Allora, vogliamo ricominciare da colui che ha fatto saltare il tappo del Policlinico di Roma e della malasanità nazionale? Si chiama Fabrizio Gatti ed è l’eroe del momento. Un semplice cronista che, però, ha avuto la pazienza di indagare e il coraggio di cercare “la notizia”, consumando le suole delle scarpe. Come raccomandavano i maestri dei vecchi tempi. I misfatti del “pianeta sanità” sono emersi così davanti agli occhi del grande pubblico. Attraverso il taccuino, il coraggio e la perseveranza di un giornalista. Subito dopo, sotto la spinta della indignazione generale, le istituzioni e la politica hanno aperto gli occhi. E sono arrivati gli ispettori. A Roma e in tutta Italia.
Una bella brutta lezione. Soprattutto, per noi del “mestieraccio”, dalla carta stampata alla tv, dalla radio al web. Il giornalismo è in crisi? I giornali vendono sempre meno copie? Le televisioni perdono credibilità? Editori e giornalisti hanno interrotto i rapporti per un contratto che non si rinnova? Signori, non c’è altro da fare: risalire, ricominciando da Fabrizio Gatti, l’eroe. Che va subito promosso direttore generale, con pieni poteri, di tutte le scuole di giornalismo. Dove, com’è noto, alle nuove leve insegnano molta teoria e zero pratica. Via i docenti che del nostro mestiere non sanno nulla e si accomodi Fabrizio Gatti. Per insegnare ai giovani cronisti come si fa una inchiesta che scotta. Come si scrive per un giornale e si lavora per una tv, al servizio di chi legge, vede e ascolta. Basta con la confusione, che sta minando la credibilità della categoria, fra informazione libera e addetti stampa del Palazzo (e di Lorsignori). Basta con il tu confidenziale al Potere. Torniamo alle vecchie distanze, che fanno della stampa indipendente un efficace contro-potere. Infatti: ristora il cittadino ed è salutare per Lorsignori. Meno menestrelli di corte e più giovani talenti da addestrare per inchieste dirompenti. Alla Fabrizio Gatti, per intenderci. Certo, poi c’è l’altro problema (forse più complicato e difficile del primo). Quello di andare a trovare, con la lampada della vecchia leggenda, i cosiddetti “editori puri”. Che, lontani dalle lobby affaristiche del Palazzo, siano disposti a dare spazio al giornalismo-verità. Che verifica e denuncia. Nel pantano della sanità e ovunque.
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