“In un contesto tropical-faraonico, con spettacoli e cena in giardino, decine di autoblu e centinaia di commessi in livrea e agenti di scorta…”. Da Palermo, come racconta l’inviato di La Repubblica; da un “contesto tropical-faraonico”, appunto!, si leva la voce del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per richiamare (ancora) gl’immemori alla “saggezza amministrativa”, a “un uso attento del pubblico danaro”, a “un forte recupero di credibilità”, alla “riduzione dei costi e maggior trasparenza della politica e delle istituzioni”.
Perfetto. Ci voleva, eccome! In presenza di una così inopportuna perseverante prova palermitana di sperpero del danaro pubblico. “Proprio dalla Sicilia -annota l’attento cronista- sempre tanto generosa con i privilegi dei pubblici poteri”. Appunto. Ma un appello così autorevole, forse, sarebbe stato più efficace e produttivo…Come? Accompagnato dall’annuncio di uno “sconticino” sui costi del Quirinale. Visto che sulle nostre tasche, è ormai arcinoto, le italiche dimore presidenziali gravano come tre volte l’Eliseo.
Sui “costi della politica”, il discorso si è fatto ormai sterile e ripetitivo. Tutti promettono. Anche troppo. Nessuno provvede. Aria fritta. Allora?
A Lorsignori non resta che esprimersi con il linguaggio dei fatti. Soprattutto, del buon esempio. Viceversa, lasciamo perdere. Provvederà il “fai da te”…Quando il tribunale delle urne non potrà non ricordarsi di noi.
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