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Notizie Italiane

mercoledì 28 febbraio 2007

Ricordando i maestri di vita d' una volta

Complimenti ai vecchi ex allievi che di recente hanno ricordato pubblicamente Rino Faranda, scrittore, docente e umanista assai amato. Personaggio (con Raffaele Passino, Valdo Pirocchi, Virgilio Serafini, Ernesto Villani, Pietro Ferrari, Ettore Lombardo Fiorentino), d’una stagione, umana e culturale, purtroppo lontana. Fra i nomi non vediamo (paga ancora oggi lo scotto della discriminazione ideologica?) Enzio Di Poppa Volture, raffinato lusitanista e studioso, oltre che maestro di vita. Le testimonianze per “quei docenti” e “quei personaggi” arrivano proprio quando, nella scuola, si è abbattuta l’apocalisse. Foto sul telefonino di rapporti sessuali fra i banchi, mano infilata nel tanga della compiacente giovane insegnante e (l’elenco è lungo) un’altra docente che taglia la lingua all’alunno loquace. Davvero lontani i tempi romantici di Faranda e Passino. Né era questa la loro scuola. Tutto cambiato. Non solo tra i banchi. Anche la città, questa piccola oasi di pace, è irriconoscibile. Riflettiamo sui riferimenti dei giovani di oggi. Il panorama complessivo è più povero e angusto. Eppure, sono arrivate le autostrade, accorciando le distanze. L’orizzonte provinciale si è aperto ed allargato. I grandi centri della cultura più accessibili e a noi più vicini. Fra le antiche mura, abbiamo scuole e università di massa. Per tutti è cresciuto il benessere. “Certi riferimenti”, tuttavia, non ci sono più. Il giovane sindaco Gianni Chiodi lancia il suo progetto di “rifondazione” culturale. Segno che c’è un po’ di strada da fare. Teramo torni un po’ la Interamnia che tanto piaceva a Faranda e Passino. Il rito domenicale attorno ai rettangoli verdi non basta più. Catania docet. Il calcio, sempre il calcio, non può essere, quotidianamente, pane e companatico. Ci vuole altro, per nutrire lo spirito. Come direbbero, ne siamo certi, i vecchi cari professori che non si dimenticano.

lunedì 26 febbraio 2007

Bit-Abruzzo, turismo e luci della ribalta

Bit conclusa a Milano. Per l’Abruzzo un successo, assicurano gli addetti ai lavori. Grande evidenza per la regione nella gigantesca vetrina del turismo internazionale. Entusiasmo alle stelle per organizzatori e conduttori della prestigiosa passerella. Ai quali è andato anche il plauso del vice-premier e ministro del ramo, Rutelli. Prima domanda: abbiamo, finalmente, imparato a vendere i nostri prodotti? Magnifico. La Bit è una ribalta alla grande, per mostrare e promuovere su scala mondiale quanto produce la nostra industria - vacanziera. Il turismo, vogliamo dire. Importante per l’Italia, ancora di più per l’Abruzzo. Saper “mostrare” è il primo passo. Poi c’è la verifica delle presenze e del fatturato. Dopo le passerelle, necessarie e importanti, il riscontro della concretezza. Non basta reclamizzare. Bisogna anche vendere, dimostrandosi competitivi. Per qualità e prezzi. “Fare fatturato”, insomma. Un risultato che solo i veri imprenditori sanno raggiungere. E il turismo non fa eccezione. Né si mette troppo in mostra chi “sa fare”. Come a Milano, dove gl’imprenditori li abbiamo visti e sentiti poco. La scena era prevalentemente occupata dai politici. Bravissimi “a fare ribalta”. Con giornali e tv sempre a disposizione. Ma è il momento di passare la parola a quanti creano il “prodotto” e vanno a venderlo nel mondo. In competizione con altri, bravi come e più di noi. Spesso sulla costa vediamo complessi alberghieri che buttano la spugna e si trasformano in residence. Segno che l’industria vacanziera tira, ma non tanto. Dagli operatori in prima linea la conferma che vorremmo sui conti che tornano e sul nostro turismo finalmente in marcia. Possiamo crederci o è tutto un abbaglio da luci della ribalta?

venerdì 23 febbraio 2007

Quando la «leadership» si decide con il menu

Avete fatto caso? Ormai tutto si risolve a pranzo. Anzi, meglio la cena. Al calar della sera, si presta meglio. Arriva il grande capo dalla Capitale per rimettere insieme i contendenti, che non mancano mai? Coraggio, vediamoci a tavola. Ormai è una moda. E funziona alla grande. Visto che di “cene politiche” si fa uso ed abuso. Un successo e non si sa se dipenda dalla bontà del menu oppure dalla bravura di Lorsignori. Trovano sempre un accordo, al levar delle mense.
“Cin cin” e si comincia. Come, esattamente, dev’essere avvenuto per l’attesissimo incontro fra il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso e l’emergente Tommaso Ginoble. La regia affidata, per l’occasione, ad un vecchio allievo della Dc. Indicato da una cronista del “Messaggero” come “stampella di Marini” (e capite a chi alludono). Grossa la partita: c’è da decidere la nuova “leadership” della “Margherita”. Che non è una bella donna con il “look” da rifare. Ma un partito politico e anche importante. L’incontro si consuma a Torre de’ Passeri. Non in un ristorante (troppo indiscreto), ma in casa privata, nel centro della cittadina (che non è Teano, ma data l’importanza di questo storico incontro per gli abruzzesi, quasi ci siamo). Piatti, bicchieri eccellenti e chiacchierata di tre ore. La tavola, questa volta, non ha risolto, ma le premesse ci sono. Tutto ancora da decidere chi sarà il nuovo segretario abruzzese della “Margherita”. Una cosa non da poco, per le future spartizioni di potere. Una cena, questa volta, non basta. Ne serve un’altra e tutto si risolve. Intanto, i siluri volano e vanno. Di pari passo con la digestione di questi commensali amici-nemici che, tra un piatto e l’altro, costruiscono il nostro avvenire.

mercoledì 21 febbraio 2007

La protesta di Rapagnà contro gli enti «mangia-soldi»

“Ridurre i costi della Politica. Ridurre le spese. Riformare e ridurre gli enti strumentali e le società partecipate della Regione, delle Province e dei Comuni. Abolire gli sprechi per abbassare le tariffe, le tasse regionali ed eliminare i tickets. Una “Questione morale” per l'Abruzzo: iniziativa non violenta – digiuno e sciopero della fame a partire dalla mezzanotte di lunedì 5 marzo prossimo”. Questo il messaggio che un personaggio, un combattente, un politico sui generis, invia al presidente della Regione e a tutti noi cittadini-elettori. Per ricordare, a chi lo avesse dimenticato, che il presidente Ottaviano Del Turco, nell'ambito del dibattito sul caso Fira in consiglio regionale tenutosi a L'Aquila il 5 dicembre 2006, ebbe a prendere un impegno ufficiale, accolto dall'intero consiglio e da tutti gli assessori. Per attuare, entro 3 mesi da quella data, una riforma e una riduzione degli enti strumentali e delle società partecipate. Al fine di contenerne gli eccessivi ed ingiustificati costi e abolirne gli sprechi. Il 5 marzo prossimo - ricorda il solerte ex on. Rapagnà - scadono i tre mesi per il rispetto ed il mantenimento dell’impegno “solenne” assunto dal presidente Del Turco. Il quale “con una precisazione di metodo e di tempi effettivi di lavoro istituzionale, stabiliva in 90 giorni il termine entro il quale attuare la riforma: ecco perché annunciamo che dalla mezzanotte di giovedì 1° marzo metteremo in atto una iniziativa non violenta, che prevede tra l'altro anche un digiuno e sciopero della fame, per sostenere ed ottenere dal consiglio regionale il rispetto dell'impegno assunto dal presidente della Regione, entro i 90 giorni stabiliti”. Gli enti – carrozzoni, per chi non lo sapesse, sono tanti. Più di 250 sedi sparse su tutto il territorio regionale. Circa 3.500 gli addetti e personale diretto e indiretto. Mentre i fondi che Pantalone sborsa puntualmente non sono determinabili con precisione. Nemmeno dai soggetti interessati. Cioè Regione, Province, Comuni e Consorzi sovracomunali. Top secret. Lungo (e incompleto) l’elenco di sigle e enti mangia-soldi. Che Del Turco si è impegnato ad abolire o, almeno, a ridurre. Comunque, staremo a vedere. Comunque, solidarietà a Rapagnà, strenuo combattente d’una crociata contro i sordi.

lunedì 19 febbraio 2007

Pescara: ponte sul mare e «politica creativa»

Difficile non provare simpatia per Luciano D’Alfonso, super- attivo sindaco di Pescara. Personaggio emergente, che pensa (e fa) alla grande. Venerato dai suoi amici e sostenitori, guardato con sospetto (e qualche invidia) dai suoi avversari - rivali della politica. Ma, combattente di razza, il primo cittadino adriatico, non si arrende e va dritto per la sua strada. Nè perde una battuta e neppure rinuncia a dire la sua. Quando serve. Che si tratti della Margherita (il suo amato partito) o di politica regionale, provinciale o pescarese che sia. Per distribuire, da "pater familias – protagonista”, encomi e rampogne. Come recentemente con “l’affare Ingeneering”. Piccola bega di partito. Dopo aver tirato le orecchie al segretario regionale, Camillo D’Alessandro, in difesa di Bernardo Mazzocca, ha chiuso la partitella dispensando una “pacca buonista” anche a colui che aveva “rampognato” il giorno prima. Questa, per chi non avesse ben capito, è politica. Allo stato puro. E Machiavelli, il vecchio maestro dei politici di razza, non ha che da esserne soddisfatto. Tant’è che, adesso, è il sindaco in persona a chiedere una “certificazione”. Secondo quanto si apprende, a concedergliela, avallando il suo operato, dovrebbero essere nientemeno che la locale procura e la magistratura contabile. Il tutto come “lasciapassare” a quel progettato celebratissimo “ponte sul mare”. Da fare con il coinvolgimento di alcuni potenti imprenditori pescaresi. Ambiziosa maxi-opera pubblica da 6 milioni di euro, ardentemente voluta dal sindaco D’Alfonso. Affare guardato con qualche sospetto dall’opposizione. D’Alfonso il decisionista, però, non si ferma. E ne pensa una nuova. Va dai giudici, per il “lasciapassare” che renderebbe “tutti tranquilli”. “Ditemi voi- domanda il primo cittadino che pensa alla grande- se è legale che il Comune prenda soldi dai privati, per opere pubbliche altrimenti impossibili”. Lo sappiamo: le sentenze dei giudici arrivano a cose fatte, spesso anche in ritardo. Per il “mega – ponte” di Pescara, “l’imprimatur della legalità”, secondo il più estroso sindaco d’Italia – originale anche in questo- dovrebbe essere “preventivo”. Che “politica creativa” sarebbe, altrimenti?

sabato 17 febbraio 2007

Quando il partito sceglie il primario

Fa un certo effetto apprendere che a Teramo il manager (un personaggio “santificato” dai partiti, meriti a parte) ha nominato quattordici super-capi dipartimento. “Primari – dirigenti” collocati ai vertici della macchina della salute. Ai quali è affidata la sorte di noi cittadini-pazienti (sì, proprio pazienti). Da profani come ci dichiariamo, non discutiamo sulla “qualità” dei prescelti. Che sicuramente sono di alto profilo professionale e umano spessore. Come dev’essere chi ha compiti di responsabilità. E deve, quindi, offrire la massima garanzia a tutela di quel bene supremo chiamato salute pubblica. Ciò premesso, ci lascia un po’ perplessi che una sola persona, vale a dire un alto dirigente (anche per quello – ahinoi! - che ci costa), politicamente issato al vertice della cittadella Asl, decida (solo al comando) chi debba avere nelle mani (con pieni poteri) un servizio o un intero reparto ospedaliero. Ripetiamo: non si vogliono discutere le persone e le figure professionali, ma i metodi e i criteri della scelta. Questi sì. Vorremmo che ci spiegassero quali sono le competenze, e le garanzie mediche e scientifiche, di un “manager”. Chiamato dai partiti (destra, centro o sinistra che sia) in vetta ad una Asl per le sue “qualità” – ormai è assodato - certificate dall’appartenenza o, almeno, dalla vicinanza politica. Se poi il cosiddetto manager è persino competente e capace (può capitare), meglio per tutti. La dote di base di un numero uno della sanità o di un presidente è tuttavia l’assoluta sintonia o l’allineamento con chi lo esprime politicamente. Anche se (tutti lo dicono, ma per fare l’esatto contrario), nelle Asl, non si dovrebbe mai cambiare oppure promuovere un primario o un dirigente con gli stessi criteri dei partiti. Quando si sostituisce un segretario di sezione. Ma, nei carrozzoni Asl, la regola ormai è proprio quella. Tant’è che, quando mandano via il manager-direttore generale, negli ospedali pubblici, automaticamente, si promuovono o cadono le teste di importanti primari e dirigenti sanitari. Saltano, specie se “celebrati”, guarda caso, dalla precedente gestione politica. Un eloquente caso-limite? Si è verificato recentemente a Roma, con l’avvento del ministro Turco, per certe sue discusse sostituzioni (e promozioni) di luminari. Addirittura. Come succede ora, a Teramo, più in piccolo (ma non tanto). Con il manager che ha “rivoluzionato” le alte leve della Sanità provinciale. La rotta non è sempre la stessa? Difficile ammetterlo, certo, trattandosi di salute pubblica. Si fa, ma non si dice. Appunto.

giovedì 15 febbraio 2007

Ultime dalla Scuola: a lezione di perizoma

Attenzione a non confondere. Non è cronaca giudiziaria o cronaca nera. Spesso è, semplicemente, “cronaca psichiatrica”. Per affrontare certi casi, più che alla polizia, meglio affidarsi allo specialista in psichiatria. Sentite la storia che vi raccontiamo. Recentissima. Sembra inventata di sana pianta. Invece, si è autenticamente verificata in un istituto superiore del nostro allegro Paese. Come da dettagliato resoconto di un autorevole organo d’informazione. La professoressa è giovane e carina. Indossa pantaloni a vita bassa. Quando si siede e si sporge, si vedono il filo e il colore degli slip, anzi del perizoma. Poi, è cordiale, sorridente. Amabilmente disponibile e confidenziale con i suoi studenti, che durante la lezione (e che lezione!) le stanno sempre intorno. Quanto basta per scatenare, fra i giovanissimi allievi, una incontenibile tempesta ormonale. Infatti, qualcuno la sfiora, la tocca o le infila la manomorta nei jeans. Mentre qualcun altro riprende la scena con il telefonino. Quando il giochetto si fa troppo rischioso, la prof. va dal preside, che sequestra tutti i telefonini. Intanto, niente cellulari a scuola. Come da raccomandazione del ministro Fioroni. Qui scatta subito la reazione forte dei genitori. Che, infuriati, si precipitano per reclamare il “maltolto”. Il preside rifiuta e si becca una denuncia dalla polizia, sollecitata ad intervenire da mamme e papà incavolatissimi. La procura apre una fascicolo. Il filmato osè, che nel frattempo finisce in rete, viene acquisito agli atti. Il provveditorato agli studi apre a sua volta un’inchiesta. E, adesso, non resta che attendere la conclusione di uno “scandalo” che è italianissimo. Anche se manca il vero specialista del “caso”: lo psichiatra. Perché, a nostro modesto avviso, questa è materia prevalentemente di tipo psichiatrico. Siete d’accordo?

mercoledì 14 febbraio 2007

«Tassa sulla malattia» + soldi ai consiglieri

Non è detta l’ultima parola, ma forse si stanno un po’ vergognando. E vogliono restituire il “maltolto”. Dopo gli scioperi dei pensionati e le molte proteste generali in Abruzzo, Lorsignori si sarebbero decisi ad abolire il ticket sulle ricette (che il prof. Veronesi chiama “tassa sulla malattia”) e a bloccare gli aumenti di stipendio ai consiglieri regionali. E’ un “accordo”, per ora. Ci sarà probabilmente ancora da attendere per provvedimenti veri e reali. Noi non volevamo sperarci. Tanto che ci eravamo già preparati a fare la nostra parte di contribuenti rassegnati. Ancora una volta. Ma il “miracolo” potrebbe verificarsi, nonostante tutto. Potrebbe: il condizionale è d’obbligo. I privilegi restano. Vedremo tuttavia se il “taglietto” annunciato ci sarà. Per Lorsignori, è stato impossibile mettere d’accordo la “tassa sulla malattia” e gli aumenti (con arretrati) ai consiglieri dell’Emiciclo. Un “pasticcio” indigesto. Persino per uno stomaco come il nostro, abituato a tutto. Via, dunque, alla “tassa sulla malattia” e zero aumenti in “busta-paga”. Vedremo se la parola verrà mantenuta. Come hanno annunciato. Altrimenti, l’alternativa c’è…Ed è sempre quella di rimandarli tutti a casa. Nè sarebbe un danno irreparabile. Visto che, nel salvadanaio dei privilegi, c’è già una ricca pensione ad attenderli.

lunedì 12 febbraio 2007

Il sindaco «studia» il rugby

Lasciate le ambasce di Palazzo, il sindaco è volato a Londra per qualche giorno. Attirato dal rugby. “Volevo sperimentare dal vivo – ha spiegato - l’atmosfera straordinaria delle grandi partite del gioco”. Per chi non lo sapesse, l’Inghilterra è considerata la culla di questo sport seducente, largamente diffuso anche fra i più giovani. Di recente, a Londra, si è svolto il torneo “Sei Nazioni”, uno dei più importanti del mondo. Con, fra gli spettatori, il primo cittadino di Teramo. Più che una trasferta da tifoso di una pratica sportiva sempre più alla moda, si è trattato probabilmente di un “viaggio di studio”. C’è davvero molto da apprendere dal grande rugby, dopo quanto sta accadendo qui nel “regno del pallone”. Dove si respira (quando si respira) ben altra aria. Lo sport tanto in voga fra gl’inglesi, invece, non esclude scontri duri per vincere. Sempre leali, però, con l’avversario. Si scende in campo con coraggio e carattere, forza e intelligenza, generosità e umiltà. Una “regola” che va persino oltre i risultati delle partite. “Penso- assicura l’allenatore di una grande squadra di rugby- che il modo con cui ci poniamo verso il nostro sport sia il modo in cui bisognerebbe vivere la propria vita”. Una “filosofia” che ha del prodigioso. Quasi inverosimile per noi. E nessuno, meglio di un sindaco, può farsi “ambasciatore” di un modello così…Tutto da copiare. Perciò, tornato alle cure del Palazzo, Chiodi avrà molto da trasmettere a tutti. A cominciare dai cosiddetti “tifosi” della sua città. Non è un sogno:esiste uno sport che migliora chi lo pratica nel fisico e nello spirito. E anche nei rapporti verso gli altri. A pensarci bene, potrebbe essere la ricetta giusta per il nostro universo calcistico. Dove, al contrario, al peggio non c’è più limite.

venerdì 9 febbraio 2007

Teramo: nel Palazzo redditi «top-secret»

Sindaco, assessori e consiglieri comunali. Tutti giovani e scattanti. Un po’ distratti, forse. Anzi, completamente sbadati. Un giornale che si stampa in Abruzzo, ha rivelato (sentite un po’…) che quasi nessuno degli eletti in consiglio comunale, a Teramo, ha presentato la dichiarazione dei redditi. A cominciare dal sindaco e da chi presiede l’assemblea. Fino all’ultimo assessore o consigliere. Maggioranza e opposizione. Tutti uniti nel mantenere strettamente “riservati” i redditi personali. Pochissime le eccezioni: l’anno scorso appena quattro. Eppure, per i pubblici amministratori, rendere noti redditi e consistenza patrimoniale, è un obbligo. Previsto dalla legge 441 del 1982. Una normativa che contempla persino la “censura” a carico di chi non osserva i previsti termini tassativi. Spetta al presidente del consiglio richiamare i “distratti”, applicando, ove necessario, le sanzioni. Solo che, nel caso di Teramo, lo stesso “presidente-controllore” figura nel lungo elenco dei “distratti”. Il quale, comminando le “pene”, dovrà iniziare da se stesso. Poi, gerarchicamente, passando al sindaco, agli assessori e ai consiglieri vari. La “censura” dovrà essere letta in aula. Pubblicamente e ad alta voce. Una per ogni trasgressore. Dato il numero degli inadempienti, ci sarà…da sgolarsi. A questo punto, inutile perdersi in facili considerazioni più o meno moralistiche. In attesa di vedere gli sviluppi di questa storiella perfettamente “all’italiana”, esperti e osservatori del costume ci fanno sapere che non tutte le abitudini sono uguali. Gli americani, per esempio, amano ostentare la ricchezza. C’è da sospettare che il presidente Bush, forse, è arrivato a certe vette, anche grazie a dichiarazioni dei redditi…in eccesso. Gli europei, invece, preferiscono nascondere i propri introiti (come i nostri amministratori, che perciò sono nella norma). Comunque, non è elegante tenere “al buio” i propri elettori su certe cose. Non è “chic”. La vera eleganza, ricorda una famosa look-maker, comincia dalle scarpe, cioè dai piedi. Ma i nostri pubblici amministratori, evidentemente, usano la testa. Quando non sono distratti.

mercoledì 7 febbraio 2007

Proposta «marziana»: stadi chiusi per 2 anni

Riceviamo e pubblichiamo:


Una società, questa, che mi fa sentire un marziano. Da marziano, perciò, vi dico che, dipendesse da me, chiuderei gli stadi italici, con annessi e connessi, per almeno due anni. Altro che Matarrese, che vorrebbe far ripartire con urgenza la “bagarre”, come se niente fosse accaduto. Sigillare. Chiudere. Tutti a casa, per pensare e riflettere un po’…A cominciare da voi cronisti e telecronisti, primi responsabili della diseducazione di massa. Il punto è questo: se lo sport, che un tempo era sano agonismo e passatempo distensivo, si è trasformato in un mattatoio, in una valvola di scarico dell’odio sociale, c’è qualcosa che non va. A partire dalla stampa e dai cosiddetti mezzi di comunicazione che, visti i bei risultati, non riescono a educare la tifoseria. E neppure a frenarla un po’. Ma le responsabilità non finiscono qui. Manderei a spasso anche altri. Per almeno un biennio. Curva Sud e Curva Nord, cannonieri e difensori, accompagnatori di veline e titolari di gambe arci-miliardarie. Insomma, l’intera corte, unitamente ai poteri forti, palesi e occulti, dei padroni del calcio. Tutti a riposo. E che sollievo. Che aria salubre. Che piacere. Invece, no. Mi rendo conto che solo un marziano pazzo può pensare certe cose deliranti. Siamo, infatti, ancora ai tempi del “panem et circenses”. Se la “calciomania” non esistesse; se non tornasse (e presto) lo “sfogatoio domenicale”, con ultras e tifoseria a tenere sotto scacco città e forze di polizia, sarebbe un disastro sociale. Il diabolico meccanismo salvifico bisognerebbe inventarlo. In nome della “pelota”. E pazienza se, come dice l’ineffabile Matarrese, ogni tanto ci scappa il morto. Causa violenza, che trova asilo dentro e fuori i rettangoli verdi. Dove, sennò? Difficile rinunciare a un’arena che calamita tutti. Buoni e cattivi. Che fa da “briglia” e trasforma in “arma letale” tutte le acque cattive del malumore e della frustrazione collettivi. Avanti, dunque. E non si dia retta ad un marziano pazzo. Allergico a questa nostra “convivenza barbarica”. Che, a mio malsano modo di vedere, ignorando ormai l’alfabeto della lettura e dell’etica (che parola fuorimoda!), è in preda all’overdose della “calciomania” imperante. Notte e giorno. Andiamo avanti, dunque. Sotto la spinta del nuovo oppio dei popoli. E buona fortuna.


Un "marziano”


Lei è un vero “marziano” e si capisce benissimo. Le sue idee sono tanto controcorrente e fuori le righe che è persino difficile rispondere. No comment. E buona fortuna pure a lei, caro marziano.

lunedì 5 febbraio 2007

Via le «veline», torna la «servetta» di De Sica

Ecco una clamorosa smentita a quanti, con giudizio sommario, hanno un certo concetto delle belle e avvenenti ragazze d’oggi. Esibizioniste, pronte a mostrare il corpo e le curve, pur di sfondare in tv e nello spettacolo. Non è più vero, a quanto pare. La novità arriva da Pescara. Alla selezione organizzata, con grande clamore pubblicitario, per reclutare nuove aspiranti veline, in pochissime hanno risposto all’appello. Solo otto. La maggioranza ha snobbato la ribalta (e i contratti) della tv, con annessa passerella su una delle trasmissioni più note e popolari. Semplice il gioco: si comincia indossando (si fa per dire) le vesti della velina. Per poi, strada facendo, arrivare all’agognato debutto nel mondo, tutto fascino e lustrini, della moda e dello spettacolo. Questo l’itinerario già percorso da tante ragazze, belle e discinte, invidiatissime fidanzate e compagne di noti calciatori miliardari. Ma le “conquiste” sono anche altre e sempre all’insegna della ribalta e del successo. Perciò, quello di entrare nell’empireo delle veline, sembrava ormai un sogno irreversibile. Per tutte. Come da statistiche. Ma dall’Abruzzo, ecco che arriva il segnale opposto. Da non crederci. Basta con le veline? Le ragazze d’oggi, preparandosi al futuro, pensano ad altro? Una “inversione di tendenza”? Tutto da studiare e approfondire.
Intanto, in attesa del responso degli studiosi di fenomeni sociologici, azzardiamo una ipotesi. Tutta nostra. Senza alcuna pretesa scientifica. Magari tornando a quello che era l’Abruzzo di circa mezzo secolo fa. Quando un grande regista come Vittorio De Sica scoprì proprio fra le ragazze abruzzesi “una bellezza innocente e virginale quanto briosa e vivace”. Si chiamava Maria Pia Casilio e debuttò con formidabile bravura in “Umberto D.”, uno dei capolavori del cinema italiano. Scoperta per caso, la giovane 17nne rivelò non comuni qualità di interprete e di attrice. Davvero lontani i tempi romantici del grande cinema, quando il successo non era…nudo. Definitivamente attratte da tv e passerelle di “Striscia la notizia”, le moderne Maria Pia Casilio avevano altri gusti. Ma non è più cosi. Forse. E il segnale parte proprio dall’Abruzzo. Dove le belle, disertando la selezione di aspiranti veline, preferiscono tornare al passato. Ai sogni e ai progetti di quella ragazzina aquilana, semplice e riservata, alla quale De Sica assegnò il ruolo della servetta briosa e innocente. E fu l’inizio d’una fiaba.

venerdì 2 febbraio 2007

Aumenti ai consiglieri, tasse agli abruzzesi

Lo avevamo detto e previsto. E scusateci se ci vantiamo un po’. Ma ci voleva poco a capire. In merito agli aumenti di stipendio ai consiglieri regionali, dopo le prime ipocrite reazioni dei diretti interessati, avevamo così concluso, in questa nostra rubrica, testualmente:”Tocca a noi cittadini trovare la soluzione. A nostre spese. Come sempre. Allora, via con la sottoscrizione. Tanto, tassa più tassa meno”. E finirà proprio così… Dopo la “scelta ipocrita” in consiglio regionale, che rinvia al parlamento nazionale (campa cavallo…) la decisione per azzerare gli aumenti, tocca a Pantalone (cioè a noi) mettere le mani in tasca. Lo ha capito anche la Cisl, che ha accusato il Consiglio regionale di “soluzione pilatesca”. Bastava un piccolo semplice atto concreto, per abolire gli aumenti dello scandalo. Ricordiamolo a chi lo avesse dimenticato: azzerare "quel di più", in un momento di ristrettezze (e tasse) per tutti, era il minimo che si potesse fare. Sufficiente una leggina di poche parole. Non hanno sempre rivendicato autonomia e centralità? Ma questa volta, guarda un po’, hanno rifiutato in blocco “centralità” e “autonomia”. Si sono trincerati dietro  un fiume di parole e di ipocrisie. Per ingrossare i privilegi. Che sono quelli di sempre. Come viene a ricordarci il settimanale L’Espresso con un’inchiesta sui vitalizi d’oro degli ex. Prima o Seconda Repubblica, gli uomini e i governi passano. I privilegi restano. Abbiamo la memoria corta e Lorsignori ci contano. Intanto, i contribuenti abruzzesi hanno conquistato il posto d’onore: sono primi, insieme ai laziali, per l’addizionale Irpef. Basterà, questa volta, per tenerci svegli?



giovedì 1 febbraio 2007

L'amore e il suo rovescio

Un cuore e una capanna. Adesso, però, c’è un aggiornamento da fare: un cuore, una capanna e un po’ di Viagra. L’amore è un sentimento antico, ma anche moderno. Aperto alle novità e al progresso. Pensate ai vantaggi regalati alle relazioni uomo-donna dall’ormai mitico telefonino. Riflettiamo sulle complicità dell’automobile (assai prima del cellulare) per rendere più facili e piacevoli le storie a due. Quelle romantiche, naturalmente. L’elenco è lungo e a vantaggio di chi si ama o vuole amarsi. Certo, tutto più complicato si presentava ai tempi di Dante e Beatrice,Giulietta e Romeo, Francesco (Petrarca) e Laura. E proprio per “carenza” di cellulare o di garçonnière su quattro ruote furono, forse, condannati a conservarsi amanti eternamente platonici? Né finisce qui. Per noi contemporanei, ecco pure la grande risorsa della “pillola blu”, che spalanca nuovi orizzonti alla felicità in coppia. Un “miracolo rosa” chiamato Viagra, fonte inesauribile per mariti stanchi, e per amanti desiderosi di slanci più caldi e vigorosi. Attenzione, però. Anche ciò che è bello, comodo e promettente ha il suo rovescio. Al pari di una qualsiasi medaglia che brilla e risplende. Lo ha capito a sue spese (e non solo) una giovane donna sospettosa di Frosinone, come abbiamo appreso dalle cronache di questi giorni. Per riaccendere gli slanci spenti del compagno di una vita (troppo assorbito da un’altra?), la moglie insoddisfatta ha sciolto di nascosto una doppia dose di Viagra nel bicchiere colmo di vino. Il sovradosaggio ha procurato un fuori programma che di “rosa” aveva ben poco: un pericoloso infarto al marito e alla sua “metà” un enorme spavento. Senza regalarle, purtroppo, la notte d’amore-sprint che desiderava. Adesso, lo sappiamo. E cerchiamo di non dimenticarlo. Il progresso fa bene all’amore, ma può anche rovinarlo. Se non si tiene sotto controllo il rovescio della medaglia.