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Notizie Italiane

sabato 31 marzo 2007

Mentre Dico, il matrimonio tradizionale vince

Dico, non Dico. Coppia di fatto o no, tutti abbiamo qualcosa da dire sull’argomento del giorno. Intanto, statistiche alla mano, pare che a guadagnarci sia proprio il matrimonio. Quello tradizionale. Con paggetti, abiti a strascico, pranzi da venti portate e torte-grattacielo. C’è anche chi ha stilato la lista (lunghissima) dei vip. Che credono nel matrimonio e non solo. Lo ripetono anche più d’una volta. Le nozze faraoniche sono tornate decisamente di moda. Anzi, sembrano particolarmente gradite alle “coppie da rotocalco”. Che, soprattutto, possono permettersele.
Eppure, si fa un gran parlare della crisi dei matrimoni e della scarsa tenuta del giuramento a due davanti all’altare. Le statistiche, infatti, confermano. Il rito del velo e dello scambio degli anelli, con quel che segue, tuttavia conserva intatto il fascino d’ una cerimonia -si fa per dire- unica e…ripetibile. Bando al cattivo augurio, nessuno rinuncia ad una razione di romanticismo. Come ai vecchi tempi. Quando il matrimonio durava una vita.
Rosy Bindi e le colleghe di cordata si batteranno con decisione. Per dare risposte alle coppie di fatto. Prepariamoci alle battaglie future attorno ai Dico. Impossibile, per ora, prevedere le soluzioni che verranno. Sicuramente, troveranno le regole giuste. Per accontentare tutti.
Ma non basta. I sostenitori dei Dico dovranno pensare anche ad inventare il “loro rito”. Per abolire lo svantaggio delle coppie di fatto su quelle tradizionali.
Da escludere, però, che atmosfera romantica e fascino del velo nuziale possano essere introdotti...per legge.

venerdì 30 marzo 2007

Guttuso, grande anche nella «doppiezza»

Renato Guttuso, artista sommo un po' dimenticato. A rinverdirne la memoria è uscito in questi giorni un libro da leggere (Renato Guttuso.Un ritratto del XX secolo di Paolo Parlavecchia- Utet, 342 pagine, 22 euro). Per scoprire notizie nuove o che sono sfuggite, quando il maestro era in vita. Grande persino nella sua non comune "doppiezza". Intanto, nella politica.
Più volte premiato dal fascismo ai tempi dei Littoriali (1937 -'38) e protetto dal ministro Bottai, militò poi fino all'ultimo nel Pci di Palmiro Togliatti. Pittore di successo, il ricchissimo Guttuso mai abbandonò il partito dei proletari. Neppure in occasione della denuncia dei crimini di Stalin e dei gravi fatti d'Ungheria. Quando molti colleghi artisti e intellettuali si allontanarono dal partito, rinnegando il marxismo.
Fedele alla sua "doppiezza", Guttuso ne confermò la vocazione anche in amore e nei rapporti sentimentali. Travolto dalla passione per Marta Marzotto, ritratta in molte sue opere celebri, non ruppe tuttavia il vincolo matrimoniale, durato cinquant'anni, con la moglie Mimise.
Le curiosità di questo bel libro sono anche altre. A cominciare dalla data di nascita. Anch'essa duplice: Bagheria, 26 dicembre 1911; Palermo, 2 gennaio 1912. "A questa nascita doppia- sottolinea l'autore del volume- corrisponde, all'altro capo del filo, un funerale doppio, laico, in piazza del Pantheon -sventolare di bandiere rosse- e religioso, a Santa Maria sopra la Minerva- con tutti gli onori che la Chiesa offre al figliol prodigo ritrovato".
Insomma, vita e morte da grande artista. Coerentemente con il suo "destino doppio", da vero italiano.

mercoledì 28 marzo 2007

Le nubi «respingono» ministro e Protezione civile

Un’agenzia di stampa comunica: “Nubi respingono elicotteri del ministro De Castro e Bertolaso”. Sembra un episodio di “Scherzi a parte”. Che forza, il Gran Sasso! Massiccio più che mai. Basta un piccolo colpo di tosse del “Gigante che si sveglia” per mettere in fuga l’elicottero con a bordo il ministro delle politiche agricole, Paolo De Castro. Non solo… Respinto anche Guido Bertolaso, che non è un signore qualunque, ma nientemeno il capo della Protezione civile nazionale. E’ stata una vera emergenza e l’hanno chiamata “turbolenza atmosferica”. Per giustificare l’appuntamento mancato dei due personaggi in Abruzzo. Dove il ministro e il capo della Protezione civile erano attesi da politici e amici, per una visita ufficiale preparata a puntino (con relativo spuntino). Il ministro, però, è uomo d’onore: ha fatto sapere via telefono che pagherà subito nove milioni di euro al Consorzio di Bonifica. Eccezionale veramente. Mai visto un rappresentante del governo sborsare tanto per un’assenza. Più o meno giustificata.

domenica 25 marzo 2007

Quel «clientelismo» di Gaspari (rimpianto da molti)

Pronto? Due passaggi veloci e parliamo con un importante personaggio al vertice di un grande gruppo del Nord. Provate dalle nostre parti. Scoprirete quanto sia profondo il distacco fra voi e gl’inquilini della “stanza dei bottoni”. Li trovate sempre super-impegnati. Indaffarati. In riunione. Irrangiungibili. Di persona o per telefono, risultano irreperibili. Gli “eletti dal popolo”, soprattutto. Che non trovano mai un po’ di tempo per ascoltare noi che, per loro, sborsiamo prebende e privilegi. Provateci, se non lo avete già fatto. Parlare con Lorsignori è un’impresa. Quando li cercate, sono altrove. Se sono fisicamente presenti, parlano al telefono. E, se fanno finta di ascoltare, difficilmente capiscono.
Eppure, bisogna comprenderli. Dall’alto del loro empireo, gl’"irrangiungibili" della Seconda Repubblica, sono davvero impegnati. Assorbiti, fra una passerella e l’altra, in grandi progetti. Programmi improbabili. Astrattezze varie. Dura la vita. Difficile la gara, sempre più in basso, della loro politica. Più che la cultura dei padri (ormai un “optional”), urge armarsi di ben altro. Per restare a galla. Fra tanti squali dai denti lunghissimi. Materia–base del neo-machiavellismo? Il “voltagabbanismo”. Vale a dire l’arte di trovarsi, a tempo e luogo, nel posto giusto. Senza sbagliare un colpo. Per non bruciare una carriera. Non c’è tempo per altro. Da capirli, se questa è la regola.
Altro mondo (ma sembra ieri), quello di Remo Gaspari. Ex pluri-ministro. Anzi, ex “boss d’Abruzzo”. Bollato così, con tinte velenose, dagl’irriducibili avversari del tempo che fu. Personaggio rimpianto da molti. Ma nessuno (a cominciare da quanti si auto-promuovono suoi eredi) che lo abbia copiato nella più straordinaria delle imprese. Quella della moltiplicazione di voti e consensi. Dotato com’era di eccezionale memoria e forte energia, oltre che di capacità organizzative. Instancabile, soprattutto, nell’ascoltare e nel dare risposte immediate. A tutti. Senza neppure il “filtro” delle tessere e del colore politico. Lo chiamavano “clientelismo”, quello del potente politico di Gissi. Con disprezzo ed invidia. Ma qualcosa di buono doveva esserci, se molti adesso (avversari di ieri inclusi), rimpiangono efficienza, attivismo, presenzialismo, disponibilità.
Clientelismo da Prima Repubblica, quello di Gaspari? Sostituito “come”? Spieghino, gl’ineffabili successori (e sedicenti eredi) come vivono il rapporto con la gente. Come creano e conservano consensi. Quali risposte danno ai bisogni della collettività.
E, per concludere, come riescono Lorsignori ad affrontare (non diciamo a superare) il giudizio delle urne. Con la “non politica”? Siamo davvero curiosi di scoprirlo.

giovedì 22 marzo 2007

Dal sacrificio di 4 universitari l'alba del nuovo Abruzzo

Quei quattro ragazzi morti la notte del 18 marzo 1959. Berardo Cavarocchi, Lugi Forti, Pasqualino Frezza e Angelo Galbo ricordati da Comune e associazione Teramo Nostra. La ”città della memoria” ha reso omaggio agli universitari che morirono per un ideale che, allora, sembrava irrealizzabile. Il sogno per avere, finalmente, un ateneo, un centro di studi accademici. Almeno uno. Poi, dopo quelle lotte e quelle battaglie, in Abruzzo arrivarono “le università”. Troppe, forse.
Diciamo grazie, per queste conquiste, a quei quattro che persero la vita per vedere realizzato un sogno. Allora lontano. No, non fu la solita strage del “sabato sera”. Come, purtroppo, vediamo oggi. Protagonisti giovani che tornano (quando tornano) dalla discoteca. Una tragedia “diversa”, quella di 48 anni fa. Forse un po’ di velocità, per l’ebbrezza di viaggiare a bordo d’un’auto presa a nolo. Ma niente alcol. Neanche a parlarne, niente droga.
Tempi lontani e diversi. Stava per esplodere il mitico “ boom Anni ’60” con il miraggio della Fiat 600. Con i primi juke-box, nei locali e sulle spiagge. I giovani abruzzesi si divertivano così. Intanto, affrontavano con serietà i problemi del futuro.
Per la loro terra - lontana e irrangiungibile- rivendicavano un centro di cultura (l’università) e un punto di aggregazione civile (un quotidiano). Fatti dagli abruzzesi per gli abruzzesi. Emigranti per lavoro, i giovani allora si sentivano “nomadi”. Anche per gli studi e la cultura.
Studiare, laurerarsi? La strada era già segnata. Quella dei loro padri: Roma, Bologna, Milano. Naturalmente, per i pochi che potevano permettersela. Come sempre. Quei quattro universitari persero la vita per dare a tutti i coetanei un diritto. Che, allora, era il lusso di pochi privilegiati: studiare. Bando alla "valigia accademica". Per cancellare ritardi e arretratezze secolari.
Retorico concludere che, dal sacrificio di quelle giovani vite, spuntò l’alba di un Abruzzo più colto e civile?

domenica 18 marzo 2007

Congressi di partito ieri e oggi

Piuttosto nitido il ricordo dei congressi di partito d’una volta. Quando dominavano la scena le“correnti” della Dc e il “centralismo democratico” del Pci togliattiano. Sono andato a curiosare su come vanno le cose, oggi, in un “partito nuovo”. Il congresso è quello locale della Margherita. Mi confondo per un po’ fra emergenti, semplici delegati, transfughi, donne in carriera e “matricole”. Ecco il popolo dell’assemblea congressuale. Quello che vota e decide i rapporti di forza. Importante, dicono, per le spartizioni di potere. Nel partito e fuori. Cerco di raccogliere umori e sfumature. Per capire. Vedo ben delineati i soliti schieramenti della maggioranza e minoranza. Il clima è complessivamente sereno. Anche se il dibattito, di tanto in tanto, si accende e scoppietta. Il risultato, come in ogni congresso che si rispetti, è dato per scontato. L’opposizione (“Meglio considerarci minoranza”) ha l’aria di chi si sente impotente e marginale. In un partito, sottolineano, “organizzativamente carente”. Diviso, soprattutto.
Qualcuno vede “assenza della politica”. L’impressione è che si abbia fretta, bando alle chiacchiere, per arrivare alla conta di voti e delegati. Il clima “elettrico” delle fazioni è palpabile. Confermato dall’oratore di turno, che sollecita la cacciata da un certo incarico di un esponente della minoranza. Opposizione, va bene, ma che non disturbi troppo. “Vedete? Qui si lavora per tenere aperte le fratture”. Qualcuno rimpiange la Dc plebiscitaria e popolare di Gaspari e Natali. Quando un partito forte e diviso, con notabili e correnti, alla fine, non dimenticava mai di “ricucire e “riunire”. Specie nei congressi. Assente la politica, forse qui manca anche un po’ di saggezza machiavellica. Lo ha capito Luciano D’Alfonso, “big” della Margherita, ora in attesa del “braccio di ferro a tre”.
Urge dire basta a “questa politica”. E il rimedio c’è. Si chiama “Iter”. Vuol dire “Idee e territorio”. D’Alfonso, tempestivo come sempre, già ha presentato la “chiave – grimaldello” al suo popolo. Sarà l’arma “segreta” di questo congresso? Pare infatti pacifico che, senza idee, neppure la politica possa fare un passo avanti.

giovedì 15 marzo 2007

Un candidato-sindaco in «mutande»

L’idea è buona. Salvo conferma. Delle elettrici "in primis". “Nudi alla meta”, ma non allude alle casse ormai vuote di gran parte degli enti locali. Il significato vuole essere più profondo e tutto politico-elettorale. Un campo, quello del marketing applicato alla competizione delle urne, dove non si finisce mai di imparare. Come vuol dimostrarci un aitante intraprendente quarantenne in corsa per diventare sindaco di Lecce. Che sul suo blog ha esordito in mutande, presentandosi senza veli a elettori e elettrici. Una prova della verità anche questa, ci sembra. Il fisichetto non è male. Può andare. Manca, invece, il programma degl’impegni politico - amministrativi. Né c’è da pensare che possa bastare uno “slippetto” per incantare gli elettori. Le elettrici in particolare. Il programma arriverà, c’è da giurarci. E che sia “nudo” anch’esso. Vale a dire vero. Senza fronzoli e false promesse.
Insomma, in campagna elettorale, il “marketing del nudismo”, visto come stanno le cose, potrebbe anche funzionare. Ma che non sia specchietto per le allodole. Come altre strategie che conosciamo. Per accaparrare voti, consensi e…arrivederci alla prossima volta. Un’autentica novità, dovrebbe essere. Per costruire, giorno dopo giorno, quella “casa di vetro” tanto promessa da Lorsignori e mai realizzata. Complimenti, dunque, al candidato sindaco che propone lo slip come marchio di garanzia. Della trasparenza e del buongoverno. Così ignudo, fra l’altro, sarebbe tecnicamente impossibile intascare mazzette e tangenti. Sempre possibili, in politica. Vero: l’abito non fa il monaco. Specie se troppo succinto. L’importante è abituarsi a non avere tasche. Anche in doppiopetto.

martedì 13 marzo 2007

San Gabriele: «festa dei cento giorni» o «degli eccessi»?

Un giornale l’ha titolata “Festa ed eccessi”. Ma era meglio, forse, raccontarla come “Festa degli eccessi”. Visti i particolari in cronaca: diecimila presenze, un ragazzo accoltellato, rissa a colpi di spranga, un arresto per droga e sei segnalati al prefetto, settanta soccorsi per eccesso di alcool, bottiglie di vino e super - alcolici sequestrati. E’ il bilancio, “neanche tanto disastroso”, annota il cronista (in precedenza, evidentemente, era finito peggio), dell’annuale rito della benedizione al Santuario di S. Gabriele. A cento giorni dagli esami di maturità. Migliaia di giovani provenienti da tre o quattro regioni, “per pregare e ritrovarsi insieme”. Con il solito contorno di violenza, mobilitazione di sindaci e forze dell’ordine. Se vogliamo, anche un “test”, sotto lo sguardo comprensivo e severo del fraticello che morì, nel Santuario sotto il Gran Sasso, in odore di santità. Qui ogni anno si svolge un illuminante “pre-esame” a istituzioni scolastiche e “nuove leve”. Davvero un “test”. In attesa dell’altro che, dopo cento giorni, avviene fra i banchi della Scuola. Quella Scuola che, purtroppo, nella preparazione dei giovani alla vita (e non solo), funziona poco. Problema-cardine di questa nostra società, che torna puntualmente alla ribalta. Anche a S. Gabriele. Per ricordarci che, senza allarmismi; anzi, pieni di speranza, dalla scuola urge ripartire. Magari iniziando dallo studio della vecchia cara “tabellina” di un tempo. Come in Francia. Dove il ministro dell’Educazione attribuisce grande importanza al “saper leggere, scrivere e far di conto”. Una trilogia “salvifica”, nell’era di Internet? Vale la pena provarci, ministro Fioroni. Perché il rito dello “stare insieme”, prima degli esami, torni di nuovo una festa e basta. Senza eccessi e devianze. Nel Santuario. Ma anche in discoteca e, naturalmente, nella vita.

domenica 11 marzo 2007

La tv che non piace a Mastella & C.

Il ministro Mastella protesta, saluta e se ne va. Lascia la trasmissione del mitico Santoro, accusando. Il punto è se per un giornalista della tv di Stato la “faziosità” possa essere un diritto. Se la parola vuol dire ”di parte”, non dovrebbe essere consentito. C’è da distinguere, infatti. Chi lavora nel servizio pubblico, dovrebbe dimostrarsi ideologicamente “asettico”. Lontano dalle parti. Questo non significa che il mestiere dell’informatore comporti la rinuncia di idee e opinioni proprie. Solo che dovrebbero manifestarsi nel segreto delle urne. Al massimo, nel circolo di amici e parenti. Per conservarsi rigorosamente equidistante, nell’esercizio delle funzioni. Questo nella radiotelevisione pubblica. Ma anche nei mezzi di comunicazione privati, quando si fregiano del marchio “indipendente”. Come Il Corriere della Sera, quotidiano indipendente del mattino. Eppure, questo giornale, in prossimità delle ultime politiche, ha esplicitamente indicato ai suoi lettori per chi votare. Discutibile, no? E non vi sembrano giustificate le perplessità allora sollevate?
La notizia, dunque, è sacra. Gli addetti all’informazione tornino ad essere, sempre e comunque, indipendenti. Lontani e al di sopra dai condizionamenti del Palazzo. Schierati e di parte, è consentito solo a quanti lavorano nei giornali e nelle tv di partito. Non si può pretendere “equidistanza” da un redattore de L’Unità né da uno del Secolo d’Italia. Sono organi di forze politiche. E’ bene che siano ideologicamente espliciti e coerenti. Il mitico Santoro fa un’altra cosa. Vorrebbe farsi credere “indipendente”, ma si capisce che non è “equidistante” e neppure “al di sopra”. E’ accaduto in passato, scatenando polemiche e diffidenze. Una scelta di campo, la sua. Adesso, però, difficile accreditarsi “indipendente”. Anche quando si sforza di esserlo veramente. Non è credibile. Neppure tra quanti, come Mastella, militano dalla parte dello schieramento preferito da “Michele chi?”. Insomma, il giornalista deve essere indipendente o schierato. Sempre. Senza se e senza ma. Vie di mezzo e ambiguità, alla lunga, non pagano. Soprattutto, non aggiungono credibilità al “mestieraccio”.

sabato 10 marzo 2007

Il mare «cancellato» di Pescara

Hanno rubato il mare ai concittadini di Gabriele d’Annunzio. Era lo slogan turisticamente vincente (e lo è ancora, ma per altre località):”Vista mare”. Ora, a Pescara, non potranno usarlo più. Come gli ambientalisti confermano, protestando con maxi-manifesti e cortei. E denunciano che ci sono ormai “ben 9.720 metri di costa senza vista”. Addio mare, insomma. Qui hanno cancellato “l’Adriatico selvaggio”, trapiantandovi un pezzo di Tirolo. Brutte baite in legno nero nascondono il mare, moltiplicando cubature e superficie. Furbizie- spiegano- per aggirare il piano- spiaggia e “speculare” un po’ di più. E poi muri, recinzioni e reti. Per impedire, ostacolare, controllare (a pagamento) l’accesso al mare e alla spiaggia.
Che direbbe il Vate pescarese? Intanto, che la sua Pescara non è più quella. Irriconoscibile. Anche i pastori di “settembre, andiamo” sarebbero perplessi e smarriti. Davanti al mare che non c’è più, il futuro Vate passò l’infanzia, lasciando impresse tracce indelebili nell’anima del poeta e dello scrittore. Gli affetti familiari, le amicizie, la natura primitiva, i miti, le leggende, le passioni violente, il misticismo della sua terra rimasero incisi nell’uomo e nell’artista. “Terra vergine”, “Le novelle della Pescara”, “La figlia di Iorio” ne offrono molteplici testimonianze. Signori del cemento, attenzione. “Rubare” il mare a Pescara, vuol dire cancellare d’Annunzio e la sua opera. Con tutto il resto. O no?

venerdì 9 marzo 2007

«Stipendi eccellenti»: un sindacalista-ficcanaso

Dobbiamo a Fabio Frullo, sindacalista della Uil - pubblico impiego, una difesa d’ufficio, non richiesta. Ha avuto l’ardire di ficcare il naso nelle tasche dei potenti della terra. Per scoprire che Putin e Zapatero, il presidente del Brasile e quello dell’India, sono sottopagati rispetto ai consiglieri regionali abruzzesi.
Cifre alla mano, Frullo credeva di esercitare un suo diritto. Da cittadino, oltre che da “addetto ai lavori” in un sindacato. Né immaginava, forse, di provocare una reazione tanto forte dei diretti interessati. Con attacchi velenosi addosso al malcapitato ficcanaso. Definito “novello Catone” e perditempo. Reo di buttare fango su prestigio, dignità, sacrifici e laboriosità dei singoli consiglieri.
Noi siamo qui per placare gli animi. Decisi tuttavia a riconoscere a tutti, specie a un sindacalista, il diritto di frugare nelle tasche di Lorsignori. Se trasparenza deve esserci, nessuno si indigni per tanto poco. O l’elettore-contribuente paga e tace? Come fa quasi sempre. Se a volte batte un colpo, come in questo caso, pazienza.
Nessuno mette in dubbio capacità e valore della corte di Ottaviano Del Turco. Per questo, forse, pagati meglio di potenti capi di Stato. Le artiglierie “bipartisan” hanno sputato fuoco sulla inchiesta - ficcanaso di Frullo. Senza smentire, però, quelle cifre che farebbero gola a Putin e Zapatero. Un primato, in fondo, che fa onore.
Possiamo vantarci, finalmente, di non essere più gli straccioni d’un tempo. Anzi. Buoni tutti, allora.

mercoledì 7 marzo 2007

Giulianova: Ruffini prega in Terrasanta

Anche per i signori della politica, c’è il rovescio della medaglia. Per esempio, i sindaci. Quotidianamente combattenti in prima linea. Disponibili con la gente. E, salvo eccezioni, senza le prebende e i privilegi che sappiamo. Insomma, non sempre la politica è una pacchia. Come, invece, per i signori consiglieri regionali. Che, in Abruzzo, sono strapagati come importanti capi di Stato. Anzi, di più. Dall’alto dei loro aurei appannaggi mensili (€ 8 / 9000.000), battono il russo Putin (€ 4.900), i presidenti del Brasile (€ 2.900) e della Bolivia (€ 660). Ma anche il premier dell’India (€ 650) e il leader spagnolo Zapatero (€ 7.000). Tutta un’altra musica, per i sindaci. Pecunia poca, grane tantissime. Tutti i giorni. Feste e ferie comprese. E c’è persino uno che ha battuto il record delle grane. E’ Claudio Ruffini, primo cittadino di Giulianova. Un comune adriatico perennemente in fibrillazione politica, finanziaria e partitica. Tanto da mettere ko uno “stakanovista” della trattativa come Claudio Ruffini. Tre crisi in tre anni. L’ultima, aperta dai suoi stessi compagni di cordata (i Ds), lo ha indotto a buttare la spugna fuori dal “ring”. Basta, chiuso. E con l’intera famiglia al seguito si è imbarcato sul primo aereo disponibile. Destinazione Terrasanta. “Vado –ha spiegato il sindaco sfinito dalle beghe di Palazzo- al Muro del Pianto. Per pregare”. E’ vero: gli avversari “interni”, quasi sempre, sono più pericolosi di quelli “esterni”. Prima di affrontarli, una preghiera ci vuole. Come dice un saggio proverbio? “Ogni anima nata, Dio l’aiuta”.

lunedì 5 marzo 2007

Stragi del sabato: «E il bus salvavita restò vuoto»

Solo pochi, in Abruzzo, hanno preso il bus “salvavita”. Sulla piazza di Teramo si sono presentati in due. Undici per i pullman della Sangritana, destinazione discoteche. Erano gratis, per via degli sponsor, ma in pochi hanno approfittato. Gli “Angeli della notte”, come si chiamano, ne aspettavano molti di più. Comunque, buona l’idea di una imprenditrice di Tortoreto. Per riportare a casa, ogni sabato notte, gli assidui della discoteca. Ma funzionerà? Niente più stragi sulle strade? C’è da sperarlo. Proprio mentre si fa l’inventario (impressionante) di morti e feriti di questo ultimo fine settimana. Una tragica realtà, quella del sabato notte. Un cocktail micidiale, che ha già annientato la vita di migliaia di giovani: discoteca, droga e alcool. Qualcuno prova a farci sopra una battuta che vorrebbe essere spiritosa: “Altrimenti, che sabato sarebbe, senza una bella bevuta?”. Gli “Angeli della notte” vogliono fare la loro parte. Speriamo con successo. Ma basta? E’ tempo di mettere in campo strategie decise e mirate. Con la collaborazione di tutti. Dalle istituzioni pubbliche e private, ai cittadini e ai mezzi di comunicazione. A cominciare da quei salotti televisivi (da chiudere). Dove c’è sempre un “opinionista” pronto ad assolvere le cosiddette “droghe leggere”. Come se cause ed effetti della tossicodipendenza non fossero ormai chiari e scientificamente provati. Dopo i “tuttologi” della droga, va ancora peggio per l’alcol. Porte apertissime. Dalle tv ai giornali e al cinema. Che altro serve per promuovere uso e abuso di birra, liquori, vini, grappa, whisky e via brindando? La cultura del bere marcia allegramente a braccetto con quella della cocaina. In un punto d’incontro ideale: la discoteca. Via libera al bicchiere, all’alcol e alla musica. Con quel che segue. Davvero il Paese del paradosso, il nostro, che applica una legge contro il fumo piuttosto severa. Ma per il resto? “Salotto buonista” sulla droga e, per l’alcool, via libera allo sballo del “drink” senza limiti. Ma ecco gli “Angeli della notte” con i bus salvavita. Buona fortuna.