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sabato 19 maggio 2007

La «cacciata di Faurisson», pagina che fa molto discutere

Chiusura dell’Università, invasione barbarica dei "bravi", tafferugli e messa al bando di uno studioso "per gravi motivi di ordine pubblico" (al di là della verità storica sull’Olocausto), hanno dato ai giovani una brutta lezione di democrazia sconfitta. Per manifesta debolezza.

Non era una schedina, per nostra sfortuna. Avremmo fatto “bingo” sulla ruota di Faurisson. Alla vigilia, avevamo avvertito:” Vedrete: non è finita. La butteranno anche ‘in cagnara’”. Così è stato, infatti, per lo sbarco in città del “profeta negazionista” dell’Olocausto. E’ successo di tutto. Persino cose mai viste prima. Guerra di parole e mediatica. Diffide e chiusura ermetica del “campus” universitario. Invasione barbarica della città da una trentina di “bravi” (qualcuno dice un centinaio). E, per chiudere in bellezza, contorno di “piccola sommossa urbana”. Con l’incolpevole capo della Squadra Mobile ridotto a malpartito e finito in ospedale.
Città turbata e mondo accademico in subbuglio. Ne valeva la pena? Il tutto per scacciare in fretta dalle ospitali mura di Interamnia il satana-invasore, sotto mentite sembianze di un mite, gentile signore d’Oltralpe. Studioso e ricercatore, sì, ma controcorrente. Meglio: con il torto di chi, nel merito dell’Olocausto, si ostina a non allinearsi alle tesi codificate della stragrande maggioranza di storici e assertori di verità. Qualcosa che riconduce all’Eppur si muove di antica galileiana memoria. O, guardando a tempi più vicini, al mitico ’68. Quando si occupavano e mettevano a soqquadro le aule universitarie. Senza chiuderle, però. Neppure allora.
Acqua passata. La città ha già ritrovato il suo guscio sonnolento. L’università pure. Ma, con la cacciata di Faurisson, a Coste S. Agostino avrà vita dura ogni maestro controcorrente? Oppure, c’è eresia e eresia? O la “libertà di ricerca” (rivendicata dallo studioso reietto) e quella d’insegnamento, continueranno a senso unico? Lo spieghino ai giovani studenti. Che, adesso, un po’ di perplessità sicuramente l’avranno. Dopo che, con la chiusura dell’ateneo e il bavaglio ad uno studioso, hanno ricevuto una lezione di democrazia zoppicante. Anzi, sconfitta per manifesta debolezza. Spieghino cosa c’è di contagioso e infettivo in quelle “scemenze” (così bollate) del prof. Faurisson. Il nulla, nulla resta. Specie in un’aula accademica. Dove non mancano, per ragionarci sopra, cervelli attrezzati. Ai quali ora tocca ripassare la lezione sulla Terra indiscutibilmente rotonda. Per cancellare dubbi eventuali. Che la messa al bando del professore transalpino abbia potuto far germogliare in qualche testa pensante.

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