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Notizie Italiane

lunedì 25 giugno 2007

Ascoli e Teramo, capitali del Quadrilatero

Progetto importante e, forse, unico. Ogni tanto dimenticato. Marcia a singhiozzo, quando marcia. Rispolverato l’ultima volta di recente, con gl’interlocutori delle due città seduti al posto giusto. Stiamo parlando di Ascoli e Teramo, due capoluoghi geograficamente vicini. Ancora di più in linea d’aria, azzerando quella strada borbonica e tortuosa che conosciamo. Fatta apposta ai tempi di Fraceschiello per dividere, più che per unire. Come oggi.
Ora, però, le due città hanno capito che è il momento di camminare insieme. Se è confermato che, all’ombra dei rispettivi campanili, i problemi sono identici. Ascoli e Teramo divise fanno la somma di due debolezze. Città ai margini, entro i territori delle rispettive province. Unite diventano una forza e un’alternativa metropolitana. Una strategia vincente. Come 40 anni fa, più o meno, studiosi ed esperti ribadirono in uno “studio di fattibilità” voluto e finanziato dall’allora Cassa per il Mezzogiorno. Promosso da politici del tempo, che (diamone atto) spesso sapevano vedere anche a distanza.
Solo che di quel “progetto” si parla da anni, ma con lunghi intervalli di “amnisia” generalizzata. Speriamo che, con il recente incontro di Teramo, sia arrivata la volta buona. Il sindaco Gianni Chiodi è andato addirittura oltre, proponendo la fusione fra le due province. Un disegno politicamente accattivante, adesso che incalza la polemica sui “costi della politica” e sulla proliferazione degli enti (e degli sprechi) dentro lo stesso territorio. Il presidente della Provincia di Teramo, Ernino D’Agostino, ha subito respinto l’impostazione. Condividiamo. L’alleanza Ascoli - Teramo, infatti, dovrebbe crescere e svilupparsi nella logica del “Quadrilatero”. Senza complicazioni aggiuntive. In una realtà metropolitana di oltre 500.000 abitanti. Racchiusa entro i confini che vanno da Teramo ad Ascoli, da Porto d’Ascoli a Giulianova. Come previsto nello studio elaborato 40 anni fa e, purtroppo, totalmente ignorato. Dovrebbe essere, al contrario, il punto di partenza per quanto si vuole fare oggi. Un’azione da sviluppare con iniziative condivise e qualcosa è stato già tentato, con successo. A cominciare dalla viabilità. E’ tempo di continuare e perseverare, camminando insieme. Per costruire “nei fatti”, giorno per giorno, la “città metropolitana del Quadrilatero”. Il resto verrà.

venerdì 15 giugno 2007

Fra autoblu e commessi in livrea, parlando di «costi della politica»

“In un contesto tropical-faraonico, con spettacoli e cena in giardino, decine di autoblu e centinaia di commessi in livrea e agenti di scorta…”. Da Palermo, come racconta l’inviato di La Repubblica; da un “contesto tropical-faraonico”, appunto!, si leva la voce del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per richiamare (ancora) gl’immemori alla “saggezza amministrativa”, a “un uso attento del pubblico danaro”, a “un forte recupero di credibilità”, alla “riduzione dei costi e maggior trasparenza della politica e delle istituzioni”.
Perfetto. Ci voleva, eccome! In presenza di una così inopportuna perseverante prova palermitana di sperpero del danaro pubblico. “Proprio dalla Sicilia -annota l’attento cronista- sempre tanto generosa con i privilegi dei pubblici poteri”. Appunto. Ma un appello così autorevole, forse, sarebbe stato più efficace e produttivo…Come? Accompagnato dall’annuncio di uno “sconticino” sui costi del Quirinale. Visto che sulle nostre tasche, è ormai arcinoto, le italiche dimore presidenziali gravano come tre volte l’Eliseo.
Sui “costi della politica”, il discorso si è fatto ormai sterile e ripetitivo. Tutti promettono. Anche troppo. Nessuno provvede. Aria fritta. Allora?
A Lorsignori non resta che esprimersi con il linguaggio dei fatti. Soprattutto, del buon esempio. Viceversa, lasciamo perdere. Provvederà il “fai da te”…Quando il tribunale delle urne non potrà non ricordarsi di noi.

Patente a punti, scappatoie italiche e non solo...

Conviene calmarsi. Meglio andare piano, rispettando le regole. Si evitano i pericoli e si salva la patente. Le statistiche degl’incidenti sulle strade nazionali sono un atto d’accusa per gl’indisciplinati Tutti dovremmo contribuire, per migliorare i “bollettini” settimanali che arrivano dal “fronte” del traffico.
Ottima l’idea della patente a punti, che ha sensibilmente ridotto il numero delle stragi. Automobilisti più prudenti. Per salvare i punti (e la patente). Con il tempo, molte delle apparecchiature impiegate per rilevare le infrazioni sono state messe a punto e perfezionate. Difficile farla franca e le cifre lo confermano: 4,3 milioni i punti sottratti dalle patenti italiane in un anno; almeno 5mila gli automobilisti che perdono tutti i punti in un anno; 29mila i punti recuperati nei corsi di guida.
Siamo o no nel paese dei cavilli? Tanti automobilisti si salvano dalle contestazioni, aggrappandosi a “difetti di forma”. C’è chi ricorre al trucco che funziona. Qualcuno trova una via d’uscita attraverso una doppia autorizzazione alla guida: una conseguita in Italia e l’altra in un paese estero. Ultimamente, però, questa scappatoia è saltata. La seconda autorizzazione non è valida, se rilasciata da uno Stato membro della Comunità Europea. Ma non finisce qui...
Le autorità di polizia “tagliano” e azzerano le patenti? La fantasia italica non si arrende. Basta un viaggetto a Malta o in Albania (unendo l’utile al dilettevole), per acquisire un secondo permesso di circolazione. E, una volta in Italia, si passa al competente ufficio della Motorizzazione. Per il timbro di convalida ed essere in regola.
Tanto la burocrazia, distratta com’è, non si accorgerà che l’intestatario è già titolare di una patente non valida. Una scappatoia poco utilizzata dai connazionali. Mentre non si conosce il numero degli extracomunitari che, arrivati in Italia, ottengono un secondo permesso. Liberi di viaggiare. Anche se una delle patenti è a zero punti. Causa le infrazioni accumulate.

mercoledì 13 giugno 2007

Da Silvio un orologio per Bush

Il presidente Bush in Albania ha ricevuto un bagno di folla. Troppo blindato a Roma nel Palazzo, assediato da estremisti e black – bloc. Ha avuto poi dagli albanesi il dovuto risarcimento, con una bella razione di calore e entusiasmo. Eccessivi persino. Quando dal polso dell’uomo più potente della terra è scomparso l’orologio. Un capolavoro di destrezza. Sembrava Napoli, ma era l’Albania. Dove gli apprendisti scugnizzi crescono e si aggiornano, facendosi “onore” persino con il presidente della prima potenza mondiale. Nel genere, un altro record. Che neppure la fantasia di Totò e di Eduardo de Filippo ha saputo lontanamente immaginare. Chi, invece, si è mostrato, ancora una volta, tempestivo e lungimirante è Silvio Berlusconi. Che ha offerto a Bush una vacanza nella sua villa in Sardegna.
E’ nota la passione dell’ex premier per costosissimi orologi di lusso, che spesso dona ad amici ed estimatori. Sarà una buona occasione per regalarne uno anche a Bush. Per rafforzare i rapporti di amicizia e restituire al “polso presidenziale” ciò che è stato abilmente sottratto fra la folla albanese. E che nessun avversario politico si azzardi a malignare che il ”lestofante” fosse un…infiltrato di Silvio.

venerdì 8 giugno 2007

«Bullo» bocciato due volte, due volte promosso dal Tar

E’ accaduto in una scuola del Nord. Ragazzo bocciato due volte, due volte promosso dal Tar. Lo chiameranno, d’ora in avanti, Tribunale degli Asini Rivoluzionari? Scherzi a parte, il caso è serio. Il protagonista ha conquistato sul campo tutti i titoli per essere considerato un “bullo”. Secondo il consiglio dei docenti, ne ha combinate di tutti i colori. Come conferma la scheda personale: nessun rispetto delle regole, inadeguata partecipazione alle attività didattiche, disturbo durante le lezioni, basso livello di preparazione.
Dunque? L’alunno non ammesso “alla classe seconda per il comportamento scorretto e l’atteggiamento provocatorio e arrogante”. Giudizio pesante. Ma niente paura: i genitori ricorrono al Tar (Tribunale amministrativo regionale). Che “boccia” il Consiglio dei docenti. Condotta disastrosa? “Non basta per far ripetere l’anno”. E i giudici rimandano il carteggio alla Scuola. Che prende atto e conferma il verdetto: “L’alunno deve essere bocciato”.
La bocciatura-bis viene rispedita al Tar. Motivata, questa volta, con un ricco dossier. Dove c’è di tutto per documentare il profilo del “bullo”: rispostacce ai docenti, schiamazzi, uso del telefonino, foto porno mostrate in classe, provvedimenti disciplinari adottati a ripetizione. Non bastano.
Il Tar respinge e, con il solito linguaggio complicato e tortuoso, annulla (questa sì, con chiarezza) anche la seconda bocciatura. La “condanna”, piuttosto, va al collegio dei docenti. Capita sempre più spesso che un “cattivo studente” riesca ad andare avanti con la “benedizione” dei giudici.
Qui, allora, c’è una conclusione urgente da trarre. Osservanza delle regole? Sì, cominciando dagli adulti. Le statistiche dicono che gli autori delle violenze (75%) sono “ragazzi senza regole”? Bene: i genitori, più dei figli, sono da mettere sotto accusa. E, applicando la regola alla “crisi della scuola”, docenti responsabili più degli alunni.
Genitori e nonni, diamoci da fare: è ora di prenderne atto. Adeguiamoci in fretta. Altrimenti, ad averla vinta, saranno sempre i “bulli".

venerdì 1 giugno 2007

Una Montessori «abruzzese» ricorda lo sfacelo della Scuola, oggi

La nonna segue la fiction che ha coinvolto più di sei milioni di telespettatori. Un desiderio le viene spontaneo: “Mi piacerebbe- sogna- una Scuola Montessori per il mio nipotino”. La signora non si accorge che sta mettendo il dito sul disastro della Scuola nazionale. Dove hanno fatto l’impossibile nel demolire ciò che c’era di buono. Per trapiantarvi la scuola dei bulli e dei telefonini (e lasciamo stare lo spinello). C’è chi, per anni, si è incaricato di indicare il “modello Montessori” come arcaico e superato. Roba d’altri tempi. Ora la demolizione è pressoché completata. Come quotidianamente le cronache ne dànno conferma.
Sicché, in Italia, trovare una Scuola sognata dalle nonne, è come scovare l’ago in un pagliaio. Al contrario di quanto avviene in quasi tutto il mondo. Dove il metodo della grande educatrice italiana viene copiato e importato. Non si contano le scuole montessoriane negli Stati Uniti e in Canada. Ma anche in Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Svezia. Il metodo Montessori adottato- per educare le nuove generazioni- anche in Australia, Messico, Ecuador, Brasile, Cile, Sudafrica, Tanzania. Scuole montessoriane si stanno diffondendo persino in India, Giappone e Corea.
Tanti e ovunque sono i centri-studio, le pubblicazioni e i libri dedicati alla figura straordinaria di Maria Montessori. Impersonata su Canale 5, con eccezionale bravura, da Paola Cortellesi. Un’interpretazione che ha fatto il pieno di ascolti. Seguita con particolare attenzione a S.Vito di Valle Castellana (Te), dove vivono le vecchie zie della giovane attrice. Un successo che stride con l’opera di demolizione a cui noi connazionali abbiamo sottoposto la “scuola libera montessoriana”. “L’Italia- nota un esperto- è in pratica l’ultimo Paese al mondo a credere e a sostenere la scuola Montessori”.
Ecco perché è molto difficile soddisfare il desiderio delle nostre nonne. Per i nipotini c’è solo la “non-scuola”. Quella che i pedagoghi di oggi vorrebbero rimettere in piedi, non si sa come. Ma nessuno si sogna di ripartire dal modello Montessori. Esportato nel mondo, rinnegato in patria. Come l’insegnamento del latino. Roba superata e inutile per noi discendenti da quel ceppo, però introdotto e praticato nelle scuole in Cina e altrove. Come giudicare un popolo bravo a recidere le proprie radici?