Interessante l’inchiesta del Corriere della Sera sulle università italiane. Interessante, ma non nuova. In cinque anni forse non è migliorata la qualità, ma i corsi sono raddoppiati. Pensate: 37 corsi hanno un solo studente. Mentre 323 lauree fanno bella mostra con meno di 15 iscritti. E, poi, c’è il fenomeno delle università-spezzatino. Magnifico l’esempio della “Sapienza”, “gigante con 200 sedi sparse per l’Italia”.
Viviamo nel paese degli sprechi e delle tasse, ma in compenso abbiamo il record delle mini-facoltà. Quanto costano? Difficile dirlo. Per le lauree “da single” la fantasia italica ha fatto miracoli, inventando corsi esclusivi ovunque. Ci sono ad oggi 37 mini-facoltà con un solo studente. Ma aumenteranno? Probabile, visto l’andazzo. Le università sono 94, ma le facoltà più di 600 e i dipartimenti oltre 1.800. Ed è così che cresce l’esercito dei “prof.” :ordinari, assistenti, ricercatori. Anche qui la quantità batte, spesso, la qualità. Che fare? Urge una bella “riforma”, come si dice oggi con parola assai inflazionata. Basterebbe una leggina di due o tre righe. Per dettare semplicemente una norma: l’università torni agli studenti. Prima che ai “prof”.
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