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lunedì 21 maggio 2007

Caso Faurisson: «Voi di Piazzagrandeonline.com avete centrato il problema»

Le considerazioni e il commento del Comitato per la difesa dei diritti di espressione. Una "vicenda un po’ idiota", trasformatasi in "boomerang" per i censori.

Riceviamo e pubblichiamo:

“Sono qui a scriverle dopo aver letto nel giornale on line, il suo articolo sulla così definita “cacciata di Faurisson”, un articolo breve ma che nella sostanza ha centrato il problema, Così come negli articoli scritti nei giorni precedenti la centralità del problema della libertà di parola e di espressione è stata da lei correttamente sottolineata.Insieme con altre persone, infatti, ci siamo ritrovati nella necessità di intervenire a difesa dei principi basilari della legalità democratica: il diritto alla libertà di parola e di opinione, e alla possibilità di poterlo manifestare. Nei prossimi giorni decideremo sulle modalità d’intervento, sempre nell’ambito del rispetto della legalità, iniziando con la raccolta di firme di solidarietà verso chi ha subito (al di là di tutte le ricostruzioni di comodo giornalistiche e di personalità partitiche )l’aggressione di violenti facinorosi non teramani.Ho letto, riportata da Il Centro, l’intervento del compagno Scalone, il quale attribuisce ad una parte politica e a sedicenti gruppi di romani (forse turisti che si trovavano a Piazza Martire per caso e brutalmente assaliti da un anziano signore francese nell’occasione unito al bieco fascista di passaggio con la borsa della spesa), la responsabilità degli “scontri”. Evidentemente, il compagno Scalone, che vive come tutti i politici di professione, un’intensa vita di partito e parla e dichiara sempre in funzione di essa, non si rende conto della realtà. Non si è reso conto che, appoggiando l’ordine del giorno condiviso dall’esponente del Centrodestra Paolo Albi, ha contribuito notevolmente alla creazione di quel clima adatto all’‘ ”incidente” e ha agito con il riflesso condizionato degli appelli antifascisti sessantottini contro il fascismo eterno e sempre in agguato. Questa volta, spostando il tiro verso l’anziano signore quale possibile contaminatore di giovani menti, si è reso strumento di oppressione della libertà garantita a tutti di espressione, dimentico della più bella tradizione di sinistra di difesa della libertà per la quale tanti compagni sono stati imprigionati ed assassinati. Sempre da notizie di stampa, apprendo che ci sono stati interventi “alti” (anzi “molto alti”) per fare in modo che l’arzillo signore non parlasse. Si sono scomodati Mussi, Fini e solo Dio sa chi altro, ma si sono scomodati anche il centro Wisienthal e l’organismo rappresentativo di una comunità etnicoreligiosa italiana per impedire ad un cittadino comunitario di esprimere quando pensa su accadimenti storici. Tutto questo è stata la vera causa degli accadimenti successivi, gli articoli sulla stampa nazionale, la campagna di stampa scatenata da un giornale espressione locale di una catena giornalistica nazionale, il pronunciamento dei consigli comunale e provinciale, la decisione dell’eroico rettore dell’Università di Teramo che non hanno saputo o voluto resistere alle pressioni esercitate. Un’ultima cosa. La pretesa di questi organismi politici di intervenire nel dare o negare patenti di scientificità a personaggi scomodi, puzza veramente di fascismo. Abbiamo perso un’occasione per ascoltare giudicare senza mediazione alcuna una voce fuori del coro, su un argomento che ha, lo vogliamo o no, profonde implicazioni esistenziali per non dire altro.Facciamo nostro l’appello del prof Moffa a stemperare i toni, è necessario, ma non possiamo abbassare la guardia su quando è accaduto e sulle sue implicazioni di liberta negata, perché questo costituisce un pericoloso precedente. Una cosa è certa, faremo quello che c’è umanamente possibile per evitare che la città si rinchiuda in quello che lei molto argutamente definisce 'Il suo guscio sonnolento'”.
Giuseppe Roscioli (Comitato per la difesa dei diritti di espressione)

Sulla nota vicenda, per quanto ci riguarda, abbiamo detto con chiarezza e molto anticipo. Tutto sommato, è stato un "caso" incomprensibile e un "po’ idiota". Non si trattava di offrire un’occasione per “propagandare” le idee del prof. Faurisson, non condivise dalla maggioranza. Ma di fargliele esprimere. Come Voltaire raccomandava ai posteri ( “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte per non impedirti di esprimerle”). Al distinto signore d’Oltralpe non dovevamo offrire l’occasione di passare dal torto alla ragione, trasformando il tutto in un “boomerang” a carico dei censori. Com’è avvenuto, ci sembra. Ma qualcosa di buono c’è, forse, nel fondo di questa storia. D’ora in avanti, nel nostro amato Ateneo, per i “dispensatori di verità a senso unico”, sarà più dura fare il bello e cattivo tempo. Sempre che lo “scossone” di venerdì 18 sia servito a far riflettere meglio.

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