Giorgetto è un bimbo che si fa prendere dalla curiosità del momento. Come tutti i suoi coetanei. Con mamma e papà va al cinema per vedere “Apocalypto”, il film di Gibson ora bloccato dal Tar del Lazio, in attesa del giudizio definitivo fissato per il 17 gennaio. Intanto, polemiche a non finire per i contenuti eccessivamente violenti e raccapriccianti. Il ragazzino ha fatto però in tempo a vedere il film, prima dei filtri della legge. La nonna gli chiede: “Giorgetto, per non vedere le scene cattive, hai messo le mani davanti agli occhi?”. E il bimbo: “Sì, li ho chiusi tutte le volte che quelli si baciavano”.
Giorgetto, a suo modo, confondendo violenza e sentimenti, ha dato per scontato ciò che è ribalta consueta (la violenza), rispetto a quanto, ormai, si prospetta come l’eccezione (i sentimenti). Intanto, gli adulti discutono su come mettere al riparo i ragazzini dalla rappresentazione della violenza imperante.
Non occorre attendere “Apocalypto” per preoccuparsi. E’ ormai problema quotidiano. E’ una “scuola” sempre aperta, quella della violenza. Sentiamo il parere di uno che se ne intende, Carlo Lizzani:” La violenza per immagini e non solo, è ormai dilagante. Le tv rimandano scene talmente atroci…Francamente, in questo macrocosmo di atti sanguinari e visioni scioccanti, il cinema rappresenta l’ultima ruota del carro. Una volta era diverso…”.
Insomma, la palma dell’orrido non spetta a Gibson e al suo “Apocalypto”. C’è dell’altro, ma è “normale”. Purtroppo.
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