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mercoledì 16 maggio 2007

I pieni poteri del «partito dell'acqua»

I signori della politica, non contenti di ridurci alla fame con tasse e sperperi, ecco che mettono mano anche alla nostra sete. Hanno già fatto tutto quel che potevano, in verità, con la moltiplicazione di poltrone e prebende. Per mantenere ciò che chiamano Ato (leggiamo così, ormai: Acqua Tutta Oro). Ne sanno qualcosa i teramani che, con l’ l,18 in più, bevono con la tariffa più alta. Tanto che potrebbero lavarsi con il vino. Per risparmiare.
Il linguaggio dei fatti è chiaro. Circa mezzo milione di abruzzesi di 64 comuni improvvisamente all’asciutto. Al sindaco di Bussi sul Tirino è bastato chiudere il rubinetto per buttare nell’emergenza vecchi e bambini, malati e ospedali. Senza andare per il sottile. “Un regolamento di conti”, hanno subito spiegato. Ma questa volta, per fortuna, sono solo questioni strettamente amministrative. Una somma non incassata, per la vendita dell’acqua: 378mila euro. Una bella cifra per il bilancio di un piccolo comune. Modesta, se pensiamo al disagio che ha creato a una larga fetta della popolazione abruzzese.
Un’occasione unica, tuttavia. Per il seguente ordine di motivi: il “partito dell’acqua” ha raggiunto un potere ormai insopportabile? Sottopone i cittadini ad un salasso intollerabile per un bene primario e per mantenere personale di partito? Operano con “pieni poteri”, creando addirittura situazioni di emergenza? Allora, visto l’incredibile caso-limite di Bussi, è proprio il momento di prenderne atto davvero. E di intervenire.
A parte ragioni e responsabilità della vicenda in sé, urge la reazione giusta. Che il cittadino attende. Per sfrattare dalle dorate stanze di Ato e Affini tutte le “creature” santificate dalla politica, che lì hanno trovato sistemazione, prebende e privilegi. Per tagliare e risanare, tornando al passato.
Quando a gestire la “risorsa acqua” pensavano, sì, i politici, ma “in primis” erano i tecnici e gli esperti a garantire la collettività. Come, oggi, non avviene. E abbiamo capito fino in fondo perché.

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