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giovedì 17 maggio 2007
Faurisson: «Ecco ciò che mi proibiscono di dire. Anche a Teramo»
“Seri motivi di ordine pubblico” e salta a Teramo la conferenza di Robert Faurisson, studioso francese “negazionista” dell’Olocausto. Agenti della Digos hanno notificato il provvedimento all’ospite mentre era in un ristorante del centro. In attesa di tenere l’incontro, nel primo pomeriggio, presso un locale di S. Nicolò a Tordino, alla periferia della città. Dopo che il rettore Mauro Mattioli aveva disposto la chiusura, per la giornata di oggi, del “campus” universitario di Coste S. Agostino. In un primo momento era stato deciso che la lezione programmata dal master “E. Mattei”, diretto dal prof. Claudio Moffa, si sarebbe tenuta presso un albergo del centro. Che, però, successivamente non ha reso disponibili i locali. Ricevuto l’invito dagli uomini della Questura a non tenere l’incontro, il prof. Faurisson ha lasciato la città, subito dopo, per raggiungere Roma. In mattinata, accompagnato dal prof. Moffa, il “negazionista dell’Olocausto” aveva incontrato i giornalisti per una conferenza stampa. La prima fase si è svolta all’insegna della normalità. Giornalisti, fotografi e televisioni stavano per concludere il lavoro, favoriti dalla disponibilità dello studioso francese. Che ha risposto sorridente e cordiale a tutte le domande dei cronisti. Anche a quelle più insidiose e provocatorie, ribandendo le sue tesi sulla Shoah e sulle deportazioni degli ebrei nei campi di sterminio nazisti. “Non sono sorpreso- ha sottolineato-che le autorità universitarie impediscano che io mi esprima. C’è la sorpresa gradevole, in ogni caso, che quanto oggi succede qui sarebbe impossibile in Francia”. Dove al discusso studioso non lasciano libertà di parola. “Lì, infatti –ha precisato- hanno persino paura di rivolgermi la parola. E in Francia, non dai giornalisti, dopo dieci minuti sarei stato linciato. Già ho subito dieci aggressioni fisiche, ma ho l’eredità scozzese e gli scozzesi sono ribelli. Io sono ribelle. Capisco che alcuni mi trattino come oggi si trattano i palestinesi”. Incalzato dalle domande, Faurisson ha sunteggiato così le sue discusse teorie:” E’ possibile in sessanta parole francesi riassumere. Intanto, non confondere le camere a gas con i forni crematori. Se parlo di menzogna storica non intendo “persone mentitrici”. Sono vittime esse stesse della menzogna storica che ha una lunga storia. Le pretese camere a gas di Hitler e il preteso genocidio degli ebrei, formano una sola ed unica menzogna storica, che ha permesso una gigantesca truffa politica e finanziaria, di cui il principale beneficiario è il sionismo internazionale e le principali vittime sono il popolo tedesco, ma non i suoi dirigenti e il popolo palestinese tutto intero. Queste cose le ho dette la prina volta nel 1981 e da allora, attraverso la mia ricerca ho capito che dovevo continuare. Non invoco libertà di espressione e opinione che è vaga- ha concluso- ma libertà di ricerca”. L’ambiente a Teramo si fa incandescente, quando, al termine della conferenza stampa, sopraggiunge un gruppo di sedicenti parenti di ex deportati. Evidente accento romanesco e piglio aggressivo, una ventina di persone circonda Faurisson e lo stesso Moffa con intenzioni poco rassicuranti. La tensione sale ancora di più, quando Moffa, per mettere al riparo l’ospite, viene aggredito e schiaffeggiato da uno dei disturbatori. Arrivati a Teramo, probabilmente, con una precisa missione da compiere. “Ho ricevuto in queste ultime ore-ha fatto notare l’organizzatore dell’incontro, Moffa- solidarietà di docenti universitari, avvocati e tanta altra gente che hanno sottolineato come sia stata montata una campagna di stampa e che il clima esistente non suscita motivi di ordine pubblico. La decisione del rettore che ci ha impedito di tenere la lezione in ateneo, mi sconcerta”. Per Moffa "l'Italia è divisa: c'è chi pensa solo la questione dei contenuti e nega la parola a chi ha contenuti opposti.Non viene garantita la libertà di insegnamento. Io ho invitato intellettuali ebrei e presdisposto il contraddittorio. Ma non è stato accettato. C'è un imbavagliamento della cultura e si impedisce di parlare di eventi storici. Mi dispiacciono le parole del ministro Mussi- ha concluso Moffa.
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