano e mettevano a soqquadro le aule universitarie. Senza chiuderle, però. Neppure allora.
Acqua passata. La città ha già ritrovato il suo guscio sonnolento. L’università pure. Ma, con la cacciata di Faurisson, a Coste S. Agostino avrà vita dura ogni maestro controcorrente? Oppure, c’è eresia e eresia? O la “libertà di ricerca” (rivendicata dallo studioso reietto) e quella d’insegnamento, continueranno a senso unico? Lo spieghino ai giovani studenti. Che, adesso, un po’ di perplessità sicuramente l’avranno. Dopo che, con la chiusura dell’ateneo e il bavaglio ad uno studioso, hanno ricevuto una lezione di democrazia zoppicante. Anzi, sconfitta per manifesta debolezza. Spieghino cosa c’è di contagioso e infettivo in quelle “scemenze” (così bollate) del prof. Faurisson. Il nulla, nulla resta. Specie in un’aula accademica. Dove non mancano, per ragionarci sopra, cervelli attrezzati. Ai quali ora tocca ripassare la lezione sulla Terra indiscutibilmente rotonda. Per cancellare dubbi eventuali. Che la messa al bando del professore transalpino abbia potuto far germogliare in qualche testa pensante.

venerdì 18 maggio 2007

Ferito il capo della Mobile Capasso, schiaffo al prof. Moffa

Teramo, 18 mag. Prognosi di trenta giorni, frattura composta a una spalla, sospetta frattura al polso e contusioni in tutto il corpo. A farne le spese dei disordini in piazza Martiri a Teramo, per la presenza del prof. Faurisson, anche il capo della Squadra Mobile, dr. Gennaro Capasso. Il dirigente, intervenuto per sedare uno dei tafferugli, è stato trascinato a terra e colpito violentemente da calci e pugni. Al momento, si è rialzato e sembrava non avere nessuna conseguenza. Ma così non è stato: causa il dolore e le cintusioni, è stato visitato presso il prionto soccorsao dell’ospedale civile. Dove, in seguito alle radiografie eseguite, i sanitari riscointravano le fratture e contusioni varie. Ridotto a malpartito, forse dovrà subire un intervento. I disordini provocati in Piazza Martriri avranno sicuramente svilupi giudiziari. Intanto, oltre alle denunce di parte, scatteranno i provveddimenti delle autorità di polizia. Già identificati quattro del gruppo di romani e un teramano. Altri tre sono stati accompagnati in Questura. Si è appreso anche che i disturbatori della manifestazione, poi vietata dalla Questura, erano almeno un centinaio, giunti a Teramo dalla Capitale per impedire al prof. Faurisson di tenere la lezione. Obiettivo raggiunto, dopo i disordini e il divieto “per gravi motivi di ordine pubblico” deciso dal questore.Moffa ha smentito di aver ricevuto schiaffi, anche se molti testimoni affermano il contrariop. "Solo strattoni, ma restituiti". E a proposito dei disturbatori ha dichiarato:" I responsabili dell'aggressione non erano giovani, avranno avuto 40-50 anni ed erano veri e propri energumeni...".

giovedì 17 maggio 2007

Faurisson: «Ecco ciò che mi proibiscono di dire. Anche a Teramo»

Seri motivi di ordine pubblico” e salta a Teramo la conferenza di Robert Faurisson, studioso francese “negazionista” dell’Olocausto. Agenti della Digos hanno notificato il provvedimento all’ospite mentre era in un ristorante del centro. In attesa di tenere l’incontro, nel primo pomeriggio, presso un locale di S. Nicolò a Tordino, alla periferia della città. Dopo che il rettore Mauro Mattioli aveva disposto la chiusura, per la giornata di oggi, del “campus” universitario di Coste S. Agostino. In un primo momento era stato deciso che la lezione programmata dal master “E. Mattei”, diretto dal prof. Claudio Moffa, si sarebbe tenuta presso un albergo del centro. Che, però, successivamente non ha reso disponibili i locali. Ricevuto l’invito dagli uomini della Questura a non tenere l’incontro, il prof. Faurisson ha lasciato la città, subito dopo, per raggiungere Roma. In mattinata, accompagnato dal prof. Moffa, il “negazionista dell’Olocausto” aveva incontrato i giornalisti per una conferenza stampa. La prima fase si è svolta all’insegna della normalità. Giornalisti, fotografi e televisioni stavano per concludere il lavoro, favoriti dalla disponibilità dello studioso francese. Che ha risposto sorridente e cordiale a tutte le domande dei cronisti. Anche a quelle più insidiose e provocatorie, ribandendo le sue tesi sulla Shoah e sulle deportazioni degli ebrei nei campi di sterminio nazisti. “Non sono sorpreso- ha sottolineato-che le autorità universitarie impediscano che io mi esprima. C’è la sorpresa gradevole, in ogni caso, che quanto oggi succede qui sarebbe impossibile in Francia”. Dove al discusso studioso non lasciano libertà di parola. “Lì, infatti –ha precisato- hanno persino paura di rivolgermi la parola. E in Francia, non dai giornalisti, dopo dieci minuti sarei stato linciato. Già ho subito dieci aggressioni fisiche, ma ho l’eredità scozzese e gli scozzesi sono ribelli. Io sono ribelle. Capisco che alcuni mi trattino come oggi si trattano i palestinesi”. Incalzato dalle domande, Faurisson ha sunteggiato così le sue discusse teorie:” E’ possibile in sessanta parole francesi riassumere. Intanto, non confondere le camere a gas con i forni crematori. Se parlo di menzogna storica non intendo “persone mentitrici”. Sono vittime esse stesse della menzogna storica che ha una lunga storia. Le pretese camere a gas di Hitler e il preteso genocidio degli ebrei, formano una sola ed unica menzogna storica, che ha permesso una gigantesca truffa politica e finanziaria, di cui il principale beneficiario è il sionismo internazionale e le principali vittime sono il popolo tedesco, ma non i suoi dirigenti e il popolo palestinese tutto intero. Queste cose le ho dette la prina volta nel 1981 e da allora, attraverso la mia ricerca ho capito che dovevo continuare. Non invoco libertà di espressione e opinione che è vaga- ha concluso- ma libertà di ricerca”. L’ambiente a Teramo si  fa incandescente, quando, al termine della conferenza stampa, sopraggiunge un gruppo di sedicenti parenti di ex deportati. Evidente accento romanesco e piglio aggressivo, una ventina di persone circonda Faurisson e lo stesso Moffa con intenzioni poco rassicuranti. La tensione sale ancora di più, quando Moffa, per mettere al riparo l’ospite, viene aggredito e schiaffeggiato da uno dei disturbatori. Arrivati a Teramo, probabilmente, con una precisa missione da compiere. “Ho ricevuto in queste ultime ore-ha fatto notare l’organizzatore dell’incontro, Moffa- solidarietà di docenti universitari, avvocati e tanta altra gente che hanno sottolineato come sia stata montata una campagna di stampa e che il clima esistente non suscita motivi di ordine pubblico. La decisione del rettore che ci ha impedito di tenere la lezione in ateneo, mi sconcerta”. Per Moffa "l'Italia è divisa: c'è chi pensa solo la questione dei contenuti e nega la parola a chi ha contenuti opposti.Non viene garantita la libertà di insegnamento. Io ho invitato intellettuali ebrei e presdisposto il contraddittorio. Ma non è stato accettato. C'è un imbavagliamento della cultura e si impedisce di parlare di eventi storici. Mi dispiacciono le parole del ministro Mussi- ha concluso Moffa.

Faurisson «spaventa» il rettore che chiude l'università

Su disposizione del rettore dell'Università di Teramo, Mauro Mattioli, resta chiuso per tutta la giornata di venerdì 18 il Campus di Coste Sant'Agostino, sede delle facoltà di Giurisprudenza, Scienze politiche e Scienze della comunicazione. La decisione adottata dal rettore, dopo aver consultato i presidi di facolta' "a seguito di preoccupanti e reiterate avvisaglie, di numerose segnalazioni provenienti dagli studenti e dai docenti e dall'opinione pubblica nazionale ed internazionale, per la prevista lezione di Robert Faurisson all'Universita' degli Studi di Teramo, su invito del professor Claudio Moffa.Un clima di tensione - ha proseguito Mattioli - che potrebbe mettere a rischio l'incolumita' degli studenti, dei docenti e del personale amministrativo presenti nel Campus". "Una determinazione - ha aggiunto il rettore - alla quale non sarei mai voluto arrivare e che mai avrei voluto prendere, ma che si impone dopo il rifiuto del professor Claudio Moffa di attenersi alla diffida con la quale gli ho ingiunto di non fare tenere in ateneo alcuna lezione a Faurisson. Il provvedimento quindi - ha concluso Mauro Mattioli - è stato purtroppo, sottolineo purtroppo, l'unica soluzione per prevenire situazioni a rischio per i nostri studenti e per l'intero personale, ma anche per evitare che l'attivita' didattica in programma per domani potesse svolgersi in assenza della necessaria serenità".

Robert Faurisson ha confermato che domani terrà la sua lezione sulla Shoah , presso l’hotel Abruzzi, in viale Mazzini, alle 15.00

Il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, ha inviato una lettera al rettore Mauro Mattioli in merito alla vicenda della conferenza di un esponente del “negazionismo”, prevista per domani in ateneo.Gli ha espresso “apprezzamento per le posizioni di forte critica che l'Universita' di Teramo ha assunto in merito all'invito rivolto al sig. Faurisson di svolgere una lezione all'interno dellostesso ateneo. Come ho gia' avuto modo di affermare pubblicamente nei giorni scorsi, invitare in un ateneo italiano un esponente del negazionismo, che nega la gravità della Shoah, non ha alcun riconoscimento scientifico, bensì rappresenta solo la testimonianza di una mediocre provocazione politica.Una provocazione - rileva Mussi - che oltre ad offendere la memoria delle vittime dei campi di concentramento e di sterminio, ed il sentimento democratico del nostro Paese,contraddice pesantemente la funzione e gli obiettivi del nostro sistema di formazione superiore. Conoscere, ragionare, approfondire una delle più terribili tragedie dell'umanita'come la Shoah - conclude il ministro - e' compito di tutti noi e del sistema educativo, ma non può essere dato l'alibi ad alcuno per dare spazio di cittadinanza a chi propaganda semplicemente che tale tragedia non sia mai esistita".
Il Partito di Rifondazione Comunista Abruzzo, a sua volta, sottoscrive l'appello di centinaia di docenti, rappresentanti della comunità ebraica italiana, esponenti del mondo della scuola, dell'università e della cultura con cui si chiede di non dare la parola in sede scientifica a chi nega l'esistenza della Shoah.


LA NOSTRA OPINIONE di Marcello Martelli

Il “caso Faurisson” è finito come non doveva. Da accademico e culturale, diventa un fatto tutto politico. E forse non è finita: la butteranno anche "in cagnara".Ma speriamo di no. Il rettore Mauro Mattioli, dopo la diffida al prof. Claudio Moffa, organizzatore dell’incontro con lo studioso francese, chiude temporaneamente i battenti di tutte le facoltà. Confortato dal sostegno del ministro e dei competenti organi. Caso unico, mai capitato prima all’Università di Teramo. Segno che non c’è più posto per i “non maestri”? Allo studioso “negazionista” dell’Olocausto non riconoscono alcuna valenza scientifica. Ma chi ha deciso in merito, posto che altri studiosi sono di opinione contraria? D’ora in avanti, nelle aule universitarie, non troveranno più spazio neppure ex brigatisti e affini? O la “scientificità” c’è in quel caso e possono salire in cattedra, come già visto? Ma, ripetiamo: chi stabilisce e decide? Tirando le somme, questa vicenda che accende il clima del mondo accademico di Coste S.Agostino è cominciata con il passo sbagliato. I preliminari gestiti malissimo. Dall’una e dall’altra parte. Intanto, dal responsabile del master “E. Mattei”, Claudio Moffa, che avrebbe dovuto organizzare in partenza un contraddittorio con lo scomodo e discusso docente d’Oltralpe. Gad Lerner, Furio Colombo e altri con le carte in regola. Tutti a Teramo per un frizzante contradditorio e un magnifico dibattito a più voci per il sano nutrimento culturale dei giovani. Per un contributo, soprattutto, alla verità storica. A sua volta, ha gestito male la questione la maggioranza di centro-destra in Comune. Che, prima ha respinto il “negazionista francese”, allineandosi con gli anti-Moffa, poi si è divisa e, per bocca del vice del sindaco Chiodi, ha sposato la tesi della “libertà per tutti”. Compreso chi, nelle aule accademiche, non può rivendicare trascorsi terroristici e di lotta armata. Se la libertà di opinione e d’insegnamento vale sempre, la sostanza non cambia. Si deve essere solo preparati a confutare e a respingere le idee che non condividiamo e che, addirittura, sono fuori dal contesto della Storia e della verità. Come, per autorevoli studiosi, sarebbero le tesi del prof. Faurisson.Quale altro pericolo, allora? Chi crede nella libertà e nella circolazione delle idee, non ha timore di ascoltare e di confutare le opinioni non condivise. Il confronto e il dibattito non sono il sale della democrazia? O vale solo per ex brigatisti, come da qualche parte è stato ricordato? Il “sale della democrazia” non va somministrato proprio al prof. Faurisson? L’impressione è, infine, che Teramo con il muro contro muro, tuttora in corso, abbia fatto un grande regalo al prof. Moffa, al suo master di scarsa “audiens” e allo stesso professore transalpino di “corta memoria”. Che, davanti a quelle porte sbarrate dell’Ateneo, rischia ora di indossare i panni del "martire". Visto che, in questa nostra democrazia di manica larga, tutti hanno diritto di parola. In particolare coloro che hanno poco da dire e, ancora meno, da insegnare. Un’occasione irrimediamilmente persa, forse. Per confermare e trasmettere alle nuove generazioni la verità dell'Olocausto. Quella ormai codificata dalla Storia. Con il professore francese nella parte machiettistica del leggendario soldato giapponese. Reduce da una sperduta isola del Pacifico.

mercoledì 16 maggio 2007

Caso Faurisson: l'università dice «no», Moffa pure

Il collegio di presidenza dell'università di Teramo ha deciso: no alla conferenza di Faurisson. Con le seguenti motivazioni:
"In riferimento all’iniziativa del professor Claudio Moffa di invitare il francese Robert Faurisson all’università degli Studi di Teramo per una lezione nell’ambito del suo insegnamento (Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici) il preside della Facoltà di Scienze politiche, Adolfo Pepe, ha riunito d’urgenza il collegio di Presidenza, alla presenza del rettore dell’ateneo teramano Mauro Mattioli.
Al termine della riunione il rettore ha preso atto della denuncia forte e unanime del collegio, secondo il quale «le competenze scientifiche di Faurisson appaiono del tutto inadeguate e assolutamente non meritevoli di alcuna legittimazione accademica. L’invito del professor Moffa a Robert Faurisson – ha aggiunto il collegio – oltre a contraddire profondamente le tradizioni culturali e i valori di riferimento della facoltà di Scienze politiche di Teramo, ha creato un gravissimo disagio ed un forte allarme nella comunità di ateneo, compresi gli studenti, e nella più vasta opinione pubblica e scientifica nazionale e internazionale».
Per questi motivi il rettore Mauro Mattioli, anche alla luce della incongruenza della lezione di Faurisson con gli obiettivi formativi del corso di laurea e delle forti preoccupazioni espresse dal Collegio per i possibili gravi problemi di ordine pubblico che la presenza di Faurisson potrebbe provocare, invierà al professor Claudio Moffa una formale ingiunzione perché si astenga dal far tenere a Robert Faurisson una lezione all’università di Teramo".
Il collegio di Presidenza è un organismo composto dal preside di Facoltà, dai presidenti dei corsi di laurea e dai direttori di dipartimento.           
Al “no” del consiglio di presidenza,  il promotore Claudio Moffa risponde confermando l’incontro.  “Il consiglio – sottolinea -  non ha titolo né conoscenza per valutare il valore scientifico di Faurisson". Lo studioso francese è atteso il 18 maggio, alle 16.00.

Il consiglio comunale di Teramo, con una mozione dai toni aspri e netti, ha espresso il suo no alla conferenza del prof. Robert Faurisson in programma venerdì 18 aprile all'Università di Teramo. Baipassando ogni pretesa di "libera circolazione delle idee e libertà accademica", il consesso teramano respinge "i deliri antisemitici che connotano l'iniziativa". Una reazione di segno contrario arriva dal Circolo "E.Villani" di AN che criticata la petizione votata dal consiglio comunale, poichè ha portato "l'argomento sul piano politico in maniera estemporanea e senza il dovuto approfondimento". Aprire un dibattito, anche sui grandi eventi e tragedie della storia, "significa provare ad analizzare tutti i contributi dati alla ricerca storica, prerndendo le distanze da quelle falsità che a volte, sull'onda dei sentimenti, condiscono la storia". Il Circolo vicino ad An, infine, "ritiene che occorra considerare utili e degne di analisi anche le tesi diverse da quelle sostenute dalla storiografia maggioritaria, se non altro per poter smentire scientificamente e analiticamente quello che esse sostengono"


Faurisson sì. Faurisson no. La settimana che comincia si presenta “calda” per l’Università di Teramo. E’ bastato un fischio per armare il fronte degli oppositori. “Negazionista” Robert Faurisson? “Più negazionisti” loro dell’altra sponda. Per tappargli la bocca. Ed è muro contro muro. Con raccolta di firme e passerella mediatica. Ora tocca alle autorità accademiche decidere se far passare il professore dalla memoria corta.
Premessa: non conosciamo il  prof. Claudio Moffa, il docente di Scienze politiche all’Università di Teramo. Che, scatenando la bufera, ha organizzato l’incontro con il discusso studioso francese. Al prof. Moffa - nonostante la canea montante- riconosciamo tuttavia il diritto di invitare chi vuole, al suo master “E.Mattei”. Persino un personaggio lunare e bizzarro come il prof. Faurisson. Visto che le porte dell’ateneo di Coste S. Agostino sono rimaste sempre aperte e spalancate. Qui sono transitati, infatti, cervelli di ogni razza e calibro politico-intellettuale. Qual è il problema, dunque? Chiudere, selezionare, filtrare… Adesso? Di colpo? Un po’ difficile, forse. Ma qual è il timore? Che Faurisson cancelli, con le sue parole, orrori e tragedie dell’Olocausto? Impossibile.
Conosciamo superficialmente le tesi del professore (quanto basta per respingerle). Siamo, però, convinti che una conferenza in un’aula accademica, di qualsiasi spessore e appeal essa sia, non possa cancellare la Storia. Quella con la S maiuscola. Accettata e condivisa dalla memoria e dalla cultura collettiva. Anzi…
Dove conoscenza e circolazione delle idee sono garantite e abituali, come all’università guidata dal rettore Mauro Mattioli, Faurisson rischia una rappresentazione machiettistica. Qualcosa che viene a ricordarci quel soldato giapponese disperso in una isola del Pacifico. E a quanti insistono per sbarazzarsi del professore francese, tappandogli la bocca, diciamo pacatamente che “la libera circolazione delle opinioni e la libertà accademica” non funzionano così. A corrente alternata. Convinti come siamo che, se un gemello del prof. Moffa avesse proposto una “conversazione buonista” sui lager stalinisti, nessuno avrebbe opposto verbo. Qualcosa di simile del resto è già accaduto. A Teramo e altrove. Con in cattedra ex brigatisti e opinionisti impresentabili, proposti ai giovani come maestri di vita e di storia. Non è tanto, ha fatto scalpore in tv l’intervista con Alberto Franceschini, mente e regista del sequestro Moro. Realizzata proprio in un luogo di memoria storica come via Fani, per rievocare- visti da un terrorista- fatti drammatici e dolorosi degli “anni di piombo”. Una discutibile testimonianza. Da protagonista della scena (e della storia). E da un pulpito come quello televisivo,“che più di tutto legittima e certifica”. Come ebbe a notare Edoardo Novelli, docente di Comunicazione e autore del libro La Turbopolitica (Bur-Rizzoli).
Dopo quell’intervista, parlò anche il presidente Napolitano. Per raccomandare ai reduci della lotta armata “comportamenti pubblici ispirati alla massima discrezione e misura”. Non invocò il silenzio degli ex terroristi. Ma non è assurdo pretenderlo, ora, per Robert Faurisson? Che, non avendo trascorsi terroristici e di lotta armata da rivendicare, è solo uno studioso. Al quale, nell’occasione, vanno ricordate sofferenze e atrocità dell’Olocausto. Qualora davvero insistesse con l’idea bislacca che la terra è piatta.

I pieni poteri del «partito dell'acqua»

I signori della politica, non contenti di ridurci alla fame con tasse e sperperi, ecco che mettono mano anche alla nostra sete. Hanno già fatto tutto quel che potevano, in verità, con la moltiplicazione di poltrone e prebende. Per mantenere ciò che chiamano Ato (leggiamo così, ormai: Acqua Tutta Oro). Ne sanno qualcosa i teramani che, con l’ l,18 in più, bevono con la tariffa più alta. Tanto che potrebbero lavarsi con il vino. Per risparmiare.
Il linguaggio dei fatti è chiaro. Circa mezzo milione di abruzzesi di 64 comuni improvvisamente all’asciutto. Al sindaco di Bussi sul Tirino è bastato chiudere il rubinetto per buttare nell’emergenza vecchi e bambini, malati e ospedali. Senza andare per il sottile. “Un regolamento di conti”, hanno subito spiegato. Ma questa volta, per fortuna, sono solo questioni strettamente amministrative. Una somma non incassata, per la vendita dell’acqua: 378mila euro. Una bella cifra per il bilancio di un piccolo comune. Modesta, se pensiamo al disagio che ha creato a una larga fetta della popolazione abruzzese.
Un’occasione unica, tuttavia. Per il seguente ordine di motivi: il “partito dell’acqua” ha raggiunto un potere ormai insopportabile? Sottopone i cittadini ad un salasso intollerabile per un bene primario e per mantenere personale di partito? Operano con “pieni poteri”, creando addirittura situazioni di emergenza? Allora, visto l’incredibile caso-limite di Bussi, è proprio il momento di prenderne atto davvero. E di intervenire.
A parte ragioni e responsabilità della vicenda in sé, urge la reazione giusta. Che il cittadino attende. Per sfrattare dalle dorate stanze di Ato e Affini tutte le “creature” santificate dalla politica, che lì hanno trovato sistemazione, prebende e privilegi. Per tagliare e risanare, tornando al passato.
Quando a gestire la “risorsa acqua” pensavano, sì, i politici, ma “in primis” erano i tecnici e gli esperti a garantire la collettività. Come, oggi, non avviene. E abbiamo capito fino in fondo perché.

martedì 15 maggio 2007

Un professore pirandelliano punito da Pantalone

Da Il Messaggero d’Abruzzo riprendiamo una storia pirandelliana che vorremmo dedicare a Lorsignori. Ai privilegiati del Palazzo, per indurli a una riflessione. Speriamo utile ed illuminante. Protagonista dell’amara vicenda un anziano ex docente dell’istituto “Gualandi” di Giulianova. Che, a oltre vent’anni dal meritato riposo, dopo una vita trascorsa fra i banchi riceve un brutto scherzo.
Dalla solita burocrazia, sempre lenta e imprevedibile, gli arriva una brutta inattesa notifica. Deve restituire allo Stato circa 30.000 euro. Per una pensione percepita. Superiore a quanto dovutogli. La vicenda fa scalpore. Finisce su tutti i giornali. Persino “Mi manda Rai Tre” se ne occupa. Ma tutto inutile. La macchina della pubblica amministrazione, ormai in moto, non si ferma. Attraverso l’Inpdap, l’amministrazione dello Stato fa scattare il recupero della somma.
La già misera pensione viene decurtata di 151,27 euro ogni mese e l’anziano insegnante accusa il colpo. Cade in depressione. Però, nonostante tutto, non si arrende. Gli è vicino il suo legale, che chiede la sospensione del provvedimento. Viene accolta. Anche perché, dalla Corte dei Conti, arrivano notizie confortanti. Il ricorso è fondato e la decisione può essergli favorevole. Non dovrà restituire neppure un euro. Basta pazientare ancora un po', per l’epilogo tanto desiderato.
Il vecchio insegnante tira un sospiro di sollievo. Finalmente, la pensione sarà meno povera e, certamente, più serena. Ma per lo sfortunato personaggio che sembra uscito da una novella di Luigi Pirandello, i tempi sono scaduti. Troppo tardi.
Lo stato di prostrazione procuratogli dalla vicenda e le apprensioni vissute durante la troppo lunga odissea, ne hanno minato gravemente lo stato generale di salute. La morte arriva proprio alla vigilia della comunicazione ufficiale. Una notizia lieta e tanto attesa. Ma ora, purtroppo, inutile.
La “buro-storia” del professore induce a una considerazione. Sulle ingiustizie di Pantalone. Una riflessione piuttosto ovvia. Pantalone? Sprecone e dispensatore di privilegi con Lorsignori. Severo e avaro con i poveri diavoli.

lunedì 14 maggio 2007

Faurisson a Teramo: «no» dalla comunità ebraica

Roma, 14 mag. Appello-denuncia contro il master Enrico Mattei, organizzato a Teramo dal prof. Claudio Moffa della facolta di Scienze Politiche. Parte da numerosi sottoscrittori, tra cui spiccano i nomi di ex deportate (Liana Segre e Carla Cohn), Brunello Mantelli (università di Torino), presidente dell'Unione comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, presidente della Comunità ebraica di Roma Leone Paserman, e storici italiani e stranieri come Claudio Pavone, Salvatore Settis, Carlo Ginzburg, Enzo Collotti, Simon Levis Sullam, Liliana Picciotto. “Dare la parola in sede scientifica achi nega l’esistenza della shoah sarebbe come pretendere che sostenitori del sistema tolemaico intervenissero a un convegno di astronomi”: questa la motivazione del “no” alla conferenza programmata del prof. Faurisson a Teramo. I firmatari si rivolgono al rettore Mattioli e al ministro per conoscere il valore formativo del master. Affermano anche che il corso sarebbe "diventato da tempo una tribuna dove la negazione della shoah viene spacciata per legittima critica alla politica dello Stato di Israele; dove a uelli che Pierre Vidal Naquet ha definito 'gli assassini della memoria' (negatori dell'Olocausto) si attribuisce lo statuto di storici'; dove si organizzano convegni, in cui sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali 'storici che negano uno o piu' tasselli della versione ufficiale dello sterminio degli Ebrei nella seconda guerra mondialé". Secondo i firmatari "le sedi universitarie devono essere spazi di libertà di pensiero", ma allo stesso tempo "la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile". "E' grave - conclude l'appello - che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un'aula universitaria".

venerdì 11 maggio 2007

Catone il Censore delle «scatole vuote»

C’è un’anima candida, in Abruzzo, dispersa nella fitta boscaglia delle norme per indire (o stoppare?) tre referendum. Obiettivo: l’eliminazione dei costi eccessivi e dei privilegi della politica. Nonostante l’argomento abbia colpito e scosso l’opinione pubblica, Lorsignori fanno orecchio da mercante. Tirano a campare. C’è anche chi, con l’aria di non aver visto e sentito, se la prende con il governo. Reo di "essersi messo di traverso sulla creazione di nuove province e la moltiplicazione di enti locali”. Questo signore, reduce ormai da non si sa quale mondo sommerso, si chiama Giampiero Catone. E’ un parlamentare (per chi lo ignorasse) e anche segretario regionale di un redivivo partito della Democrazia Cristiana.
Con tutto il rispetto per la gloriosa Balena Bianca, non sapevamo che certi allevatori di “vacche grasse” potessero sopravvivere anche in questi nostri tempi grami. Tanto è vero che a Catone il Censore del governo Prodi, non manca il coraggio per rivendicare che il suo partito ha presentato proposte di legge…(aprite bene le orecchie): per istituire nuove province ad Avezzano e Sulmona (suo collegio elettorale). Ma, per non dispiacere nessuno, anche a Bassano del Grappa, Sibaritide Pollino, Melfi, Aversa e Venezia Orientale. Non farle, aggiunge il nostro bronzeo onorevole, sarebbe un’offesa alla “dignità di tutti quei cittadini e territori che da anni reclamano una propria autonomia”.
Con questo affermando il principio che la “dignità” di noi cittadini si salva con la Provincia. Altrimenti detta "scatola vuota"da Ugo La Malfa, un politico che certe cose le conosceva. Ma, temendo forse di averla sparata grossa, Catone suggerisce persino la scappatoia. Per farle a tutti costi, le Province. Così: sopprimendo “gli enti intermedi”. Cioè quella caterva di carrozzoni e rimorchi vari che, sul territorio, stanno fra la Provincia e la Regione. Cioè i cosiddetti enti e consigli d’amministrazione “mangiasoldi”, con la pletora annessa di presidenti, consiglieri, assessori e consulenti.
Una guerra persa in partenza. Ma che fa? Per Catone l’importante è allungare la lista delle “scatole vuote”.

Faurisson a Teramo: botta e risposta di studiosi italiani

Teramo, 11 mag. Forse sarà bloccata all’Università la conferenza del prof. Robert Faurisson, ex professore di letteratura francese presso l’università di Lione, noto per le sue tesi negazioniste sullo sterminio degli ebrei d’Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste. Di alcuni milioni di esseri umani si sarebbero perse le tracce senza che si sappia bene il perché…Una tesi che, ovviamente, ha scatenato subito roventi polemiche e reazioni. A cominciare dal mondo accademico. Da dove è partito un appello, assai polemico e argomentato, sottoscritto da storici e docenti delle maggiori università italiane. Il documento, indirizzato al rettore dell’università di Teramo Mattioli e al ministro Mussi, per conoscenza. C’è chi sollecita, oltre al blocco della conferenza, quello del master “Enrico Mattei”, che si sta tenendo presso l’Ateneo teramano, coordinato dal prof. Claudio Moffa e dedicato ai problemi del Medio Oriente.
In realtà –si legge nel documento- ben lungi dal porsi nell’ottica di sviluppare nei giovani un pensiero ad un tempo critico e consapevole delle vicende che hanno attraversato il secolo scorso e si prolungano in quello attuale, il master 'Enrico Mattei' è diventato da tempo una tribuna dove si spaccia per legittima critica alla politica dello stato di Israele la negazione della Shoah… Va da sé che le sedi universitarie debbano essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; ci pare invece che nel master 'Enrico Mattei' la tendenziosità abbia prevalso su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così la credibilità di un importante ateneo italiano…Permettere che un luogo deputato alla ricerca scientifica si proclamino assurdità del genere è come chiedere che ad insegnare geografia vadano persone convinte che la terra sia piatta…”.
Dopo la immediata reazione del rettore Mattioli, che si è dissociato dalle scelte recenti del master, non c’è che da attendere gli sviluppi. Per verificare se la terra continua ad… essere rotonda anche per l’ateneo di Teramo.
La replica dei docenti favorevoli
Non si fa attendere la replica di chi, nel mondo universitario, è favorevole alla presenza a Teramo del prof. Faurisson. Un documento di risposta con decine di firme, a cominciare da quella del prof. Claudio Moffa, ribadisce: "Senza  entrare nel merito dell'analisi dei fatti proposti dallo studioso francesse, crediamo che i principi di libertà di opinione, libertà accademica, libertà di ricerca storica garantiti dalla Costituzione italiana, dal Trattato costituzionale europeo e dalla Dichiaraziione universale dei Diritti dell'Uomo, rendano pienamente legittima questa iniziativa didattica". Un appello poi viene lanciato "contro le leggi liberticide, che infangano e distruggono l'Europa delle libertà borghesi e socialiste, contro l'imbavagliamento dell'insegnamento di ogni ordine e grado, contro tutti gli integralismi, contro l'idiozia e lo squallido opportunismo dilaganti a destra e a sinistra nei ceti politici e intellettuali".

mercoledì 9 maggio 2007

La satira da Totò a Cornacchione

I sindaci parlano, promettono. Ma poi non ce la fanno a ridurre le tasse. Cominciando dall’Ici. Le casse sono vuote. Sorprende perciò scoprire che un sindaco a cui piace la “satira amica” abbia elargito 10.000 euro a Daniele Luttazzi e 5.000 a Antonio Cornacchione. Il comico, quest’ultimo, con la fissa di Silvio. Berlusconi, naturalmente. Al centro dei suoi scherzi e lazzi, quando era capo del governo. Confermato al vertice della sua attenzione, ora che è stato mandato all’opposizione.
Il primo cittadino (amante dei comici che mettono alla berlina gli avversari politici), offre così lo spunto a Forza Italia, per accusarlo di “satira ideologica e di parte”. A spese dei contribuenti. Anche di quelli vicini all’ex presidente del Consiglio e alla sua parte. Né risulta che il sindaco abbia diffuso una smentita. Evidentemente, i fatti sono quelli. A dimostrazione che, nel suo territorio, il problema dei “costi della politica” non esiste. E si continua a spendere danaro pubblico. Pure per ridere.
Come, per motivi diversi, si fa altrove. Dove altri pubblici amministratori di manica larga stanno creando un consorzio (un altro!). Con tanto di sede bene arredata. Indovinate per cosa? Per la valorizzazione dei piccoli borghi. Cosa buona e sacrosanta, ci mancherebbe. Sicuramente, presto avremo un presidente corredato di relativo consiglio d’amministrazione. Né potranno mancare i gettoni, sempre graditi da Lorsignori. Quei gettoni che vorrebbero abolire o ridurre e che, intanto, si moltiplicano.
Nessuno spiegherà, ovviamente, la vera utilità di questo nuovo “carrozzino”. Visto che ce ne sono tanti altri che potrebbero svolgere quella stessa funzione. Pazienza, comunque. Che volete che sia rispetto alle spese “top-secret” del Quirinale? Spiccioli, quisquilie, pinzillacchere, direbbe Totò. Il comico che non aveva bisogno di soldi pubblici per farci ridere.

lunedì 7 maggio 2007

Il «business» delle auto incidentate

C’è un Centro-Sud tutto da scoprire. Quello della fantasia e dell’innovazione. Può bastare una breve sosta in autostrada per vederne un pezzo. SMS, la sigla. Che non allude ai soliti messaggini, croce e delizia del nostro quotidiano. Si tratta, invece, del logo della Società Macchine Sinistrate. Com’è scritto sulla fiancata di un Tir, in sosta nell’area d’una stazione di servizio. Due piani di auto uscite malconce dal fronte del traffico.
L’autista, napoletanissimo, lavora per una delle tante aziende di Napoli e dintorni. Specializzate nella compravendita di “plurimarche” incidentate. Per un commercio parallelo che si sviluppa su scala nazionale. Assai fiorente. Grazie a prezzi super-vantaggiosi. Auto a scelta. Di ogni tipo e modello, a cifre davvero allettanti. Ma l’intraprendenza napoletana va oltre. Dopo l’acquisto della “quattro ruote” in saldo, c’è un secondo business pronto. Quello dei pezzi di ricambio. Per carrozzeria e meccanica, da rimettere a nuovo. Disponibilità massima e tariffe due o tre volte inferiori a quelle del resto d’Italia.
Basta andare su Internet. Circa cento i siti dedicati a questo gigantesco commercio parallelo. Ricco di proposte e offerte. Né mancano descrizione e foto dell’auto da fare vostra. A prezzi stracciati. Idem per i “ricambi, difficili altrimenti da ottenere e costosi da richiedere”. Come avverte l’avviso pubblicitario.
Insomma, simm a Napule, paisà. Dove i miracoli sono sempre possibili. Anche quando restate a piedi.

venerdì 4 maggio 2007

Il presidente e la «politica dei favori»

Ottaviano Del Turco picchia duro e dice basta alla “politica dei favori”. Va a finire –così pensa qualcuno- che l’illustre presidente della Regione Abruzzo licenzia il fotografo e il vignettista di fiducia. Invece, no. Sta parlando di altro. Fa sapere, infatti, di aver affidato ad un noto avvocato una vertenza giudiziaria contro l’ Enel. Per la cessione, troppo generosa, dei fiumi degli abruzzesi. Acqua passata, ma non è mai troppo tardi. Poi, ci ripensa e torna sulla questione rovente dei “costi della politica”. Il governo Del Turco fa pochino per combattere lo spreco? Sempre di più, puntualizza il polemico presidente, di qualche anno fa. Quando nasceva un consiglio d’amministrazione ogni 30 giorni e nessuno diceva niente. Verissimo. Tutti stavano con la bocca cucita. Compreso il coriaceo Del Turco. Autorevole inquilino del Palazzo anche allora.

giovedì 3 maggio 2007

Dopo la Storia, c'è chi vuol riscrivere la Geografia

Silvi (Te) ultima della lista, ma in ottima compagnia. Lungo l’elenco delle località che vogliono cambiare provincia o regione. Carta geografica dello Stivale da riscrivere, se tutte le richieste venissero accolte. Cosa improbabile. Anche per la complessità e le lungaggini delle procedure. Sette referendum promossi dai comuni sono già stati accolti, per il resto si vedrà.
Ad entrare in fibrillazione sono in genere le popolazioni ai confini. Come il caso di Silvi rispetto a Teramo, capoluogo lontanissimo. Mentre Pescara è geograficamente vicina. La popolazione, più che sul confine, si sente ai margini. Anzi, emarginata. Da qui il desiderio di indire un referendum per cambiare. I comuni secessionisti sono in tutto cento e alla lista si aggiunge ora Silvi. Persino un territorio blasonato come Cortina vuol saltare il confine, passando dal Veneto all’Alto Adige. Sedici comuni delle Marche vogliono andare con l’ Emilia Romagna. Dal Molise in cinque progettano di emigrare in Abruzzo. La regione che tocca il record dei “secessionisti” è il Veneto con 47 comuni sul piede di partenza.
C’è da chiedersi cosa possa esserci dietro questa “fibrillazione localistica” portata all’eccesso. Sicuramente, nasce dal nuovo rapporto delle periferie con la politica nazionale. Sempre più lontana e scollata nel rapporto con le popolazioni dei comuni e delle province. Facciamo l’esempio dell’Abruzzo di ieri. Quando sulla scena c’erano “big” come Remo Gaspari e Lorenzo Natali. Uomini di governo e, soprattutto, “intermediari” con il potere dei Palazzi romani. Ora, avvertendo il vuoto, le popolazioni ripiegano su se stesse, per cercare soluzioni e risposte sul territorio. Quando non arrivano, come capita, propongono per protesta un referendum. Per cambiare provincia o regione. In un mondo che ormai marcia con le coordinate dell’Europa e del globalismo, c’è chi scatena guerre di campanili, guardando ai confini provinciali. Un paradosso. Per camminare contromano.

mercoledì 2 maggio 2007

Un giudice coraggioso e...tutto solo

Troppe pressioni sulla Corte Costituzionale. Per bloccare il referendum sulla legge elettorale. Il giudice Romano Vaccarella si dimette. Per protesta. “Ho aspettato alla finestra per vedere cosa succedeva in questo allegro Paese davanti a una cosa che io ritengo molto grave. Poi ho visto che ero solo, o quasi solo, a ritenere molto gravi certe ingerenze e, quindi, ne ho tratto le conseguenze…” . Ecco un giudice coraggioso. Un italiano esemplare. Nel mirino due ministri e un sottosegretario. Con tanto di nome e cognome. Ma quali sono state le reazioni di Lorsignori? Quelle solite. All’italiana. Di chi la sa lunga. Per passsare oltre più in fretta possibile. Vogliamoci bene. Con l’immancabile inno all’indipendenza della magistratura. Retorica, aria fritta. Per seppellire tutto. Naturalmente, nessuno che abbia il coraggio di colpire i responsabili e di rimandarli a casa. L’unico modo serio per rendere omaggio all’indipendenza della magistratura. Soprattutto, per il buon esempio a tutti.