Avete letto o sentita l’ultima? Era educato, bravo, primo della classe. Questa la sua colpa e lo prendevano in giro. Fuori dalla “normalità” di oggi. Perciò i suoi compagni non lo lasciavano in pace. Per questo il sedicenne di Torino ha deciso di dire basta. Suicidandosi. Uno studente ”anormale”. Un “non-bullo” che si è arreso, purtroppo, alla “normalità” dei nostri giorni pazzi. Può sembrare paradossale. Ma certe cronache arrivano a confermarci, puntualmente, l’amara realtà. Dopo le pupe, via (sempre più) libera ai bulli.
Da qualche parte urge cominciare. Il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, annuncia la riforma degli atenei. Parola magica, spesso gettonata, per lasciare le cose come stavano, peggiorandole. Si vuole dire basta a baroni e cattedre ricevute per divina eredità. Sono circa 62.000 i docenti universitari e circa 88.000 quelli precari. Ma le cose, anche negli atenei italiani, vanno male. Come sappiamo. Si vuole ripartire dalle assunzioni, moralizzando e restituendo spazio al merito, alla ricerca e alla cultura. Via le lobby e i “baroni”, vada in cattedra chi vuole insegnare seriamente. Con amore e professionalità, dedicandosi alle lezioni e agli studenti. Senza fare altro.
L’unica strada possibile, del resto, per rinnovare l’università. Per restituire fiducia a chi davvero vuole studiare. Ma anche alle famiglie e alla società, che molto si aspettano da un mondo accademico svecchiato e moderno. Sembra facile e possibile. Eppure, improbabile. Con le lobby e i baroni che ci sono in giro. Pronti ad armarsi e ad aprire il fuoco. Protetti sotto l’usbergo delle solite mafie.
Comunque, auguri ministro.
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venerdì 6 aprile 2007
Scuola: la colpa di non essere un «bullo»
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