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Notizie Italiane
mercoledì 31 gennaio 2007
La città che cresce
E’ sicuramente un vantaggio vivere in un piccolo centro della media provincia italiana. Anche se, qualche volta, il pensiero va alle attrattive delle metropoli. Nelle città minori le cose cambiano, per fortuna. A cominciare dagli amministratori pubblici, che sono giovani e amano viaggiare. Non restano fra le quattro mura, come quelli di un tempo. Girano, osservano e copiano. Come per il “Progetto Cult”, che in questi giorni Teramo sta proponendo ai suoi cittadini. A qualcuno è piaciuto il piano strategico di Barcellona. Perché non importarlo? Vedremo. Si avverte, anche da questo, quando una piccola città vuole crescere, mettendosi al passo con le più grandi. Avviene pure per il traffico. Si stanno introducendo, in questi giorni, i varchi elettronici. Come a Roma e a Milano. Ma che sono i “varchi elettronici”? I cittadini, probabilmente, non lo sanno con precisione. Come non sanno bene del “Progetto Cult”. Viviamo nel tempo della comunicazione e sappiamo quasi tutto, infatti. Meno ciò che riguarda la nostra vita di tutti i giorni. Ricalcare i modelli delle metropoli, non è un male, tutto sommato. Per crescere. Solo che occorre saperlo fare. E’ ciò che il cittadino disinformato si attende dal “Progetto Cult” e dai “varchi elettronici”. Altrimenti, torniamo alla brutta esperienza di quel grande scrittore, che dopo aver ambientato due suoi romanzi nella “città dell’anima”, cambiò tutto. Deluso dalle colline spianate tutto intorno. Così “rompendo un’armonia, anche estetica” e alterando “ una ragione urbanistica che resisteva da duemila anni…”. Per somigliare a una “metropoli” qualsiasi. Appunto.
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Lorsignori
sabato 27 gennaio 2007
Allo Zooprofilattico 14 anni di «monarchia»
Il ferro è caldo e torniamo ancora sul tema dello Zooprofilattico. “Fiore all’occhiello” d’una città, d’una regione e non solo. La polemica fra il vertice della prestigiosa istituzione e il sindaco della città che la ospita, ha portato alla ribalta luci ed ombre. Lasciamo da parte per un attimo le luci. Fermiamoci alle ombre. Nel replicare alle esternazioni del direttore dell’Istituto, il primo cittadino ricorda un fatto essenziale e forse spiega una polemica che, alle orecchie dei cittadini, ha assunto prevalentemente un suono politico. Il dato sottolineato è che lo Zooprofilattico naviga, ormai da quattordici anni, senza un regolare consiglio d’amministrazione. C’è un commissario a gestire e governare in regime di “monarchia assoluta”. Ma non potendo arrivare a tutto, provvede forse il direttore, ogni tanto. Anche con esternazioni, come visto a L’aquila, che hanno poco di tecnico e di scientifico. Tuttavia, rilevata la carenza davvero vistosa, c’è solo da provvedere. Sia pure con ritardi così assurdi e incomprensibili. Ma a chi tocca? La politica, sempre avida e presente nell’universo mondo, in questo caso si dimostra incredibilmente assente. Anzi, latitante, diremmo. In sostanza, avalla silenziosamente la “monarchia” imperante da tanto, troppo tempo. E lo Zooprofilattico non è una baracca qualsiasi. Come ricordato opportunamente pure dal sindaco di Teramo. Però, egli stesso non va incluso nell’elenco dei “non vedenti”? Ha dimenticato probabilmente a lungo di essere un prestigioso personaggio politico, espresso ed eletto da una coalizione di partiti. La politica, dunque, batta finalmente un colpo. E stop alla latitanza. Urge un consiglio d’amministrazione con i fiocchi, mandando a casa il commissario. E’, purtroppo, vero: nel recente passato, da quelle parti, politica e politicanti non hanno dato sempre bella prova. Su un punto c’è, però, accordo: il benemerito Istituto ha davanti grandissimi, urgenti e impegnativi problemi di crescita e sviluppo. Da affrontare con determinazione. Senza ritardi. Ma sarà mai possibile, senza iniziare dal capitolo principale? Quello di mettere fine all’attuale gestione “monarchica”, passando velocemente alla nomina del consiglio d’amministrazione che non c’è. E che sia con i fiocchi, ripetiamo. Che significa, semplicemente: confezionato con gente capace e competente. Cioè, tenendo lontano dalla guida del “fiore all’occhiello” i soliti disoccupati della politica, con in tasca la tessera giusta e, di rigore, la benevolenza di Lorsignori. Ma si chiede troppo? Vorremmo essere tutti più tranquilli per il futuro del nostro importante Istituto. Anche l’esimio direttore, che in avvenire potrebbe risparmiarci le sue “esternazioni”, tornando a tempo pieno alla scienza e alla ricerca. Vale a dire, a quanto gli compete.
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Lorsignori
mercoledì 24 gennaio 2007
Sottoscrizione pro-casse (vuote) della Regione
Partiamo subito con una raccolta fondi in soccorso delle casse (vuote) della Regione Abruzzo. Non c’è pecunia ed occorre con urgenza almeno un milione di euro. I competenti uffici amministrativi sono alle strette per mettere in regola i conti in sospeso (arretrati compresi) dei 40 consiglieri regionali e dei colleghi in quiescenza. Il piatto piange. Mentre l’aumento da corrispondere va da 4 a 5 mila euro all’anno ciascuno. Dove prenderli? E’ vero che il presidente Del Turco, all’inizio di questo 2007, aveva assicurato una “riduzione dei costi della politica”. Ma lungo il cammino dei nostri “nuovi profeti” c’è sempre un imprevisto. Come, appunto, questa “legge nazionale” che, in tempi di magra, fa piovere 5.000 euro sulla busta paga degli onorevoli regionali. Il fondo del barile è stato raschiato da un pezzo. E “gli uffici dell’Emiciclo – registrano le cronache- sono in affanno”. C’è chi corre in soccorso di Lorsignori con consigli vari. Comincia la Cna, importante organizzazione degli artigiani, che suggerisce al consiglio regionale sic et simpliciter di bloccare gli aumenti degli stipendi. Altre organizzazioni propongono cure più radicali. Bloccare tutto, disertando le urne, preso atto che a beneficiare degli aumenti sono coloro che chiedono sacrifici ai cittadini. Quest’ultimi già doppiamente tassati dalla finanziaria di Prodi e da quella di Del Turco.
Ma si può sperare nei miracoli? Tocca a noi cittadini trovare la soluzione. A nostre spese. Come sempre. Allora, via con la sottoscrizione. Tanto, tassa più tassa meno…
Ma si può sperare nei miracoli? Tocca a noi cittadini trovare la soluzione. A nostre spese. Come sempre. Allora, via con la sottoscrizione. Tanto, tassa più tassa meno…
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Lorsignori
giovedì 18 gennaio 2007
Vigili con pistola e ladri di biciclette
L’autore di questa rubrica vive in una piccola città della media provincia italiana. “Un’isola felice” dicevano un tempo. Tanto che un grande scrittore, reduce dal suo esilio in terra straniera, ambientò qui due suoi romanzi, che restano nella letteratura italiana. L’aveva chiamata “la mia città dell’anima”, per spiegare i suoi riferimenti di narratore. A quei tempi (quarant’anni fa? Più o meno…) arrivò da queste parti anche “don Nicola”, simpatico signore bolognese, per trapiantarvi la sua attività. Il negozio venne aperto lungo il corso principale, che il titolare raggiungeva quotidianamente in bicicletta. Dopo un po’ di anni, il commerciante tracciò il primo bilancio. Così: “Tutto bene, sia per gli affari che per la vita di tutti i giorni. Ma quando un giorno mi hanno rubato la bici, da sempre appoggiata vicino all’ingresso del negozio, ho capito che la città era cambiata”.
Dopo quel lontano furto di bicicletta in pieno centro, ecco forse un’altra “svolta storica”. Arriva dai Vigili Urbani, che rivendicano un’arma per tutti i componenti del Corpo. I vertici del Comune, perplessi, prendono tempo. Armare o no? Forse, considerati i tempi…Non piace, ma sono davvero lontani gli anni romantici dei ladri di biciclette. Anche per questa ex “isola felice”.
Dopo quel lontano furto di bicicletta in pieno centro, ecco forse un’altra “svolta storica”. Arriva dai Vigili Urbani, che rivendicano un’arma per tutti i componenti del Corpo. I vertici del Comune, perplessi, prendono tempo. Armare o no? Forse, considerati i tempi…Non piace, ma sono davvero lontani gli anni romantici dei ladri di biciclette. Anche per questa ex “isola felice”.
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Lorsignori
mercoledì 17 gennaio 2007
L'odore buono della politica
Non sempre dalla politica arrivano miasmi sgradevoli. Accade raramente, ma gli episodi che dànno l’idea del bello e del buono si verificano. Ogni tanto, ma si verificano. Solo che dovrebbero venire a conoscenza del cronista. Per farli conoscere in giro. E per bilanciare un po’ il marcio che, quasi quotidianamente, arriva dal pantano. In questo momento, in Abruzzo, puzze insopportabili si sprigionano dall’inchiesta attorno alla “cassaforte della Regione” (altrimenti detta Fira) e al cosiddetto “sistema Montesilvano”, dove gli appalti servivano, più che per realizzare opere pubbliche, per produrre “mazzette”. Ma non tutto è perduto. Spostiamoci a Teramo per trovare, presso il locale municipio, un assessore che, silenziosamente e spontaneamente, dona duemila euro dei suoi gettoni alla S. Vincenzo. Scopo attività di beneficenza e filantropia. Il suo nome è Fernando Cantagalli, assessore che si occupa di finanza nella giunta del sindaco Chiodi. Tutti i giorni a contatto con i bisogni della gente, il pubblico amministratore ha voluto dare un significativo segno di altruismo. Piccolo o grande che sia. Fate voi. Sicuramente raro. Immaginate quale formidabile ritorno d’immagine potrebbe incassare lo screditato mondo della politica, se tutti seguissero l’esempio.
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Lorsignori
sabato 13 gennaio 2007
Una lezione per ricominciare
Allora, vogliamo ricominciare da colui che ha fatto saltare il tappo del Policlinico di Roma e della malasanità nazionale? Si chiama Fabrizio Gatti ed è l’eroe del momento. Un semplice cronista che, però, ha avuto la pazienza di indagare e il coraggio di cercare “la notizia”, consumando le suole delle scarpe. Come raccomandavano i maestri dei vecchi tempi. I misfatti del “pianeta sanità” sono emersi così davanti agli occhi del grande pubblico. Attraverso il taccuino, il coraggio e la perseveranza di un giornalista. Subito dopo, sotto la spinta della indignazione generale, le istituzioni e la politica hanno aperto gli occhi. E sono arrivati gli ispettori. A Roma e in tutta Italia.
Una bella brutta lezione. Soprattutto, per noi del “mestieraccio”, dalla carta stampata alla tv, dalla radio al web. Il giornalismo è in crisi? I giornali vendono sempre meno copie? Le televisioni perdono credibilità? Editori e giornalisti hanno interrotto i rapporti per un contratto che non si rinnova? Signori, non c’è altro da fare: risalire, ricominciando da Fabrizio Gatti, l’eroe. Che va subito promosso direttore generale, con pieni poteri, di tutte le scuole di giornalismo. Dove, com’è noto, alle nuove leve insegnano molta teoria e zero pratica. Via i docenti che del nostro mestiere non sanno nulla e si accomodi Fabrizio Gatti. Per insegnare ai giovani cronisti come si fa una inchiesta che scotta. Come si scrive per un giornale e si lavora per una tv, al servizio di chi legge, vede e ascolta. Basta con la confusione, che sta minando la credibilità della categoria, fra informazione libera e addetti stampa del Palazzo (e di Lorsignori). Basta con il tu confidenziale al Potere. Torniamo alle vecchie distanze, che fanno della stampa indipendente un efficace contro-potere. Infatti: ristora il cittadino ed è salutare per Lorsignori. Meno menestrelli di corte e più giovani talenti da addestrare per inchieste dirompenti. Alla Fabrizio Gatti, per intenderci. Certo, poi c’è l’altro problema (forse più complicato e difficile del primo). Quello di andare a trovare, con la lampada della vecchia leggenda, i cosiddetti “editori puri”. Che, lontani dalle lobby affaristiche del Palazzo, siano disposti a dare spazio al giornalismo-verità. Che verifica e denuncia. Nel pantano della sanità e ovunque.
Una bella brutta lezione. Soprattutto, per noi del “mestieraccio”, dalla carta stampata alla tv, dalla radio al web. Il giornalismo è in crisi? I giornali vendono sempre meno copie? Le televisioni perdono credibilità? Editori e giornalisti hanno interrotto i rapporti per un contratto che non si rinnova? Signori, non c’è altro da fare: risalire, ricominciando da Fabrizio Gatti, l’eroe. Che va subito promosso direttore generale, con pieni poteri, di tutte le scuole di giornalismo. Dove, com’è noto, alle nuove leve insegnano molta teoria e zero pratica. Via i docenti che del nostro mestiere non sanno nulla e si accomodi Fabrizio Gatti. Per insegnare ai giovani cronisti come si fa una inchiesta che scotta. Come si scrive per un giornale e si lavora per una tv, al servizio di chi legge, vede e ascolta. Basta con la confusione, che sta minando la credibilità della categoria, fra informazione libera e addetti stampa del Palazzo (e di Lorsignori). Basta con il tu confidenziale al Potere. Torniamo alle vecchie distanze, che fanno della stampa indipendente un efficace contro-potere. Infatti: ristora il cittadino ed è salutare per Lorsignori. Meno menestrelli di corte e più giovani talenti da addestrare per inchieste dirompenti. Alla Fabrizio Gatti, per intenderci. Certo, poi c’è l’altro problema (forse più complicato e difficile del primo). Quello di andare a trovare, con la lampada della vecchia leggenda, i cosiddetti “editori puri”. Che, lontani dalle lobby affaristiche del Palazzo, siano disposti a dare spazio al giornalismo-verità. Che verifica e denuncia. Nel pantano della sanità e ovunque.
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Lorsignori
venerdì 12 gennaio 2007
Il summit di Caserta
Può un governo democratico e di sinistra riunirsi in una splendida reggia per il suo summit? Può, come no. E il conclave (ma Prodi non gradisce l’appellativo) si sta già svolgendo. Il punto è se era il caso tenere l‘importante vertice proprio in quel posto…regale. Come del resto ha fatto notare un importante politologo. Reggia è sinonimo di lusso, privilegio, antidemocrazia e via dicendo. A parte le divisioni e le liti, a parte i problemi di comunicazione per una coalizione difficile, si aggiunge ora il danno d’immagine di scelte logisticamente non proprio indovinate. La splendida reggia di Caserta non è forse il posto migliore per trattare di Pacs e salari minimi. Ma neppure la bella e ospitale Caserta forse è luogo ideale per un governo progressista che vuole ritrovare la propria credibilità. Caserta non è rinomata come patria delle bufale? Ma speriamo che ogni riferimento sia solo casuale.
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Lorsignori
giovedì 11 gennaio 2007
Apocalypto e i baci pericolosi
Giorgetto è un bimbo che si fa prendere dalla curiosità del momento. Come tutti i suoi coetanei. Con mamma e papà va al cinema per vedere “Apocalypto”, il film di Gibson ora bloccato dal Tar del Lazio, in attesa del giudizio definitivo fissato per il 17 gennaio. Intanto, polemiche a non finire per i contenuti eccessivamente violenti e raccapriccianti. Il ragazzino ha fatto però in tempo a vedere il film, prima dei filtri della legge. La nonna gli chiede: “Giorgetto, per non vedere le scene cattive, hai messo le mani davanti agli occhi?”. E il bimbo: “Sì, li ho chiusi tutte le volte che quelli si baciavano”.
Giorgetto, a suo modo, confondendo violenza e sentimenti, ha dato per scontato ciò che è ribalta consueta (la violenza), rispetto a quanto, ormai, si prospetta come l’eccezione (i sentimenti). Intanto, gli adulti discutono su come mettere al riparo i ragazzini dalla rappresentazione della violenza imperante.
Non occorre attendere “Apocalypto” per preoccuparsi. E’ ormai problema quotidiano. E’ una “scuola” sempre aperta, quella della violenza. Sentiamo il parere di uno che se ne intende, Carlo Lizzani:” La violenza per immagini e non solo, è ormai dilagante. Le tv rimandano scene talmente atroci…Francamente, in questo macrocosmo di atti sanguinari e visioni scioccanti, il cinema rappresenta l’ultima ruota del carro. Una volta era diverso…”.
Insomma, la palma dell’orrido non spetta a Gibson e al suo “Apocalypto”. C’è dell’altro, ma è “normale”. Purtroppo.
Giorgetto, a suo modo, confondendo violenza e sentimenti, ha dato per scontato ciò che è ribalta consueta (la violenza), rispetto a quanto, ormai, si prospetta come l’eccezione (i sentimenti). Intanto, gli adulti discutono su come mettere al riparo i ragazzini dalla rappresentazione della violenza imperante.
Non occorre attendere “Apocalypto” per preoccuparsi. E’ ormai problema quotidiano. E’ una “scuola” sempre aperta, quella della violenza. Sentiamo il parere di uno che se ne intende, Carlo Lizzani:” La violenza per immagini e non solo, è ormai dilagante. Le tv rimandano scene talmente atroci…Francamente, in questo macrocosmo di atti sanguinari e visioni scioccanti, il cinema rappresenta l’ultima ruota del carro. Una volta era diverso…”.
Insomma, la palma dell’orrido non spetta a Gibson e al suo “Apocalypto”. C’è dell’altro, ma è “normale”. Purtroppo.
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Lorsignori
martedì 9 gennaio 2007
Il fumetto di «Capitan Del Turco»
Siamo o no il paese delle leggi? Varata quella per arrestare i corrotti, se ne farà un’altra per dare lo stop agli “spreconi”? E’ fresca di giornata la storiella di Capitan Del Turco…(pardon) del governatore Del Turco, che ha voluto assumere alla propria corte un disegnatore e un fotografo di fiducia. Per spiegarsi con i ragazzi abruzzesi, ha inventato un fumetto sul modello di Lupo Alberto. “Capitan Abruzzo” è il titolo, dall’impronta un po’ militare, che ha voluto attribuirgli. La maggioranza di centro-sinistra non aveva promesso che avrebbe portato novità? Lo sta facendo. Con la modica spesa di € 130.000, il capo della Regione, con la leggerezza di un fumetto intelligente, promuove il dialogo fra zone di montagna e quelle marine. Fra aree interne meno progredite e quelle adriatiche più avanzate. Quando si dice la “creatività” della politica… Gli avversari di centro-destra, però, non sono contenti, gridando agli “sprechi”. E accusano: “La ‘creatività’ di Del Turco serve solo per una consulenza a fotografo e vignettista ‘amici’”.
Più che soddisfatto, invece, il governatore. Fino a commuoversi, quando vede fra le mani di ragazzini delle elementari una copia di “Capitan Abruzzo”. Finalmente, hanno qualcosa da leggere. Ma davvero non siamo contenti di un governatore così? Sa diventare persino editore di successo. Sia pure a nostre spese. Diamogli un po’ di tempo. Aspettiamo il capitolo secondo di questo fumetto che il presidente ha pensato per noi. Gli sviluppi non potranno essere che promettenti. Tanto, con fotografo e vignettista al seguito, la strada è già aperta.
Più che soddisfatto, invece, il governatore. Fino a commuoversi, quando vede fra le mani di ragazzini delle elementari una copia di “Capitan Abruzzo”. Finalmente, hanno qualcosa da leggere. Ma davvero non siamo contenti di un governatore così? Sa diventare persino editore di successo. Sia pure a nostre spese. Diamogli un po’ di tempo. Aspettiamo il capitolo secondo di questo fumetto che il presidente ha pensato per noi. Gli sviluppi non potranno essere che promettenti. Tanto, con fotografo e vignettista al seguito, la strada è già aperta.
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Lorsignori
lunedì 8 gennaio 2007
Quando il giornalismo fa saltare il tappo
Nessuno vede. Nessuno sente. Per anni. E’ come se il muro dell’indifferenza e della rassegnazione dovesse seppellire ogni vergogna. Poi, improvvisamente, si apre il sipario e l’ospedale appare per quello che è: un’infernale bolgia dantesca. E’ accaduto per l’Umberto I di Roma. Ma il film potrebbe ripetersi in qualsiasi angolo di questo civilissimo Paese. Come dimostra l’inchiesta ministeriale, subito estesa in tutta Italia.
Una lunga storia fatta di misfatti, denunce, archiviazioni. E silenzi. Con i pazienti visitati in bagno, con cento malati ricevuti in sei stanze, trappole per topi sotto i letti, tangenti sui lavori, un alto deficit di igiene e sicurezza nei reparti. Nel labirinto della malasanità del Policlinico Umberto I di Roma, troviamo la solita “tragicommedia all’italiana”. Dentro c’è un po’ tutto l’andazzo nazionale. Meno i controlli. Fra tanto squallore, per fortuna, si intravvede anche un raggio di luce. Considerato il livello di rassegnazione, quanto tempo ancora le vergogne di quell’ospedale sarebbero andate avanti? E’ stata una coraggiosa inchiesta giornalistica de L'Espresso a far “saltare il tappo”, dicevamo. Soprattutto, a dare una scossa alla macchina dell’indignazione, dei controlli e, vogliamo sperare, dei rimedi. Diciamolo, allora: quando politica e autorità dello Stato sono assenti, molto può fare il cosiddetto giornalismo d’inchiesta, spesso invocato e che pochi praticano. Mentre potrebbe essere la strada maestra per tornare a far crescere il numero dei lettori e restituire credibilità al giornalismo nel suo insieme. La bufera attorno all’Umberto I è una buona occasione per trarre utili conclusioni. A vantaggio della nostra malandata democrazia. Che assicura un posto in una lussuosa clinica privata a Lorsignori e, per noi, “l’inferno” di certi ospedali. Ricordiamolo: il giornalismo d’inchiesta non può essere “una tantum”. Deve andare avanti. Nella sanità e ovunque. Viceversa, una rondine non farà primavera.
Una lunga storia fatta di misfatti, denunce, archiviazioni. E silenzi. Con i pazienti visitati in bagno, con cento malati ricevuti in sei stanze, trappole per topi sotto i letti, tangenti sui lavori, un alto deficit di igiene e sicurezza nei reparti. Nel labirinto della malasanità del Policlinico Umberto I di Roma, troviamo la solita “tragicommedia all’italiana”. Dentro c’è un po’ tutto l’andazzo nazionale. Meno i controlli. Fra tanto squallore, per fortuna, si intravvede anche un raggio di luce. Considerato il livello di rassegnazione, quanto tempo ancora le vergogne di quell’ospedale sarebbero andate avanti? E’ stata una coraggiosa inchiesta giornalistica de L'Espresso a far “saltare il tappo”, dicevamo. Soprattutto, a dare una scossa alla macchina dell’indignazione, dei controlli e, vogliamo sperare, dei rimedi. Diciamolo, allora: quando politica e autorità dello Stato sono assenti, molto può fare il cosiddetto giornalismo d’inchiesta, spesso invocato e che pochi praticano. Mentre potrebbe essere la strada maestra per tornare a far crescere il numero dei lettori e restituire credibilità al giornalismo nel suo insieme. La bufera attorno all’Umberto I è una buona occasione per trarre utili conclusioni. A vantaggio della nostra malandata democrazia. Che assicura un posto in una lussuosa clinica privata a Lorsignori e, per noi, “l’inferno” di certi ospedali. Ricordiamolo: il giornalismo d’inchiesta non può essere “una tantum”. Deve andare avanti. Nella sanità e ovunque. Viceversa, una rondine non farà primavera.
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sabato 6 gennaio 2007
Finalmente torna Enzo Biagi
Finalmente torna Enzo Biagi. E’ il quotidiano Libero a recare la lieta novella da notte di Natale. Il grande vecchio del giornalismo italiano lo rivedremo sui teleschermi di Raitre a partire dal prossimo aprile. Il contratto è alla firma di Mammarai e, in due anni, ci costerà due miliardi delle vecchie lirette, che si sommeranno ai tre (sempre miliardi) a suo tempo percepiti a titolo di “liquidazione”. Si chiude così il brutto capitolo ai danni dei tre martiri della “epurazione” cominciata con l’”editto bulgaro” di Silvio Berlusconi. Michele Santoro, eletto nelle liste della Quercia e ormai archiviato l’esilio nei palazzi del parlamento europeo, ha riconquistato, con soddisfazione, le telecamere (e i forzieri) della Rai. Daniele Luttazzi trionfa e fa il pieno nei teatri italiani. Restava solo il grande Enzo, che, per fortuna, sta arrivando. Ora siamo tutti più tranquilli, con la certezza che il regime non c’è più. Enzo Biagi, oltre che nei libri, presto tornerà a dire anche in tv “quello che non si doveva dire”. E lasciamoglielo dire. Tanto a noi nessuno ci toglierà il diritto di giudicare quello che dice. W la libertà di parola. Ma il Berlusca resta un pericoloso tiranno. Il dittatore di Arcore ha fatto ricchi molti amici. E, a pensarci bene, non scherza neppure con i suoi peggiori nemici.
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venerdì 5 gennaio 2007
Miserie e nobiltà di un «Premio»
Le strane cose della “Repubblica delle lettere”. Siamo nel bel Paese dove quasi nessuno legge e molti scrivono. Lo ricordano le statistiche: in milioni di famiglie italiane non entra mai un libro. Ma le case editrici, piccole e grandi, sfornano titoli senza sosta. Non leggiamo, ma scriviamo. E, allora, via con i premi letterari. Ce ne sono tanti, troppi e in ogni angolo, per tutti i gusti. Ne ha uno, ormai quarantenne, anche Teramo, piccola città tranquilla della media provincia italiana. Dove, appunto, pochi leggono, molti scrivono. “Il premio per un racconto inedito” ha una sua storia da vantare e rivendicare. Glorie passate, ma bastano per affrontare il futuro? Serve un premio così? Sul tema, in città, si è aperta la polemica. Qualcuno presenta il conto, per concludere che si spende troppo: più o meno 60.000 euro prelevati dalle casse pubbliche. Scende in campo il sindaco Gianni Chiodi in persona e tira fuori i numeri: abbiamo speso molto meno di chi ci ha preceduto. Una polemica fatta apposta per sviare dal tema centrale. Questo: serve un premio letterario così? Risposta attendesi. Intanto, se consentito, diciamo la nostra sulla questione della spesa. Eccessiva per risultati e ritorni che ora nessuno vede. Modesta, invece, se l’iniziativa dovesse avere un riscontro visibile e reale. Al servizio della cultura, delle lettere e del territorio. O di chi, altrimenti? E’ pretendere troppo? Viceversa, a cosa deve tendere un premio, pagato con i soldi di tutti? Senza disturbare nessuno, diciamo che certe passerelle “inter nos”, è meglio chiuderle. Concluso il primo ciclo, urge pensare a qualcosa di diverso per il quarantennio che verrà. O no?
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mercoledì 3 gennaio 2007
«Master» miliardario per politici disoccupati
Propositi per il nuovo anno. La cassaforte della Regione (leggi Fira) completamente prosciugata in Abruzzo? Il presidente Del Turco minaccia di far cessare la pacchia delle consulenze negli enti regionali di gestione? Ma quale potrebbe essere l’alternativa possibile per i tanti politici che non vogliono rinunciare a un futuro a molti zeri e, adesso, alle prese con lo spettro della disoccupazione? La proposta migliore, come sempre, viene dall’America e ci sembra abbastanza accattivante. Né sarà difficile importare il progetto dalle nostre parti, visti i buoni collegamenti ormai assicurati dall’Aeroporto d’Abruzzo con ogni parte del mondo. C’è da chiedersi come troverà l’iniziativa Luciano D’Alfonso, il super-sindaco di Pescara, sempre aperto ad ogni novità. Si tratta di questo: istituire in Abruzzo un “corso per apprendisti miliardari”. L’idea appartiene a Donald Trump, noto personaggio che di soldi e affari ha grande competenza. Il master per insegnare agli altri l’arte di fare soldi funziona e ha già avuto un boom di “matricole”: 80.000 a New York, 35.000 a Boston, 65.000 a S. Francisco. “Se i politici – scrive un autorevole osservatore - hanno perso lustro, se di profeti non se ne vede nemmeno l’ombra, se i talk-show televisivi sono ormai ripetitivi e hanno ben poco da insegnare, gli americani hanno invece trovato nel ‘signore dei grattacieli e dei casinò’ il nuovo profeta. Da lui vanno ad imparare come diventare miliardari, come far soldi e vivere felici”. Ecco il vero consulente che forse manca per noi. Altrimenti, sarà dura. Difficile trovare una nuova occupazione ai tanti mestieranti della politica collocati a nostre spese in enti e consigli di amministrazione gettonati e super-pagati. Non c’è ramazza che possa stanare i “portatori di voti” ben sistemati nei vari consigli d’amministrazione. Allora? Per non deludere chi reclama moralizzazione e trasparenza, non resta che il “progetto del Master”. C’è mister Trump. La sua idea del corso per apprendisti miliardari funziona alla grande. Sta diventando ancora più ricco, lui... Meglio di così.
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