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giovedì 3 maggio 2007

Dopo la Storia, c'è chi vuol riscrivere la Geografia

Silvi (Te) ultima della lista, ma in ottima compagnia. Lungo l’elenco delle località che vogliono cambiare provincia o regione. Carta geografica dello Stivale da riscrivere, se tutte le richieste venissero accolte. Cosa improbabile. Anche per la complessità e le lungaggini delle procedure. Sette referendum promossi dai comuni sono già stati accolti, per il resto si vedrà.
Ad entrare in fibrillazione sono in genere le popolazioni ai confini. Come il caso di Silvi rispetto a Teramo, capoluogo lontanissimo. Mentre Pescara è geograficamente vicina. La popolazione, più che sul confine, si sente ai margini. Anzi, emarginata. Da qui il desiderio di indire un referendum per cambiare. I comuni secessionisti sono in tutto cento e alla lista si aggiunge ora Silvi. Persino un territorio blasonato come Cortina vuol saltare il confine, passando dal Veneto all’Alto Adige. Sedici comuni delle Marche vogliono andare con l’ Emilia Romagna. Dal Molise in cinque progettano di emigrare in Abruzzo. La regione che tocca il record dei “secessionisti” è il Veneto con 47 comuni sul piede di partenza.
C’è da chiedersi cosa possa esserci dietro questa “fibrillazione localistica” portata all’eccesso. Sicuramente, nasce dal nuovo rapporto delle periferie con la politica nazionale. Sempre più lontana e scollata nel rapporto con le popolazioni dei comuni e delle province. Facciamo l’esempio dell’Abruzzo di ieri. Quando sulla scena c’erano “big” come Remo Gaspari e Lorenzo Natali. Uomini di governo e, soprattutto, “intermediari” con il potere dei Palazzi romani. Ora, avvertendo il vuoto, le popolazioni ripiegano su se stesse, per cercare soluzioni e risposte sul territorio. Quando non arrivano, come capita, propongono per protesta un referendum. Per cambiare provincia o regione. In un mondo che ormai marcia con le coordinate dell’Europa e del globalismo, c’è chi scatena guerre di campanili, guardando ai confini provinciali. Un paradosso. Per camminare contromano.

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