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domenica 18 marzo 2007

Congressi di partito ieri e oggi

Piuttosto nitido il ricordo dei congressi di partito d’una volta. Quando dominavano la scena le“correnti” della Dc e il “centralismo democratico” del Pci togliattiano. Sono andato a curiosare su come vanno le cose, oggi, in un “partito nuovo”. Il congresso è quello locale della Margherita. Mi confondo per un po’ fra emergenti, semplici delegati, transfughi, donne in carriera e “matricole”. Ecco il popolo dell’assemblea congressuale. Quello che vota e decide i rapporti di forza. Importante, dicono, per le spartizioni di potere. Nel partito e fuori. Cerco di raccogliere umori e sfumature. Per capire. Vedo ben delineati i soliti schieramenti della maggioranza e minoranza. Il clima è complessivamente sereno. Anche se il dibattito, di tanto in tanto, si accende e scoppietta. Il risultato, come in ogni congresso che si rispetti, è dato per scontato. L’opposizione (“Meglio considerarci minoranza”) ha l’aria di chi si sente impotente e marginale. In un partito, sottolineano, “organizzativamente carente”. Diviso, soprattutto.
Qualcuno vede “assenza della politica”. L’impressione è che si abbia fretta, bando alle chiacchiere, per arrivare alla conta di voti e delegati. Il clima “elettrico” delle fazioni è palpabile. Confermato dall’oratore di turno, che sollecita la cacciata da un certo incarico di un esponente della minoranza. Opposizione, va bene, ma che non disturbi troppo. “Vedete? Qui si lavora per tenere aperte le fratture”. Qualcuno rimpiange la Dc plebiscitaria e popolare di Gaspari e Natali. Quando un partito forte e diviso, con notabili e correnti, alla fine, non dimenticava mai di “ricucire e “riunire”. Specie nei congressi. Assente la politica, forse qui manca anche un po’ di saggezza machiavellica. Lo ha capito Luciano D’Alfonso, “big” della Margherita, ora in attesa del “braccio di ferro a tre”.
Urge dire basta a “questa politica”. E il rimedio c’è. Si chiama “Iter”. Vuol dire “Idee e territorio”. D’Alfonso, tempestivo come sempre, già ha presentato la “chiave – grimaldello” al suo popolo. Sarà l’arma “segreta” di questo congresso? Pare infatti pacifico che, senza idee, neppure la politica possa fare un passo avanti.

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