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domenica 11 marzo 2007

La tv che non piace a Mastella & C.

Il ministro Mastella protesta, saluta e se ne va. Lascia la trasmissione del mitico Santoro, accusando. Il punto è se per un giornalista della tv di Stato la “faziosità” possa essere un diritto. Se la parola vuol dire ”di parte”, non dovrebbe essere consentito. C’è da distinguere, infatti. Chi lavora nel servizio pubblico, dovrebbe dimostrarsi ideologicamente “asettico”. Lontano dalle parti. Questo non significa che il mestiere dell’informatore comporti la rinuncia di idee e opinioni proprie. Solo che dovrebbero manifestarsi nel segreto delle urne. Al massimo, nel circolo di amici e parenti. Per conservarsi rigorosamente equidistante, nell’esercizio delle funzioni. Questo nella radiotelevisione pubblica. Ma anche nei mezzi di comunicazione privati, quando si fregiano del marchio “indipendente”. Come Il Corriere della Sera, quotidiano indipendente del mattino. Eppure, questo giornale, in prossimità delle ultime politiche, ha esplicitamente indicato ai suoi lettori per chi votare. Discutibile, no? E non vi sembrano giustificate le perplessità allora sollevate?
La notizia, dunque, è sacra. Gli addetti all’informazione tornino ad essere, sempre e comunque, indipendenti. Lontani e al di sopra dai condizionamenti del Palazzo. Schierati e di parte, è consentito solo a quanti lavorano nei giornali e nelle tv di partito. Non si può pretendere “equidistanza” da un redattore de L’Unità né da uno del Secolo d’Italia. Sono organi di forze politiche. E’ bene che siano ideologicamente espliciti e coerenti. Il mitico Santoro fa un’altra cosa. Vorrebbe farsi credere “indipendente”, ma si capisce che non è “equidistante” e neppure “al di sopra”. E’ accaduto in passato, scatenando polemiche e diffidenze. Una scelta di campo, la sua. Adesso, però, difficile accreditarsi “indipendente”. Anche quando si sforza di esserlo veramente. Non è credibile. Neppure tra quanti, come Mastella, militano dalla parte dello schieramento preferito da “Michele chi?”. Insomma, il giornalista deve essere indipendente o schierato. Sempre. Senza se e senza ma. Vie di mezzo e ambiguità, alla lunga, non pagano. Soprattutto, non aggiungono credibilità al “mestieraccio”.

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