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mercoledì 28 febbraio 2007

Ricordando i maestri di vita d' una volta

Complimenti ai vecchi ex allievi che di recente hanno ricordato pubblicamente Rino Faranda, scrittore, docente e umanista assai amato. Personaggio (con Raffaele Passino, Valdo Pirocchi, Virgilio Serafini, Ernesto Villani, Pietro Ferrari, Ettore Lombardo Fiorentino), d’una stagione, umana e culturale, purtroppo lontana. Fra i nomi non vediamo (paga ancora oggi lo scotto della discriminazione ideologica?) Enzio Di Poppa Volture, raffinato lusitanista e studioso, oltre che maestro di vita. Le testimonianze per “quei docenti” e “quei personaggi” arrivano proprio quando, nella scuola, si è abbattuta l’apocalisse. Foto sul telefonino di rapporti sessuali fra i banchi, mano infilata nel tanga della compiacente giovane insegnante e (l’elenco è lungo) un’altra docente che taglia la lingua all’alunno loquace. Davvero lontani i tempi romantici di Faranda e Passino. Né era questa la loro scuola. Tutto cambiato. Non solo tra i banchi. Anche la città, questa piccola oasi di pace, è irriconoscibile. Riflettiamo sui riferimenti dei giovani di oggi. Il panorama complessivo è più povero e angusto. Eppure, sono arrivate le autostrade, accorciando le distanze. L’orizzonte provinciale si è aperto ed allargato. I grandi centri della cultura più accessibili e a noi più vicini. Fra le antiche mura, abbiamo scuole e università di massa. Per tutti è cresciuto il benessere. “Certi riferimenti”, tuttavia, non ci sono più. Il giovane sindaco Gianni Chiodi lancia il suo progetto di “rifondazione” culturale. Segno che c’è un po’ di strada da fare. Teramo torni un po’ la Interamnia che tanto piaceva a Faranda e Passino. Il rito domenicale attorno ai rettangoli verdi non basta più. Catania docet. Il calcio, sempre il calcio, non può essere, quotidianamente, pane e companatico. Ci vuole altro, per nutrire lo spirito. Come direbbero, ne siamo certi, i vecchi cari professori che non si dimenticano.

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