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domenica 25 marzo 2007

Quel «clientelismo» di Gaspari (rimpianto da molti)

Pronto? Due passaggi veloci e parliamo con un importante personaggio al vertice di un grande gruppo del Nord. Provate dalle nostre parti. Scoprirete quanto sia profondo il distacco fra voi e gl’inquilini della “stanza dei bottoni”. Li trovate sempre super-impegnati. Indaffarati. In riunione. Irrangiungibili. Di persona o per telefono, risultano irreperibili. Gli “eletti dal popolo”, soprattutto. Che non trovano mai un po’ di tempo per ascoltare noi che, per loro, sborsiamo prebende e privilegi. Provateci, se non lo avete già fatto. Parlare con Lorsignori è un’impresa. Quando li cercate, sono altrove. Se sono fisicamente presenti, parlano al telefono. E, se fanno finta di ascoltare, difficilmente capiscono.
Eppure, bisogna comprenderli. Dall’alto del loro empireo, gl’"irrangiungibili" della Seconda Repubblica, sono davvero impegnati. Assorbiti, fra una passerella e l’altra, in grandi progetti. Programmi improbabili. Astrattezze varie. Dura la vita. Difficile la gara, sempre più in basso, della loro politica. Più che la cultura dei padri (ormai un “optional”), urge armarsi di ben altro. Per restare a galla. Fra tanti squali dai denti lunghissimi. Materia–base del neo-machiavellismo? Il “voltagabbanismo”. Vale a dire l’arte di trovarsi, a tempo e luogo, nel posto giusto. Senza sbagliare un colpo. Per non bruciare una carriera. Non c’è tempo per altro. Da capirli, se questa è la regola.
Altro mondo (ma sembra ieri), quello di Remo Gaspari. Ex pluri-ministro. Anzi, ex “boss d’Abruzzo”. Bollato così, con tinte velenose, dagl’irriducibili avversari del tempo che fu. Personaggio rimpianto da molti. Ma nessuno (a cominciare da quanti si auto-promuovono suoi eredi) che lo abbia copiato nella più straordinaria delle imprese. Quella della moltiplicazione di voti e consensi. Dotato com’era di eccezionale memoria e forte energia, oltre che di capacità organizzative. Instancabile, soprattutto, nell’ascoltare e nel dare risposte immediate. A tutti. Senza neppure il “filtro” delle tessere e del colore politico. Lo chiamavano “clientelismo”, quello del potente politico di Gissi. Con disprezzo ed invidia. Ma qualcosa di buono doveva esserci, se molti adesso (avversari di ieri inclusi), rimpiangono efficienza, attivismo, presenzialismo, disponibilità.
Clientelismo da Prima Repubblica, quello di Gaspari? Sostituito “come”? Spieghino, gl’ineffabili successori (e sedicenti eredi) come vivono il rapporto con la gente. Come creano e conservano consensi. Quali risposte danno ai bisogni della collettività.
E, per concludere, come riescono Lorsignori ad affrontare (non diciamo a superare) il giudizio delle urne. Con la “non politica”? Siamo davvero curiosi di scoprirlo.

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