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Notizie Italiane
sabato 31 marzo 2007
Mentre Dico, il matrimonio tradizionale vince
Eppure, si fa un gran parlare della crisi dei matrimoni e della scarsa tenuta del giuramento a due davanti all’altare. Le statistiche, infatti, confermano. Il rito del velo e dello scambio degli anelli, con quel che segue, tuttavia conserva intatto il fascino d’ una cerimonia -si fa per dire- unica e…ripetibile. Bando al cattivo augurio, nessuno rinuncia ad una razione di romanticismo. Come ai vecchi tempi. Quando il matrimonio durava una vita.
Rosy Bindi e le colleghe di cordata si batteranno con decisione. Per dare risposte alle coppie di fatto. Prepariamoci alle battaglie future attorno ai Dico. Impossibile, per ora, prevedere le soluzioni che verranno. Sicuramente, troveranno le regole giuste. Per accontentare tutti.
Ma non basta. I sostenitori dei Dico dovranno pensare anche ad inventare il “loro rito”. Per abolire lo svantaggio delle coppie di fatto su quelle tradizionali.
Da escludere, però, che atmosfera romantica e fascino del velo nuziale possano essere introdotti...per legge.
venerdì 30 marzo 2007
Guttuso, grande anche nella «doppiezza»
Renato Guttuso, artista sommo un po' dimenticato. A rinverdirne la memoria è uscito in questi giorni un libro da leggere (Renato Guttuso.Un ritratto del XX secolo di Paolo Parlavecchia- Utet, 342 pagine, 22 euro). Per scoprire notizie nuove o che sono sfuggite, quando il maestro era in vita. Grande persino nella sua non comune "doppiezza". Intanto, nella politica.
Più volte premiato dal fascismo ai tempi dei Littoriali (1937 -'38) e protetto dal ministro Bottai, militò poi fino all'ultimo nel Pci di Palmiro Togliatti. Pittore di successo, il ricchissimo Guttuso mai abbandonò il partito dei proletari. Neppure in occasione della denuncia dei crimini di Stalin e dei gravi fatti d'Ungheria. Quando molti colleghi artisti e intellettuali si allontanarono dal partito, rinnegando il marxismo.
Fedele alla sua "doppiezza", Guttuso ne confermò la vocazione anche in amore e nei rapporti sentimentali. Travolto dalla passione per Marta Marzotto, ritratta in molte sue opere celebri, non ruppe tuttavia il vincolo matrimoniale, durato cinquant'anni, con la moglie Mimise.
Le curiosità di questo bel libro sono anche altre. A cominciare dalla data di nascita. Anch'essa duplice: Bagheria, 26 dicembre 1911; Palermo, 2 gennaio 1912. "A questa nascita doppia- sottolinea l'autore del volume- corrisponde, all'altro capo del filo, un funerale doppio, laico, in piazza del Pantheon -sventolare di bandiere rosse- e religioso, a Santa Maria sopra la Minerva- con tutti gli onori che la Chiesa offre al figliol prodigo ritrovato".
Insomma, vita e morte da grande artista. Coerentemente con il suo "destino doppio", da vero italiano.
mercoledì 28 marzo 2007
Le nubi «respingono» ministro e Protezione civile
domenica 25 marzo 2007
Quel «clientelismo» di Gaspari (rimpianto da molti)
Eppure, bisogna comprenderli. Dall’alto del loro empireo, gl’"irrangiungibili" della Seconda Repubblica, sono davvero impegnati. Assorbiti, fra una passerella e l’altra, in grandi progetti. Programmi improbabili. Astrattezze varie. Dura la vita. Difficile la gara, sempre più in basso, della loro politica. Più che la cultura dei padri (ormai un “optional”), urge armarsi di ben altro. Per restare a galla. Fra tanti squali dai denti lunghissimi. Materia–base del neo-machiavellismo? Il “voltagabbanismo”. Vale a dire l’arte di trovarsi, a tempo e luogo, nel posto giusto. Senza sbagliare un colpo. Per non bruciare una carriera. Non c’è tempo per altro. Da capirli, se questa è la regola.
Altro mondo (ma sembra ieri), quello di Remo Gaspari. Ex pluri-ministro. Anzi, ex “boss d’Abruzzo”. Bollato così, con tinte velenose, dagl’irriducibili avversari del tempo che fu. Personaggio rimpianto da molti. Ma nessuno (a cominciare da quanti si auto-promuovono suoi eredi) che lo abbia copiato nella più straordinaria delle imprese. Quella della moltiplicazione di voti e consensi. Dotato com’era di eccezionale memoria e forte energia, oltre che di capacità organizzative. Instancabile, soprattutto, nell’ascoltare e nel dare risposte immediate. A tutti. Senza neppure il “filtro” delle tessere e del colore politico. Lo chiamavano “clientelismo”, quello del potente politico di Gissi. Con disprezzo ed invidia. Ma qualcosa di buono doveva esserci, se molti adesso (avversari di ieri inclusi), rimpiangono efficienza, attivismo, presenzialismo, disponibilità.
Clientelismo da Prima Repubblica, quello di Gaspari? Sostituito “come”? Spieghino, gl’ineffabili successori (e sedicenti eredi) come vivono il rapporto con la gente. Come creano e conservano consensi. Quali risposte danno ai bisogni della collettività.
E, per concludere, come riescono Lorsignori ad affrontare (non diciamo a superare) il giudizio delle urne. Con la “non politica”? Siamo davvero curiosi di scoprirlo.
giovedì 22 marzo 2007
Dal sacrificio di 4 universitari l'alba del nuovo Abruzzo
Diciamo grazie, per queste conquiste, a quei quattro che persero la vita per vedere realizzato un sogno. Allora lontano. No, non fu la solita strage del “sabato sera”. Come, purtroppo, vediamo oggi. Protagonisti giovani che tornano (quando tornano) dalla discoteca. Una tragedia “diversa”, quella di 48 anni fa. Forse un po’ di velocità, per l’ebbrezza di viaggiare a bordo d’un’auto presa a nolo. Ma niente alcol. Neanche a parlarne, niente droga.
Tempi lontani e diversi. Stava per esplodere il mitico “ boom Anni ’60” con il miraggio della Fiat 600. Con i primi juke-box, nei locali e sulle spiagge. I giovani abruzzesi si divertivano così. Intanto, affrontavano con serietà i problemi del futuro.
Per la loro terra - lontana e irrangiungibile- rivendicavano un centro di cultura (l’università) e un punto di aggregazione civile (un quotidiano). Fatti dagli abruzzesi per gli abruzzesi. Emigranti per lavoro, i giovani allora si sentivano “nomadi”. Anche per gli studi e la cultura.
Studiare, laurerarsi? La strada era già segnata. Quella dei loro padri: Roma, Bologna, Milano. Naturalmente, per i pochi che potevano permettersela. Come sempre. Quei quattro universitari persero la vita per dare a tutti i coetanei un diritto. Che, allora, era il lusso di pochi privilegiati: studiare. Bando alla "valigia accademica". Per cancellare ritardi e arretratezze secolari.
Retorico concludere che, dal sacrificio di quelle giovani vite, spuntò l’alba di un Abruzzo più colto e civile?
domenica 18 marzo 2007
Congressi di partito ieri e oggi
Qualcuno vede “assenza della politica”. L’impressione è che si abbia fretta, bando alle chiacchiere, per arrivare alla conta di voti e delegati. Il clima “elettrico” delle fazioni è palpabile. Confermato dall’oratore di turno, che sollecita la cacciata da un certo incarico di un esponente della minoranza. Opposizione, va bene, ma che non disturbi troppo. “Vedete? Qui si lavora per tenere aperte le fratture”. Qualcuno rimpiange la Dc plebiscitaria e popolare di Gaspari e Natali. Quando un partito forte e diviso, con notabili e correnti, alla fine, non dimenticava mai di “ricucire e “riunire”. Specie nei congressi. Assente la politica, forse qui manca anche un po’ di saggezza machiavellica. Lo ha capito Luciano D’Alfonso, “big” della Margherita, ora in attesa del “braccio di ferro a tre”.
Urge dire basta a “questa politica”. E il rimedio c’è. Si chiama “Iter”. Vuol dire “Idee e territorio”. D’Alfonso, tempestivo come sempre, già ha presentato la “chiave – grimaldello” al suo popolo. Sarà l’arma “segreta” di questo congresso? Pare infatti pacifico che, senza idee, neppure la politica possa fare un passo avanti.
giovedì 15 marzo 2007
Un candidato-sindaco in «mutande»
Insomma, in campagna elettorale, il “marketing del nudismo”, visto come stanno le cose, potrebbe anche funzionare. Ma che non sia specchietto per le allodole. Come altre strategie che conosciamo. Per accaparrare voti, consensi e…arrivederci alla prossima volta. Un’autentica novità, dovrebbe essere. Per costruire, giorno dopo giorno, quella “casa di vetro” tanto promessa da Lorsignori e mai realizzata. Complimenti, dunque, al candidato sindaco che propone lo slip come marchio di garanzia. Della trasparenza e del buongoverno. Così ignudo, fra l’altro, sarebbe tecnicamente impossibile intascare mazzette e tangenti. Sempre possibili, in politica. Vero: l’abito non fa il monaco. Specie se troppo succinto. L’importante è abituarsi a non avere tasche. Anche in doppiopetto.
martedì 13 marzo 2007
San Gabriele: «festa dei cento giorni» o «degli eccessi»?
domenica 11 marzo 2007
La tv che non piace a Mastella & C.
La notizia, dunque, è sacra. Gli addetti all’informazione tornino ad essere, sempre e comunque, indipendenti. Lontani e al di sopra dai condizionamenti del Palazzo. Schierati e di parte, è consentito solo a quanti lavorano nei giornali e nelle tv di partito. Non si può pretendere “equidistanza” da un redattore de L’Unità né da uno del Secolo d’Italia. Sono organi di forze politiche. E’ bene che siano ideologicamente espliciti e coerenti. Il mitico Santoro fa un’altra cosa. Vorrebbe farsi credere “indipendente”, ma si capisce che non è “equidistante” e neppure “al di sopra”. E’ accaduto in passato, scatenando polemiche e diffidenze. Una scelta di campo, la sua. Adesso, però, difficile accreditarsi “indipendente”. Anche quando si sforza di esserlo veramente. Non è credibile. Neppure tra quanti, come Mastella, militano dalla parte dello schieramento preferito da “Michele chi?”. Insomma, il giornalista deve essere indipendente o schierato. Sempre. Senza se e senza ma. Vie di mezzo e ambiguità, alla lunga, non pagano. Soprattutto, non aggiungono credibilità al “mestieraccio”.
sabato 10 marzo 2007
Il mare «cancellato» di Pescara
Hanno rubato il mare ai concittadini di Gabriele d’Annunzio. Era lo slogan turisticamente vincente (e lo è ancora, ma per altre località):”Vista mare”. Ora, a Pescara, non potranno usarlo più. Come gli ambientalisti confermano, protestando con maxi-manifesti e cortei. E denunciano che ci sono ormai “ben 9.720 metri di costa senza vista”. Addio mare, insomma. Qui hanno cancellato “l’Adriatico selvaggio”, trapiantandovi un pezzo di Tirolo. Brutte baite in legno nero nascondono il mare, moltiplicando cubature e superficie. Furbizie- spiegano- per aggirare il piano- spiaggia e “speculare” un po’ di più. E poi muri, recinzioni e reti. Per impedire, ostacolare, controllare (a pagamento) l’accesso al mare e alla spiaggia.
Che direbbe il Vate pescarese? Intanto, che la sua Pescara non è più quella. Irriconoscibile. Anche i pastori di “settembre, andiamo” sarebbero perplessi e smarriti. Davanti al mare che non c’è più, il futuro Vate passò l’infanzia, lasciando impresse tracce indelebili nell’anima del poeta e dello scrittore. Gli affetti familiari, le amicizie, la natura primitiva, i miti, le leggende, le passioni violente, il misticismo della sua terra rimasero incisi nell’uomo e nell’artista. “Terra vergine”, “Le novelle della Pescara”, “La figlia di Iorio” ne offrono molteplici testimonianze. Signori del cemento, attenzione. “Rubare” il mare a Pescara, vuol dire cancellare d’Annunzio e la sua opera. Con tutto il resto. O no?
venerdì 9 marzo 2007
«Stipendi eccellenti»: un sindacalista-ficcanaso
Cifre alla mano, Frullo credeva di esercitare un suo diritto. Da cittadino, oltre che da “addetto ai lavori” in un sindacato. Né immaginava, forse, di provocare una reazione tanto forte dei diretti interessati. Con attacchi velenosi addosso al malcapitato ficcanaso. Definito “novello Catone” e perditempo. Reo di buttare fango su prestigio, dignità, sacrifici e laboriosità dei singoli consiglieri.
Noi siamo qui per placare gli animi. Decisi tuttavia a riconoscere a tutti, specie a un sindacalista, il diritto di frugare nelle tasche di Lorsignori. Se trasparenza deve esserci, nessuno si indigni per tanto poco. O l’elettore-contribuente paga e tace? Come fa quasi sempre. Se a volte batte un colpo, come in questo caso, pazienza.
Nessuno mette in dubbio capacità e valore della corte di Ottaviano Del Turco. Per questo, forse, pagati meglio di potenti capi di Stato. Le artiglierie “bipartisan” hanno sputato fuoco sulla inchiesta - ficcanaso di Frullo. Senza smentire, però, quelle cifre che farebbero gola a Putin e Zapatero. Un primato, in fondo, che fa onore.
Possiamo vantarci, finalmente, di non essere più gli straccioni d’un tempo. Anzi. Buoni tutti, allora.