Lo scenario che gl’interessati prospettano, dall’una e dall’altra parte, è catastrofico, per l’intera stampa italiana. Un mondo tutto da esplorare, dove ormai solo i “furbetti della rotativa e del tubo catodico” fanno affari d’oro, con le elargizioni della legge sull’editoria e non solo. I cosiddetti “editori impuri” dominano ormai il panorama giornalistico ed editoriale nazionale. Hanno saldamente sotto controllo la proprietà di giornali e tv, ma sono anche padroni di aziende, cliniche private, imprese di costruzione e via enumerando. Veri e propri “poteri forti”, che spesso e volentieri si trovano e riemergono in maxi affari, pubbliche elargizioni, lottizzazioni e speculazioni edilizie ad alto livello affaristico. Le fortune di certi personaggi crescono e si moltiplicano a vista. Mentre le condizioni dei precari, che hanno il privilegio di lavorare in certi giornali e tv, restano invariabilmente le stesse. Ma c’è un sistema per uscire dallo scandaloso andazzo? Certamente, on.li signori. Basterebbe una leggina di quattro-cinque righe: “non potranno più incassare una lira da enti pubblici locali e nazionali tutti i Lorsignori dell’Editoria nazionale e locale che, reclutando precari a 7/8 euro a pezzo, spacciano informazione compiacente verso il Palazzo…”. D’accordo, Presidente del Consiglio Prodi? Allora, sotto con la leggina anti-precariato. E anti-furbetti.
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Notizie Italiane
giovedì 14 dicembre 2006
Prodi e i precari dell'informazione
“Quando faccio la lotta al precariato, penso anche a un vostro giovane collega che mi trovo sotto casa alla domenica e prende 7/8 euro a pezzo”. Parola del presidente del Consiglio, Prodi, che vede estremamente dura la posizione degli editori italiani. Nonostante gli appelli, persino del presidente della Repubblica, e gli scioperi di giornali e tv, gruppi editoriali grandi e piccoli si rifiutano di riprendere il dialogo con i giornalisti. Da troppo tempo, sottolineano i sindacati di categoria, senza un nuovo contratto. Anzi, verso un rovinoso declassamento del ruolo e delle funzioni.
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