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sabato 27 gennaio 2007

Allo Zooprofilattico 14 anni di «monarchia»

Il ferro è caldo e torniamo ancora sul tema dello Zooprofilattico. “Fiore all’occhiello” d’una città, d’una regione e non solo. La polemica fra il vertice della prestigiosa istituzione e il sindaco della città che la ospita, ha portato alla ribalta luci ed ombre. Lasciamo da parte per un attimo le luci. Fermiamoci alle ombre. Nel replicare alle esternazioni del direttore dell’Istituto, il primo cittadino ricorda un fatto essenziale e forse spiega una polemica che, alle orecchie dei cittadini, ha assunto prevalentemente un suono politico. Il dato sottolineato è che lo Zooprofilattico naviga, ormai da quattordici anni, senza un regolare consiglio d’amministrazione. C’è un commissario a gestire e governare in regime di “monarchia assoluta”. Ma non potendo arrivare a tutto, provvede forse il direttore, ogni tanto. Anche con esternazioni, come visto a L’aquila, che hanno poco di tecnico e di scientifico. Tuttavia, rilevata la carenza davvero vistosa, c’è solo da provvedere. Sia pure con ritardi così assurdi e incomprensibili. Ma a chi tocca? La politica, sempre avida e presente nell’universo mondo, in questo caso si dimostra incredibilmente assente. Anzi, latitante, diremmo. In sostanza, avalla silenziosamente la “monarchia” imperante da tanto, troppo tempo. E lo Zooprofilattico non è una baracca qualsiasi. Come ricordato opportunamente pure dal sindaco di Teramo. Però, egli stesso non va incluso nell’elenco dei “non vedenti”? Ha dimenticato probabilmente a lungo di essere un prestigioso personaggio politico, espresso ed eletto da una coalizione di partiti. La politica, dunque, batta finalmente un colpo. E stop alla latitanza. Urge un consiglio d’amministrazione con i fiocchi, mandando a casa il commissario. E’, purtroppo, vero: nel recente passato, da quelle parti, politica e politicanti non hanno dato sempre bella prova. Su un punto c’è, però, accordo: il benemerito Istituto ha davanti grandissimi, urgenti e impegnativi problemi di crescita e sviluppo. Da affrontare con determinazione. Senza ritardi. Ma sarà mai possibile, senza iniziare dal capitolo principale? Quello di mettere fine all’attuale gestione “monarchica”, passando velocemente alla nomina del consiglio d’amministrazione che non c’è. E che sia con i fiocchi, ripetiamo. Che significa, semplicemente: confezionato con gente capace e competente. Cioè, tenendo lontano dalla guida del “fiore all’occhiello” i soliti disoccupati della politica, con in tasca la tessera giusta e, di rigore, la benevolenza di Lorsignori. Ma si chiede troppo? Vorremmo essere tutti più tranquilli per il futuro del nostro importante Istituto. Anche l’esimio direttore, che in avvenire potrebbe risparmiarci le sue “esternazioni”, tornando a tempo pieno alla scienza e alla ricerca. Vale a dire, a quanto gli compete.

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