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Piazza grande News
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Notizie Italiane
mercoledì 28 febbraio 2007
Ricordando i maestri di vita d' una volta
lunedì 26 febbraio 2007
Bit-Abruzzo, turismo e luci della ribalta
venerdì 23 febbraio 2007
Quando la «leadership» si decide con il menu
“Cin cin” e si comincia. Come, esattamente, dev’essere avvenuto per l’attesissimo incontro fra il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso e l’emergente Tommaso Ginoble. La regia affidata, per l’occasione, ad un vecchio allievo della Dc. Indicato da una cronista del “Messaggero” come “stampella di Marini” (e capite a chi alludono). Grossa la partita: c’è da decidere la nuova “leadership” della “Margherita”. Che non è una bella donna con il “look” da rifare. Ma un partito politico e anche importante. L’incontro si consuma a Torre de’ Passeri. Non in un ristorante (troppo indiscreto), ma in casa privata, nel centro della cittadina (che non è Teano, ma data l’importanza di questo storico incontro per gli abruzzesi, quasi ci siamo). Piatti, bicchieri eccellenti e chiacchierata di tre ore. La tavola, questa volta, non ha risolto, ma le premesse ci sono. Tutto ancora da decidere chi sarà il nuovo segretario abruzzese della “Margherita”. Una cosa non da poco, per le future spartizioni di potere. Una cena, questa volta, non basta. Ne serve un’altra e tutto si risolve. Intanto, i siluri volano e vanno. Di pari passo con la digestione di questi commensali amici-nemici che, tra un piatto e l’altro, costruiscono il nostro avvenire.
mercoledì 21 febbraio 2007
La protesta di Rapagnà contro gli enti «mangia-soldi»
lunedì 19 febbraio 2007
Pescara: ponte sul mare e «politica creativa»
sabato 17 febbraio 2007
Quando il partito sceglie il primario
giovedì 15 febbraio 2007
Ultime dalla Scuola: a lezione di perizoma
mercoledì 14 febbraio 2007
«Tassa sulla malattia» + soldi ai consiglieri
lunedì 12 febbraio 2007
Il sindaco «studia» il rugby
venerdì 9 febbraio 2007
Teramo: nel Palazzo redditi «top-secret»
mercoledì 7 febbraio 2007
Proposta «marziana»: stadi chiusi per 2 anni
Riceviamo e pubblichiamo:
Una società, questa, che mi fa sentire un marziano. Da marziano, perciò, vi dico che, dipendesse da me, chiuderei gli stadi italici, con annessi e connessi, per almeno due anni. Altro che Matarrese, che vorrebbe far ripartire con urgenza la “bagarre”, come se niente fosse accaduto. Sigillare. Chiudere. Tutti a casa, per pensare e riflettere un po’…A cominciare da voi cronisti e telecronisti, primi responsabili della diseducazione di massa. Il punto è questo: se lo sport, che un tempo era sano agonismo e passatempo distensivo, si è trasformato in un mattatoio, in una valvola di scarico dell’odio sociale, c’è qualcosa che non va. A partire dalla stampa e dai cosiddetti mezzi di comunicazione che, visti i bei risultati, non riescono a educare la tifoseria. E neppure a frenarla un po’. Ma le responsabilità non finiscono qui. Manderei a spasso anche altri. Per almeno un biennio. Curva Sud e Curva Nord, cannonieri e difensori, accompagnatori di veline e titolari di gambe arci-miliardarie. Insomma, l’intera corte, unitamente ai poteri forti, palesi e occulti, dei padroni del calcio. Tutti a riposo. E che sollievo. Che aria salubre. Che piacere. Invece, no. Mi rendo conto che solo un marziano pazzo può pensare certe cose deliranti. Siamo, infatti, ancora ai tempi del “panem et circenses”. Se la “calciomania” non esistesse; se non tornasse (e presto) lo “sfogatoio domenicale”, con ultras e tifoseria a tenere sotto scacco città e forze di polizia, sarebbe un disastro sociale. Il diabolico meccanismo salvifico bisognerebbe inventarlo. In nome della “pelota”. E pazienza se, come dice l’ineffabile Matarrese, ogni tanto ci scappa il morto. Causa violenza, che trova asilo dentro e fuori i rettangoli verdi. Dove, sennò? Difficile rinunciare a un’arena che calamita tutti. Buoni e cattivi. Che fa da “briglia” e trasforma in “arma letale” tutte le acque cattive del malumore e della frustrazione collettivi. Avanti, dunque. E non si dia retta ad un marziano pazzo. Allergico a questa nostra “convivenza barbarica”. Che, a mio malsano modo di vedere, ignorando ormai l’alfabeto della lettura e dell’etica (che parola fuorimoda!), è in preda all’overdose della “calciomania” imperante. Notte e giorno. Andiamo avanti, dunque. Sotto la spinta del nuovo oppio dei popoli. E buona fortuna.
Un "marziano”
Lei è un vero “marziano” e si capisce benissimo. Le sue idee sono tanto controcorrente e fuori le righe che è persino difficile rispondere. No comment. E buona fortuna pure a lei, caro marziano.
lunedì 5 febbraio 2007
Via le «veline», torna la «servetta» di De Sica
Intanto, in attesa del responso degli studiosi di fenomeni sociologici, azzardiamo una ipotesi. Tutta nostra. Senza alcuna pretesa scientifica. Magari tornando a quello che era l’Abruzzo di circa mezzo secolo fa. Quando un grande regista come Vittorio De Sica scoprì proprio fra le ragazze abruzzesi “una bellezza innocente e virginale quanto briosa e vivace”. Si chiamava Maria Pia Casilio e debuttò con formidabile bravura in “Umberto D.”, uno dei capolavori del cinema italiano. Scoperta per caso, la giovane 17nne rivelò non comuni qualità di interprete e di attrice. Davvero lontani i tempi romantici del grande cinema, quando il successo non era…nudo. Definitivamente attratte da tv e passerelle di “Striscia la notizia”, le moderne Maria Pia Casilio avevano altri gusti. Ma non è più cosi. Forse. E il segnale parte proprio dall’Abruzzo. Dove le belle, disertando la selezione di aspiranti veline, preferiscono tornare al passato. Ai sogni e ai progetti di quella ragazzina aquilana, semplice e riservata, alla quale De Sica assegnò il ruolo della servetta briosa e innocente. E fu l’inizio d’una fiaba.
venerdì 2 febbraio 2007
Aumenti ai consiglieri, tasse agli abruzzesi
Lo avevamo detto e previsto. E scusateci se ci vantiamo un po’. Ma ci voleva poco a capire. In merito agli aumenti di stipendio ai consiglieri regionali, dopo le prime ipocrite reazioni dei diretti interessati, avevamo così concluso, in questa nostra rubrica, testualmente:”Tocca a noi cittadini trovare la soluzione. A nostre spese. Come sempre. Allora, via con la sottoscrizione. Tanto, tassa più tassa meno”. E finirà proprio così… Dopo la “scelta ipocrita” in consiglio regionale, che rinvia al parlamento nazionale (campa cavallo…) la decisione per azzerare gli aumenti, tocca a Pantalone (cioè a noi) mettere le mani in tasca. Lo ha capito anche la Cisl, che ha accusato il Consiglio regionale di “soluzione pilatesca”. Bastava un piccolo semplice atto concreto, per abolire gli aumenti dello scandalo. Ricordiamolo a chi lo avesse dimenticato: azzerare "quel di più", in un momento di ristrettezze (e tasse) per tutti, era il minimo che si potesse fare. Sufficiente una leggina di poche parole. Non hanno sempre rivendicato autonomia e centralità? Ma questa volta, guarda un po’, hanno rifiutato in blocco “centralità” e “autonomia”. Si sono trincerati dietro un fiume di parole e di ipocrisie. Per ingrossare i privilegi. Che sono quelli di sempre. Come viene a ricordarci il settimanale L’Espresso con un’inchiesta sui vitalizi d’oro degli ex. Prima o Seconda Repubblica, gli uomini e i governi passano. I privilegi restano. Abbiamo la memoria corta e Lorsignori ci contano. Intanto, i contribuenti abruzzesi hanno conquistato il posto d’onore: sono primi, insieme ai laziali, per l’addizionale Irpef. Basterà, questa volta, per tenerci svegli?