“Sarà l’anno della svolta”. Lo dice Prodi, e lo ripetono capi e capetti di periferia. I propositi sono buoni. E i progetti pure. E’ accaduto in passato e si ripete puntualmente allo scoccare di ogni nuovo anno. Solo che, poi, arriva la delusione delle promesse puntualmente non mantenute. Ma concediamoci un po’ di ottimismo. E cominciamo l’anno credendo alle parole del capo del governo e di tutta la corte politica, di maggioranza e opposizione. La speranza è sempre l’ultima a morire. E così sia…
Diciamo a Lorsignori che, da cittadini comprensivi, non ci aspettiamo molto dal nuovo anno. Non intendiamo assolutamente spaventare Babbo Natale-Prodi con richieste eccessive. Basta poco per chi è abituato a non avere niente… Una novità vorremmo che, finalmente, si realizzasse. Quella di dare un lavoro a chi non ce l’ha, regalando ai giovani aspiranti lavoratori due piccole grandi “svolte”. Primo: avanti i meritevoli e in seconda fila i raccomandati, e gli amici degli amici. Secondo: a chi vuole realizzare un’impresa dare la possibilità di poterlo fare, in tempi brevi, azzerando i 45 timbri e visti adesso necessari persino per creare posti di lavoro. Non sappiamo se i governanti lo sanno: se oggi è impossibile trovare un’occupazione, ancora più difficile è crearla per sé e per gli altri. Far nascere un’azienda vuol dire avventurarsi in una selva oscura tutta burocrazia, con lacci e lacciuoli. E in fondo al tunnel, in attesa, la valanga di tasse, contributi e balzelli vari. Così creare posti di lavoro diventa una “colpa”. Almeno qui, potrà esserci una “svolta”?
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