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sabato 10 marzo 2007

Il mare «cancellato» di Pescara

Hanno rubato il mare ai concittadini di Gabriele d’Annunzio. Era lo slogan turisticamente vincente (e lo è ancora, ma per altre località):”Vista mare”. Ora, a Pescara, non potranno usarlo più. Come gli ambientalisti confermano, protestando con maxi-manifesti e cortei. E denunciano che ci sono ormai “ben 9.720 metri di costa senza vista”. Addio mare, insomma. Qui hanno cancellato “l’Adriatico selvaggio”, trapiantandovi un pezzo di Tirolo. Brutte baite in legno nero nascondono il mare, moltiplicando cubature e superficie. Furbizie- spiegano- per aggirare il piano- spiaggia e “speculare” un po’ di più. E poi muri, recinzioni e reti. Per impedire, ostacolare, controllare (a pagamento) l’accesso al mare e alla spiaggia.
Che direbbe il Vate pescarese? Intanto, che la sua Pescara non è più quella. Irriconoscibile. Anche i pastori di “settembre, andiamo” sarebbero perplessi e smarriti. Davanti al mare che non c’è più, il futuro Vate passò l’infanzia, lasciando impresse tracce indelebili nell’anima del poeta e dello scrittore. Gli affetti familiari, le amicizie, la natura primitiva, i miti, le leggende, le passioni violente, il misticismo della sua terra rimasero incisi nell’uomo e nell’artista. “Terra vergine”, “Le novelle della Pescara”, “La figlia di Iorio” ne offrono molteplici testimonianze. Signori del cemento, attenzione. “Rubare” il mare a Pescara, vuol dire cancellare d’Annunzio e la sua opera. Con tutto il resto. O no?

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