Su disposizione del rettore dell'Università di Teramo, Mauro Mattioli, resta chiuso per tutta la giornata di venerdì 18 il Campus di Coste Sant'Agostino, sede delle facoltà di Giurisprudenza, Scienze politiche e Scienze della comunicazione. La decisione adottata dal rettore, dopo aver consultato i presidi di facolta' "a seguito di preoccupanti e reiterate avvisaglie, di numerose segnalazioni provenienti dagli studenti e dai docenti e dall'opinione pubblica nazionale ed internazionale, per la prevista lezione di Robert Faurisson all'Universita' degli Studi di Teramo, su invito del professor Claudio Moffa.Un clima di tensione - ha proseguito Mattioli - che potrebbe mettere a rischio l'incolumita' degli studenti, dei docenti e del personale amministrativo presenti nel Campus". "Una determinazione - ha aggiunto il rettore - alla quale non sarei mai voluto arrivare e che mai avrei voluto prendere, ma che si impone dopo il rifiuto del professor Claudio Moffa di attenersi alla diffida con la quale gli ho ingiunto di non fare tenere in ateneo alcuna lezione a Faurisson. Il provvedimento quindi - ha concluso Mauro Mattioli - è stato purtroppo, sottolineo purtroppo, l'unica soluzione per prevenire situazioni a rischio per i nostri studenti e per l'intero personale, ma anche per evitare che l'attivita' didattica in programma per domani potesse svolgersi in assenza della necessaria serenità".
Robert Faurisson ha confermato che domani terrà la sua lezione sulla Shoah , presso l’hotel Abruzzi, in viale Mazzini, alle 15.00
Il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, ha inviato una lettera al rettore Mauro Mattioli in merito alla vicenda della conferenza di un esponente del “negazionismo”, prevista per domani in ateneo.Gli ha espresso “apprezzamento per le posizioni di forte critica che l'Universita' di Teramo ha assunto in merito all'invito rivolto al sig. Faurisson di svolgere una lezione all'interno dellostesso ateneo. Come ho gia' avuto modo di affermare pubblicamente nei giorni scorsi, invitare in un ateneo italiano un esponente del negazionismo, che nega la gravità della Shoah, non ha alcun riconoscimento scientifico, bensì rappresenta solo la testimonianza di una mediocre provocazione politica.Una provocazione - rileva Mussi - che oltre ad offendere la memoria delle vittime dei campi di concentramento e di sterminio, ed il sentimento democratico del nostro Paese,contraddice pesantemente la funzione e gli obiettivi del nostro sistema di formazione superiore. Conoscere, ragionare, approfondire una delle più terribili tragedie dell'umanita'come la Shoah - conclude il ministro - e' compito di tutti noi e del sistema educativo, ma non può essere dato l'alibi ad alcuno per dare spazio di cittadinanza a chi propaganda semplicemente che tale tragedia non sia mai esistita".
Il Partito di Rifondazione Comunista Abruzzo, a sua volta, sottoscrive l'appello di centinaia di docenti, rappresentanti della comunità ebraica italiana, esponenti del mondo della scuola, dell'università e della cultura con cui si chiede di non dare la parola in sede scientifica a chi nega l'esistenza della Shoah.
LA NOSTRA OPINIONE di Marcello Martelli
Il “caso Faurisson” è finito come non doveva. Da accademico e culturale, diventa un fatto tutto politico. E forse non è finita: la butteranno anche "in cagnara".Ma speriamo di no. Il rettore Mauro Mattioli, dopo la diffida al prof. Claudio Moffa, organizzatore dell’incontro con lo studioso francese, chiude temporaneamente i battenti di tutte le facoltà. Confortato dal sostegno del ministro e dei competenti organi. Caso unico, mai capitato prima all’Università di Teramo. Segno che non c’è più posto per i “non maestri”? Allo studioso “negazionista” dell’Olocausto non riconoscono alcuna valenza scientifica. Ma chi ha deciso in merito, posto che altri studiosi sono di opinione contraria? D’ora in avanti, nelle aule universitarie, non troveranno più spazio neppure ex brigatisti e affini? O la “scientificità” c’è in quel caso e possono salire in cattedra, come già visto? Ma, ripetiamo: chi stabilisce e decide? Tirando le somme, questa vicenda che accende il clima del mondo accademico di Coste S.Agostino è cominciata con il passo sbagliato. I preliminari gestiti malissimo. Dall’una e dall’altra parte. Intanto, dal responsabile del master “E. Mattei”, Claudio Moffa, che avrebbe dovuto organizzare in partenza un contraddittorio con lo scomodo e discusso docente d’Oltralpe. Gad Lerner, Furio Colombo e altri con le carte in regola. Tutti a Teramo per un frizzante contradditorio e un magnifico dibattito a più voci per il sano nutrimento culturale dei giovani. Per un contributo, soprattutto, alla verità storica. A sua volta, ha gestito male la questione la maggioranza di centro-destra in Comune. Che, prima ha respinto il “negazionista francese”, allineandosi con gli anti-Moffa, poi si è divisa e, per bocca del vice del sindaco Chiodi, ha sposato la tesi della “libertà per tutti”. Compreso chi, nelle aule accademiche, non può rivendicare trascorsi terroristici e di lotta armata. Se la libertà di opinione e d’insegnamento vale sempre, la sostanza non cambia. Si deve essere solo preparati a confutare e a respingere le idee che non condividiamo e che, addirittura, sono fuori dal contesto della Storia e della verità. Come, per autorevoli studiosi, sarebbero le tesi del prof. Faurisson.Quale altro pericolo, allora? Chi crede nella libertà e nella circolazione delle idee, non ha timore di ascoltare e di confutare le opinioni non condivise. Il confronto e il dibattito non sono il sale della democrazia? O vale solo per ex brigatisti, come da qualche parte è stato ricordato? Il “sale della democrazia” non va somministrato proprio al prof. Faurisson? L’impressione è, infine, che Teramo con il muro contro muro, tuttora in corso, abbia fatto un grande regalo al prof. Moffa, al suo master di scarsa “audiens” e allo stesso professore transalpino di “corta memoria”. Che, davanti a quelle porte sbarrate dell’Ateneo, rischia ora di indossare i panni del "martire". Visto che, in questa nostra democrazia di manica larga, tutti hanno diritto di parola. In particolare coloro che hanno poco da dire e, ancora meno, da insegnare. Un’occasione irrimediamilmente persa, forse. Per confermare e trasmettere alle nuove generazioni la verità dell'Olocausto. Quella ormai codificata dalla Storia. Con il professore francese nella parte machiettistica del leggendario soldato giapponese. Reduce da una sperduta isola del Pacifico.
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