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giovedì 5 aprile 2007

Paparazzi: un innocente in manette

Vallettopoli” ha un po’ offuscato (o esaltato?) la memoria dei “paparazzi” di ieri. Celebrati con simpatia persino da Fellini nella “Dolce vita”. Lontanissimi dal pantano dei giorni nostri, erano romantici personaggi della notte. Anzi, facevano parte del paesaggio. Inesistente senza “paparazzi”. Mitici eroi dell’obiettivo. Sempre a caccia di celebrità, che facevano “notizia” o “scoop”. Però, niente ricatti e guadagni illeciti. Sconosciuta la droga. Solo qualche divo, ogni tanto, che alzava un po' troppo il gomito.
Ricordo un’incantevole Anita Ekberg, mentre una notte in città tentava di scalare il muro di cinta del suo albergo. Un’impresa improbabile, considerato il tasso alcolico della diva. Beppe Monti, il più bravo “paparazzo” di quei giorni, fotografò da tutti i lati l’attrice ubriaca. Foto mai pubblicate. Per autocensura. Come si faceva allora. Senza tentare di vendere a qualcuno quelle immagini imbarazzanti della grande star. Allora all’apice della carriera.
Andò diversamente per il “delitto di via Getulio”, a Teramo. Le prime indagini sul feroce assassinio di una giovane mondana, portarono all’arresto di un abituale frequentatore. Persona stimata e di ottima famiglia, con il “vizietto” per le donne. Finì in carcere. Anche se completamente estraneo al grave fatto. Ricordo la sua foto pubblicata sui giornali. In manette. Errori anche allora. Ma dietro certi “eccessi” c’erano quasi sempre esigenze di giustizia, d’informazione o ricerca della verità. Mai affari sporchi di ricatti o danaro. La televisione non esisteva (le “vallette” erano di altro tipo). Ma le foto, più di oggi, ritenute indispensabili per quotidiani e rotocalchi. Il lavoro del fotoreporter determinante, per vendite e tirature dei giornali. Come per la bravura e il prestigio di ogni cronista. Eppure, il “mestieraccio”, a parte qualche scazzottata o testa rotta, aveva un suo stile.Capitava, ogni tanto, di rovinare la reputazione di qualcuno. Sempre per errore. Mai per soldi.

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