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sabato 17 febbraio 2007

Quando il partito sceglie il primario

Fa un certo effetto apprendere che a Teramo il manager (un personaggio “santificato” dai partiti, meriti a parte) ha nominato quattordici super-capi dipartimento. “Primari – dirigenti” collocati ai vertici della macchina della salute. Ai quali è affidata la sorte di noi cittadini-pazienti (sì, proprio pazienti). Da profani come ci dichiariamo, non discutiamo sulla “qualità” dei prescelti. Che sicuramente sono di alto profilo professionale e umano spessore. Come dev’essere chi ha compiti di responsabilità. E deve, quindi, offrire la massima garanzia a tutela di quel bene supremo chiamato salute pubblica. Ciò premesso, ci lascia un po’ perplessi che una sola persona, vale a dire un alto dirigente (anche per quello – ahinoi! - che ci costa), politicamente issato al vertice della cittadella Asl, decida (solo al comando) chi debba avere nelle mani (con pieni poteri) un servizio o un intero reparto ospedaliero. Ripetiamo: non si vogliono discutere le persone e le figure professionali, ma i metodi e i criteri della scelta. Questi sì. Vorremmo che ci spiegassero quali sono le competenze, e le garanzie mediche e scientifiche, di un “manager”. Chiamato dai partiti (destra, centro o sinistra che sia) in vetta ad una Asl per le sue “qualità” – ormai è assodato - certificate dall’appartenenza o, almeno, dalla vicinanza politica. Se poi il cosiddetto manager è persino competente e capace (può capitare), meglio per tutti. La dote di base di un numero uno della sanità o di un presidente è tuttavia l’assoluta sintonia o l’allineamento con chi lo esprime politicamente. Anche se (tutti lo dicono, ma per fare l’esatto contrario), nelle Asl, non si dovrebbe mai cambiare oppure promuovere un primario o un dirigente con gli stessi criteri dei partiti. Quando si sostituisce un segretario di sezione. Ma, nei carrozzoni Asl, la regola ormai è proprio quella. Tant’è che, quando mandano via il manager-direttore generale, negli ospedali pubblici, automaticamente, si promuovono o cadono le teste di importanti primari e dirigenti sanitari. Saltano, specie se “celebrati”, guarda caso, dalla precedente gestione politica. Un eloquente caso-limite? Si è verificato recentemente a Roma, con l’avvento del ministro Turco, per certe sue discusse sostituzioni (e promozioni) di luminari. Addirittura. Come succede ora, a Teramo, più in piccolo (ma non tanto). Con il manager che ha “rivoluzionato” le alte leve della Sanità provinciale. La rotta non è sempre la stessa? Difficile ammetterlo, certo, trattandosi di salute pubblica. Si fa, ma non si dice. Appunto.

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