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mercoledì 16 maggio 2007

Caso Faurisson: l'università dice «no», Moffa pure

Il collegio di presidenza dell'università di Teramo ha deciso: no alla conferenza di Faurisson. Con le seguenti motivazioni:
"In riferimento all’iniziativa del professor Claudio Moffa di invitare il francese Robert Faurisson all’università degli Studi di Teramo per una lezione nell’ambito del suo insegnamento (Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici) il preside della Facoltà di Scienze politiche, Adolfo Pepe, ha riunito d’urgenza il collegio di Presidenza, alla presenza del rettore dell’ateneo teramano Mauro Mattioli.
Al termine della riunione il rettore ha preso atto della denuncia forte e unanime del collegio, secondo il quale «le competenze scientifiche di Faurisson appaiono del tutto inadeguate e assolutamente non meritevoli di alcuna legittimazione accademica. L’invito del professor Moffa a Robert Faurisson – ha aggiunto il collegio – oltre a contraddire profondamente le tradizioni culturali e i valori di riferimento della facoltà di Scienze politiche di Teramo, ha creato un gravissimo disagio ed un forte allarme nella comunità di ateneo, compresi gli studenti, e nella più vasta opinione pubblica e scientifica nazionale e internazionale».
Per questi motivi il rettore Mauro Mattioli, anche alla luce della incongruenza della lezione di Faurisson con gli obiettivi formativi del corso di laurea e delle forti preoccupazioni espresse dal Collegio per i possibili gravi problemi di ordine pubblico che la presenza di Faurisson potrebbe provocare, invierà al professor Claudio Moffa una formale ingiunzione perché si astenga dal far tenere a Robert Faurisson una lezione all’università di Teramo".
Il collegio di Presidenza è un organismo composto dal preside di Facoltà, dai presidenti dei corsi di laurea e dai direttori di dipartimento.           
Al “no” del consiglio di presidenza,  il promotore Claudio Moffa risponde confermando l’incontro.  “Il consiglio – sottolinea -  non ha titolo né conoscenza per valutare il valore scientifico di Faurisson". Lo studioso francese è atteso il 18 maggio, alle 16.00.

Il consiglio comunale di Teramo, con una mozione dai toni aspri e netti, ha espresso il suo no alla conferenza del prof. Robert Faurisson in programma venerdì 18 aprile all'Università di Teramo. Baipassando ogni pretesa di "libera circolazione delle idee e libertà accademica", il consesso teramano respinge "i deliri antisemitici che connotano l'iniziativa". Una reazione di segno contrario arriva dal Circolo "E.Villani" di AN che criticata la petizione votata dal consiglio comunale, poichè ha portato "l'argomento sul piano politico in maniera estemporanea e senza il dovuto approfondimento". Aprire un dibattito, anche sui grandi eventi e tragedie della storia, "significa provare ad analizzare tutti i contributi dati alla ricerca storica, prerndendo le distanze da quelle falsità che a volte, sull'onda dei sentimenti, condiscono la storia". Il Circolo vicino ad An, infine, "ritiene che occorra considerare utili e degne di analisi anche le tesi diverse da quelle sostenute dalla storiografia maggioritaria, se non altro per poter smentire scientificamente e analiticamente quello che esse sostengono"


Faurisson sì. Faurisson no. La settimana che comincia si presenta “calda” per l’Università di Teramo. E’ bastato un fischio per armare il fronte degli oppositori. “Negazionista” Robert Faurisson? “Più negazionisti” loro dell’altra sponda. Per tappargli la bocca. Ed è muro contro muro. Con raccolta di firme e passerella mediatica. Ora tocca alle autorità accademiche decidere se far passare il professore dalla memoria corta.
Premessa: non conosciamo il  prof. Claudio Moffa, il docente di Scienze politiche all’Università di Teramo. Che, scatenando la bufera, ha organizzato l’incontro con il discusso studioso francese. Al prof. Moffa - nonostante la canea montante- riconosciamo tuttavia il diritto di invitare chi vuole, al suo master “E.Mattei”. Persino un personaggio lunare e bizzarro come il prof. Faurisson. Visto che le porte dell’ateneo di Coste S. Agostino sono rimaste sempre aperte e spalancate. Qui sono transitati, infatti, cervelli di ogni razza e calibro politico-intellettuale. Qual è il problema, dunque? Chiudere, selezionare, filtrare… Adesso? Di colpo? Un po’ difficile, forse. Ma qual è il timore? Che Faurisson cancelli, con le sue parole, orrori e tragedie dell’Olocausto? Impossibile.
Conosciamo superficialmente le tesi del professore (quanto basta per respingerle). Siamo, però, convinti che una conferenza in un’aula accademica, di qualsiasi spessore e appeal essa sia, non possa cancellare la Storia. Quella con la S maiuscola. Accettata e condivisa dalla memoria e dalla cultura collettiva. Anzi…
Dove conoscenza e circolazione delle idee sono garantite e abituali, come all’università guidata dal rettore Mauro Mattioli, Faurisson rischia una rappresentazione machiettistica. Qualcosa che viene a ricordarci quel soldato giapponese disperso in una isola del Pacifico. E a quanti insistono per sbarazzarsi del professore francese, tappandogli la bocca, diciamo pacatamente che “la libera circolazione delle opinioni e la libertà accademica” non funzionano così. A corrente alternata. Convinti come siamo che, se un gemello del prof. Moffa avesse proposto una “conversazione buonista” sui lager stalinisti, nessuno avrebbe opposto verbo. Qualcosa di simile del resto è già accaduto. A Teramo e altrove. Con in cattedra ex brigatisti e opinionisti impresentabili, proposti ai giovani come maestri di vita e di storia. Non è tanto, ha fatto scalpore in tv l’intervista con Alberto Franceschini, mente e regista del sequestro Moro. Realizzata proprio in un luogo di memoria storica come via Fani, per rievocare- visti da un terrorista- fatti drammatici e dolorosi degli “anni di piombo”. Una discutibile testimonianza. Da protagonista della scena (e della storia). E da un pulpito come quello televisivo,“che più di tutto legittima e certifica”. Come ebbe a notare Edoardo Novelli, docente di Comunicazione e autore del libro La Turbopolitica (Bur-Rizzoli).
Dopo quell’intervista, parlò anche il presidente Napolitano. Per raccomandare ai reduci della lotta armata “comportamenti pubblici ispirati alla massima discrezione e misura”. Non invocò il silenzio degli ex terroristi. Ma non è assurdo pretenderlo, ora, per Robert Faurisson? Che, non avendo trascorsi terroristici e di lotta armata da rivendicare, è solo uno studioso. Al quale, nell’occasione, vanno ricordate sofferenze e atrocità dell’Olocausto. Qualora davvero insistesse con l’idea bislacca che la terra è piatta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Strano che il professor Moffa, così attento alle "Libertà di pensiero, libertà di stampa, libertà di insegnamento e di ricerca" censuri implacabilmente sul suo blog

http://www.21e33.blogspot.com/

tutti i commenti, anche i più pacati, solo se appena appena contrari alle sue idee.
Non c'è che dire: un bel campione di coerenza